Lee Smith è un giornalista investigativo americano di grande esperienza, fellow senior dell’Hudson Institute e già collaboratore di testate come Real Clear Investigations, the Federalist, e New York Post che tra pochi giorni pubblicherà negli Stati Uniti un libro destinato a lasciare il segno: si chiama The Plot Against the President: The True Story of How Congressman Devin Nunes Uncovered the Biggest Political Scandal in U.S. History ovvero Il complotto contro il Presidente: la vera storia di come il deputato Devin Nunes ha scoperto il più grande scandalo politico nella storia degli Stati Uniti. 

Un libro che fa luce, attraverso documenti inediti, sull’origine delle indagini sul Russiagate del 2016, esattamente ciò su cui stanno indagando il ministro della giustizia William Barr e il Procuratore John Durham – e che potrebbe coinvolgere anche l’Italia. L’indagine di Barr, infatti, ha lo scopo di accertare se funzionari di alto rango in varie agenzie governative americane hanno abusato del loro potere al fine di condurre una raccolta di informazioni illecita su una campagna presidenziale a fini politici, nonché di chiarire il ruolo dei servizi segreti dei Paesi alleati degli Stati Uniti sopra citati. Lee Smith ha collaborato nella stesura di questo libro che uscirà a fine mese con il parlamentare Devin Nunes, che non è un deputato qualunque ma è a capo della minoranza repubblicana del Comitato di Intelligence della Camera degli Stati Uniti. Smith ha concesso un’intervista esclusiva a Inside Over nella quale ci anticipa i contenuti del suo lavoro, con alcune rivelazioni esplosive, confermandoci l’esistenza di una cospirazione ai danni del Presidente degli Stati Uniti Donald Trump.

“Come racconto nel mio libro – racconta Smith – c’è stata un’operazione contro la campagna di Trump che è iniziata tra la fine del 2015 e l’inizio del 2016. Ha coinvolto collaboratori della campagna di Clinton, funzionari dell’amministrazione Obama e della stampa. Lo scopo dell’operazione era di diffamare Trump e i suoi consiglieri della Campagna – Michael Flynn, Paul Manafort, Carter Page, George Papadopoulos, ecc. – e dipingerli come agenti russi. E spiare la Campagna”. Dopo che Trump ha vinto le elezioni, sottolinea, “questa operazione si è trasformata in un colpo di stato: vari funzionari dell’intelligence statunitense hanno tentato di destituire il presidente degli Stati Uniti”.

“Vi spiego il complotto contro Donald Trump”

Partiamo di un dato di fatto incontestabile. Donald Trump è stato “spiato” dalle agenzie federali. “Sappiamo per certo che l’Fbi ha spiato Trump – spiega Smith – Hanno ottenuto un mandato nell’ottobre 2016 per spiare il consulente di Trump Carter Page, e questo ha permesso loro di accedere alle comunicazioni della campagna. Il mandato è durato fino a settembre 2017”. Inoltre, il Bureau ha usato un’altra fonte per spiare la campagna di The Donald, il controverso Stefan Halper, che secondo il libro di Lee Smith, “ha un ruolo centrale nell’operazione anti-Trump”. Operazione alla quale hanno partecipato anche agenti o agenzie straniere di intelligence? “Vi sono certamente funzionari stranieri che hanno partecipato all’operazione, come il diplomatico australiano Alexander Downer e vari funzionari ucraini. C’erano anche ex funzionari dell’intelligence occidentale coinvolti, come l’ex spia dell’MI6 Christopher Steele”. Tuttavia, al momento non ci sono ancora prove del fatto che i servizi di intelligence occidentali, oltre alle agenzie di intelligence statunitensi, “abbiano avuto un ruolo nel complotto anti-Trump”.

E a proposito del già citato Christopher Steele: il giornalista ci racconta un’anticipazione clamorosa contenuta nel suo lavoro. “Ci sono molte importanti rivelazioni contenute nel mio libro, in particolare riguardo alle indagini condotte dal deputato Devin Nunes e dal suo staff. Ci sono anche diverse questioni che ho scoperto con le mie indagini. Tra tutte, sembra chiaro che l’ex ufficiale dell’intelligence britannica Christopher Steele non sia l’autore del dossier che porta il suo nome”.

“Ecco la verità su Mifsud e William Barr. L’Italia sa più di quello che dice”

Al centro dell’indagine di William Barr e John Durham, come abbiamo più volte sottolineato, c’è il docente maltese Joseph Mifsud e la sua rete di relazioni. A tal proposito, osserva Lee Smith, è chiaro che “gli italiani sanno molto di Mifsud”. Era amico, sottolinea, “di personaggi politici italiani molto noti”, come Gianni Pitella o “Vincenzo Scotti, presidente della Link. Tra i suoi colleghi della Link c’erano altre importanti figure italiane, come Elisabetta Trenta, l’ex ministro della Difesa. Quindi, sospetto che gli italiani siano tanto ansiosi quanto l’amministrazione Trump di scoprire cosa sia successo esattamente”. Secondo il giornalista americano, “il governo italiano è stato molto collaborativo” e ha interagito “attraverso i canali appropriati”.

Sui viaggi dell’Attorney general Barr a Roma e gli incontri con i nostri servizi, Smith osserva: “Il procuratore generale sembra intenzionato a scoprire cosa è successo. I suoi viaggi all’estero e le conversazioni con funzionari stranieri, compresi quelli italiani, dimostrano che le sue indagini sono molto serie e che è coinvolto personalmente. Il procuratore generale degli Stati Uniti non viaggia all’estero per motivi frivoli. Se è venuto in Italia, era perché stava cercando qualcosa di vitale per l’indagine”. E come abbiamo riportato su questa testata, pare sia proprio così…