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Passati i momenti di euforia per le festività appena trascorse l’America ripiomba nell’incubo terrorismo che poi terrorismo non è, almeno non nella sua tradizionale accezione. Nella giornata di venerdì 6 gennaio, un ex militare di origine ispanica, Esteban Santiago, ha aperto il fuoco nell’area di ritiro bagagli dell’aeroporto di Ft. Lauderdale, in Florida.Il bilancio è di cinque morti e otto feriti, una strage sfiorata che poteva andare decisamente peggio considerando che l’assalitore è un veterano della guerra in Iraq, abituato a maneggiare armi e a sopportare lo stress dello scontro. Nonostante sia stata esclusa fin da subito la matrice terroristica dell’attacco, una prima riflessione analitica deriva proprio dalla natura professionale dell’assalitore.Un ex militare di professione, addestrato a gestire se stesso e le sue emozioni in situazioni difficili e di grande stress. Un veterano, come tanti altri se ne trovano negli Stati Uniti che è rimasto profondamente toccato dagli eventi che ha vissuto mentre si trovava in missione in Iraq, una realtà complessa che risulta difficile da gestire soprattutto con il rientro in Patria.Alcuni parenti del ventiseienne hanno sottolineato come fosse già in cura presso un centro psichiatrico ed abbia presentato sintomi di disturbo post traumatico da stress dopo il congedo, avvenuto lo scorso anno con tutti gli onori del caso.Sempre nel 2016 Estedan Santiago si era recato in una delle sedi dell’Fbi per sostenere di essere obbligato a lavorare per lo Stato islamico, una dichiarazione che non fu presa adeguatamente sul serio ma che ha trasformato ugualmente il ventiseienne di origine ispanica in un sorvegliato speciale.Di uomini come Esteban Santiago è piena l’America, soldati ed ex soldati che soffrono il reinserimento nella quotidianità, hanno difficoltà ha ritrovare il ritmo della vita civile andando verso una forma di alienazione tipica del disturbo post traumatico da stress noto anche come PSTD.Le cifre sono impressionanti ma il pericolo che si cela dietro i numeri dei soldati americani che soffrono di tale disturbo rischia di essere un potenziale bacino di utenza per lo Stato islamico. Come è noto, l’Isis ha modificato il suo metodo di reclutamento passando da un sistema che è stato definito del lupo solitario, ovvero un soggetto singolo che compie l’attentato ma che alle sue spalle ha una struttura organizzata e funzionale a quelli che oggi chiamiamo cani sciolti.Questi ultimi sono quasi irrintracciabili, non hanno affiliazioni particolari, si radicalizzano con velocità ed in modo superficiale tramite internet e mettono a segno attentanti veloci e letali. Questi soggetti hanno una natura personale ben precisa, sono isolati dalla società, non riescono ad appartenere ad un gruppo sociale e dunque si isolano. La propaganda dell’Isis sfrutta questo isolamento facendo leva sulle difficoltà quotidiane affrontante dai singoli potenziali terroristi.In questa zone d’ombra si collocano i veterani afflitti da PSTD che non si ritrovano in nessun gruppo sociale, congedati dalle Forze Armate e che difficilmente si ritrovano nei precedenti gruppi di appartenenza sociale. Sono soggetti potenzialmente reclutabili, con un bacino d’utenza immenso ed un addestramento pregresso non certo trascurabile.Nel gruppo dei veterani sono presenti moltissimi elementi dei reparti speciali, uomini capaci di fronteggiare molteplici situazioni con addestramenti specifici ed assolutamente letali. Potrebbe apparire assurdo che soldati che hanno combattuto per gli Stati Uniti siano successivamente reclutati da chi cercavano di combattere.Il ventiseienne di Ft. Lauderdale dovrebbe far muovere le autorità verso un nuovo approccio al problema dei veterani, se di problema si vuole parlare. Il numero considerevole di veterani, la lunghezza delle cure per il PSTD e il loro costo impediscono al Dipartimento di Stato Americano di far fronte correttamente alle esigenze di questo gruppo sociale così complesso.Nell’area di ritiro bagagli senza nessuna frase di rito, Esteand Santiago era un killer ad orologeria pronto a scattare. Il giovane ha estratto la sua pistola dalla borsa, legalmente imbarcata insieme alle munizioni, e aperto il fuoco sulla folla.Secondo l’addestramento ricevuto, Santiago ha mirato alla testa delle vittime che gli si paravano davanti, una tecnica che lascia poco spazio alle interpretazioni soprattutto dopo aver appreso che il giovane ha colpito diverse persone mentre si trovavano già a terra.Il movente non è ancora chiaro: secondo alcuni testimoni, Santiago avrebbe avuto un’accesa discussione con alcuni passeggeri a bordo del volo e questo potrebbe essere uno dei motivi che lo hanno spinto alla strage. Andando oltre alla possibilità di essere reclutati da gruppi terroristici di varia natura, il rischio per la sicurezza collettiva derivato dai veterani non correttamente seguiti dal Dipartimento dei Veterani e della Difesa, risulta evidente. Fino ad ora coloro che sono affetti da PSTD hanno rivolto le loro frustrazioni verso sé stessi, ventidue suicidi al giorno è la media dichiarata quasi uno ogni ora, senza contare coloro che rimangono uccisi dall’uso massiccio di droghe oppure alcool.Droghe ed alcool aiutano in modo aleatorio i veterani a superare il disagio della realtà che li circondano ma sono solo un nuovo elemento che li porta verso une nuove forme di alienazione. In Italia questo fenomeno che è poco indagato e decisamente ignorato risulta meno grave rispetto ai numeri delle Forze Armate americane.Un impiego combat limitato ed un numero di impieghi effettivi minore rispetto alle Forze Armate americane ridimensiona il problema che riuscirebbe ad essere seguito in modo efficace. Più che un rischio radicalizzazione islamica in Italia la problematica principale è l’autolesionismo di questi soggetti con un numero di suicidi tra le Forze Armate e di polizia tra i più alti mai registrati.Con oltre quindici anni di guerra in Afghanistan e diversi altri di guerra in Iraq e con entrambe le conflittualità ancora in corso, il rischio radicalizzazione dei veterani rischia di diventare un problema di sicurezza importante. La disperazione è la nuova firma dell’Isis che congiuntamente all’addestramento militare dei veterani si trasforma in un pericolo potenzialmente letale.