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A 16 anni dall’inizio della guerra in Afghanistan da parte degli Stati Uniti e dell’alleato occidentale, sono destinate ad arrivare novità molto importanti sul futuro del Paese. Una di queste, forse addirittura più importante dell’invio di nuove truppe da parte degli Stati Uniti, è quella dell’ingresso formale della Cina di Xi Jinping nel progetto di stabilizzazione della regione. Martedì scorso, a Pechino, si è tenuto il primo incontro trilaterale Afghanistan-Cina-Pakistan, con il vertice fra il ministro degli Esteri cinese, Wang Yi, il ministro degli Esteri afghano, Salahuddin Rabbani e il ministro degli esteri del Pakistan, Khawaja Asif. Si tratta del primo meeting dopo l’avvio del meccanismo di dialogo intrapreso in estate e rappresenta uno dei cardini dello sviluppo del progetto dell’One Belt One Road. L’obiettivo di Pechino è duplice: da un lato, fare in modo che il Pakistan (ormai alleato della politica cinese in Asia) riesca a stabilire un rapporto più proficuo con il governo di Kabul in modo da evitare sia la destabilizzazione del Paese sia l’ingresso dell’India nel teatro afghano; dall’altro lato, fare in modo che da questo rapporto più solido e stabile, anche la guerra in Afghanistan possa essere resa meno pericolosa per gli interessi cinesi nel Paese e per gli interessi che necessitano di transitare attraverso l’Afghanistan. Il governo di Pechino “spera che questo incontro contribuisca a migliorare le relazioni tra Afghanistan e Pakistan, a promuovere la cooperazione trilaterale e a contribuire alla pace, alla stabilità e allo sviluppo nella regione”, ha detto la portavoce del ministero degli Esteri di Pechino, Hua Chunying. E quello che è scaturito dal meeting è stata la volontà del governo cinese di fare in modo che si apra il dialogo fra Kabul e talebani per avviare un processo di stabilizzazione del Paese.

Il trilaterale del 27 dicembre è stata la formalizzazione di un rapporto fra Cina e Afghanistan già intenso, nonostante spesso venga tralasciato il gigante cinese quale attore di fondamentale importanza nel Paese. In realtà, proprio per l’importanza strategica dell’Afghanistan, a cavallo fra Cina e Iran, ma soprattutto per il confine terrestre che lega i due Stati, Pechino ha interessi molto importanti in tutto il territorio afghano e ha l’obiettivo di stabilizzarlo e inserirlo gradualmente nella sua sfera d’influenza. E l’apporto del Pakistan, alleato di Pechino, risulta in questo caso di fondamentale importanza per il teatro afghano, in particolare per i forti legami di Islamabad con i movimenti jihadisti nella regione, con cui il governo pakistano può decidere effettivamente le sorti del Paese. All’importanza degli interessi economici di Pechino in Afghanistan, in particolare per il settore minerario e per quello legato ai corridoi infrastrutturali ed economici fra Cina e Medio Oriente, l’interesse del governo cinese per Kabul è anche fondato sul fatto che il confine che lega la Cina ad Afghanistan e Pakistan scorre lungo la regione dello Xinjiang, vera e propria spina nel fianco della sicurezza nazionale cinese. La regione, abitata dalla minoranza turcofona degli uiguri e di religione islamica, è da sempre obiettivo della repressione del governo centrale di Pechino, e negli ultimi anni si assiste ad una crescita di movimenti jihadisti che pescano proprio nel grande bacino della regione dell’estremo occidente cinese. La sconfitta dello Stato islamico in Siria e Iraq e la vicinanza di Pakistan e Afghanistan allo Xinjiang, rende il trilaterale di martedì un vertice di grande rilevanza per tutta la regione e, in generale, per l’Asia.

Lo scorso marzo, il presidente Xi Jinping parlò di una “grande muraglia di ferro” per contrastare l’estremismo islamico e i gruppi indipendentisti. Questa muraglia di ferro, inevitabilmente, comporta l’inserimento di Kabul nel progetto cinese di allargare la propria influenza in Asia centrale. A questo obiettivo di naturale antiterroristica, si aggiunge inevitabilmente anche un obiettivo geopolitico. A 16 anni dall’intervento americano – assolutamente non risolutivo nella lotta al terrorismo e fattore di ulteriore instabilità nella regione -, la Cina penetra in quello che fino a pochi anni fa era considerato un teatro di guerra di esclusiva competenza occidentale. Tuttavia, negli ultimi anni, molte cose sono cambiate. Il Pakistan, da alleato degli Stati Uniti in Asia, si è trasformato in un pilastro dell’espansione cinese nel continente. E l’Afghanistan, che è alla ricerca forsennata di stabilizzazione e di risorse economiche, trova nella politica cinese non solo garanzie di sicurezza grazie alla sua influenza su Islamabad (e quindi sui gruppi guidati da quest’ultima), ma anche un canale di introiti economici che per un Paese distrutto da anni di guerra risultano più che necessari. Il tutto mentre gli Stati Uniti, nell’ultimo documento sulla National Security Strategy, hanno segnalato proprio la Cina quale avversario strategico dei propri interessi nel mondo.

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