Molto spesso presentato in maniera semplicistica e riduttiva dal mondo dell’informazione occidentale, il Congresso quinquennale del Partito Comunista Cinese rappresenta un importante snodo della politica mondiale in quanto sede di decisione delle linee guida di condotta della Repubblica Popolare, che attraverso il suo svolgimento vede la sua leadership strutturarsi e le sue strategie prendere concretamente forma.

Il 19esimo Congresso Nazionale, che si aprirà il prossimo 18 ottobre nella Grande Sala del Popolo di Pechino, avrà un’importanza paragonabile al voto presidenziale statunitense dello scorso novembre, dato che conformeranno la leadership cinese per il prossimo, decisivo quinquennio in cui la Cina sarà chiamata a sviluppare accuratamente il grande progetto geoeconomico e strategico della “Nuova Via della Seta”, a dare compiuta forma alla propria visione della globalizzazione e a confermare la crescente influenza negli scenari planetari.

Numerose rilevanti posizioni politiche saranno assegnate nel corso della lunga convention che vedrà impegnati oltre 2300 rappresentanti da tutta la Cina e renderà Pechino, come di consuetudine, centro gravitazionale degli equilibri di potere dell’Impero di Mezzo: alla scelta dei circa 200 membri del Comitato Centrale si aggiungerà il rinnovo delle principali commissioni che rappresentano l’apice dell’architettura di potere della Repubblica Popolare, ovvero il Comitato Permanente del Politburo, la Commissione Militare Centrale e la Commissione Centrale per la Disciplina. 

Mai come in questo frangente, nell’ultimo trentennio di storia cinese, è capitato che il Congresso si ritrovasse destinato a ruotare attorno ad un’unica persona, quella del Segretario del Partito e leader indiscusso della Repubblica Popolare Cinese Xi Jinping. Xi ha preparato attentamente il percorso di avvicinamento al Congresso in cui dovrà puntare a rafforzare la sua linea politica che, negli ultimi anni, ha portato la Cina a riqualificare il proprio sistema produttivo interno e a veicolare la propria influenza sulla scia della Belt and Road Initiative, concentrando nelle sue mani una mole di potere mai assommata a Pechino da nessun leader dai tempi di Mao Tse-Tung, rafforzando il suo controllo delle forze armate con la recente riforma organizzativa e sfruttando la dura campagna anti-corruzione lanciata dal suo braccio destro Wang Qishan per indebolire i potenziali rivali, come il Segretario di Chongqing Sun Zhengcai, rimosso dall’incarico nel mese di luglio.

La variabile determinante del Congresso sarà proprio la volontà di Xi Jinping e della sua cerchia ristretta, al cui interno il 69enne Wang occupa un ruolo fondamentale, di conformare o meno il Partito con un’impronta diversa in modo tale da rendere la Cina pronta a affrontare le decisive sfide dei prossimi anni: è corsa voce, nei mesi scorsi, che Xi Jinping intenda sfruttare il Congresso al fine di rafforzare la propria base di potere al fine da porre le premesse per una riconferma alla guida del Paese nel 2022, oltre il limite decennale a cui si sono attenuti i suoi predecessori, e forzare consolidate consuetudini nel cursus honorum dei leader del Partito al fine di incanalare gli equilibri interni in direzione dei suoi sostenitori. Tali consuetudini hanno portato a procedure definite come “prevedibili” da Andrei Lungu di The Diplomat: “saremo sicuri che un Presidente avrà almeno 15 anni di esperienza politica, che un quarantenne non entrerà a far parte del Comitato Centrale e che certe figure, come i Segretari di Pechino e Shangai, saranno membri del Politburo”. Una delle principali mosse di rottura che Xi potrebbe compiere per rompere con la tradizione potrebbe essere proprio la riconferma di Wang Qishan all’interno del Comitato Permanente, nonostante questi abbia superato il limite consuetudinario dei 68 anni d’età: conservando al suo fianco il falco anti-corruzione, Xi accentuerebbe la sua posizione di preminenza all’interno della politica nazionale, chiarificando al tempo stesso le sue intenzioni di lungo periodo. Se Xi fosse deciso a programmare una permanenza di lungo periodo, non potrebbe fare a meno dei suoi fedelissimi, che oltre a Wang comprendono Xia Baolong, candidato al Politburo, e Liu Yuan, alter ego di Wang Qishan nelle forze armate e destinato alla Commissione Militare Centrale; al tempo stesso, nel corso del 19° Congresso il Presidente non potrà fare a meno di indicare un primo personaggio destinato a ricoprire, nel breve periodo o sul medio termine, il ruolo di successore in pectore

Allo stato attuale delle cose, il favorito per la posizione, dopo la repentina caduta di Sun Zhengcai, apparirebbe proprio il sostituto di quest’ultimo alla guida della sezione del Partito nella megalopoli di Chongqing, il 57enne Chen Min’er, che dopo una lunga trafila nelle amministrazioni periferiche del Partito si trova ora in lizza per il Comitato Permanente e pronto a un’ascesa che riecheggia molto quella compiuta da Xi, in pochi mesi, dal ruolo di Segretario di Shangai al massimo centro di potere della Repubblica Popolare. In ogni caso, proprio l’attuale Presidente sarà il kingmaker del Congresso: quella che si plasmerà nei prossimi anni sarà una Cina che porterà inevitabilmente la sua impronta e condurrà, nel mondo, una strategia alla cui elaborazione e gestazione Xi Jinping ha contribuito in maniera considerevole, e che ora desidera di poter condurre fino in fondo forte del supporto della maggioranza del sistema monopartitico della Repubblica Popolare.

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