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Se c’è un qualcosa che accomuna Baviera, Belgio e Lussemburgo, è il risultato dei Verdi, che aumentano il consenso imponendosi come forza politica di primo piano nello scenario regionale o nazionale. L’ascesa del movimento ecologista in tutta l’Europa centrale è un dato di fatto con cui il mondo politico, soprattutto a sinistra, deve fare i conti. I segnali non mancano. Ed è interessante osservare che dove crollano i partiti rappresentanti la socialdemocrazia europea, avanzano movimenti ecologisti che di fatto vanno a sostituire quei movimenti tradizionali.

I Verdi in Baviera

In Baviera, l’exploit dei Verdi è stato a dir poco sorprendente. L’astro nascente della politica bavarese, la 33enne Katharina Schulze, a capo del partito nel Land insieme a Ludwig Hartmann, si è imposta con una strategia diversa e sicuramente vincente. E se i suoi Grünen hanno ottenuto un invidiabile 17%, lo devono anche e soprattutto alle sue doti.

Sempre presente nei comizi, con un’oratoria ben al di sopra degli altri rivali e capace di arrivare diretta al cuore degli elettori, la Schulze si è assunta un compito non facile: farsi largo nel Land più ricco e anche tradizionalmente conservatore della Germania. Il suo motto è sempre stato uno: “Salvare il mondo pragmaticamente, un passo alla volta”. Ed è un motto che rispecchio appieno la sua idea di politica. Senza mire sensazionaliste, senza sfociare nell’ecologismo più talebano, ma perfettamente integrato nella società contemporanea bavarese.

Il suo non è un mondo fatto di rose e fiori. È un partito ecologista ma con i piedi ben piantati per terra. Difende le battaglie storiche dei Verdi. Ma, come ha spiegato l’Huffington Post, “è una verde atipica, visto che tra le sue priorità c’è quella di portare più poliziotti nelle strade (e meno alle frontiere). Sull’immigrazione, la sua linea è che serve una politica in grado di guidarla e non solo di amministrarla”. 

Ed è grazie a questo saper comprendere le diverse anime della Baviera, che il suo partito ha potuto strappare un risultato storico, imponendosi come seconda forza del Land (18%) e facendo tremare il tradizionale monopolio della Csu, in generale, e dello Spd, a sinistra. E adesso, Markus Soeder dovrà scegliere se puntare il timone a destra, alleandosi con Freie Wähler e liberali, oppure creare una coalizione inedita (e molto difficile) con i Verdi. In ogni caso, se non vuole andare a destra, dovrà per forza fare i conti con il partito ecologista.

I Verdi in Lussemburgo

L’uragano verde è arrivato anche in Lussemburgo. Il Granducato ha assistito non solo al crollo del partito di Jean-Claude Juncker, ma anche all’ascesa del movimento ambientalista. Come dichiarato dai Verdi europei, in Lussemburgo “hanno incrementato la loro percentuale di voti del 50 percento in 5 anni”.

Il voto consegna a Déi Gréng la possibilità di governare di nuovo nel Paese insieme agli altri partiti della cosiddetta coalizione “Gambia” (composta da liberali, Verdi e socialdemocratici). Ma lo fa dando al partito un peso estremamente più rilevante rispetto al precedente esecutivo.

I Verdi in Belgio e l’ascesa della sinistra radicale

Ma il vento ambientalista non si è fermato ed ha investito anche il Belgio. Nelle elezioni provinciali e municipali di domenica, si è confermata al tendenza degli altri Paesi: ascesa del movimento ecologista e crollo dei partiti tradizionali.

Nella regione-capitale di Bruxelles e in Vallonia, gli ambientalisti di Ecolo/Groen sono arrivati al secondo posto a Bruxelles, conquistando il 16,8% dei consensi. Il partito Ecolo era al potere solo in un comune. Adesso ne ha guadagnati diversi in tutta la regione di Bruxelles. Ma il risultato storico è soprattutto ad Anversa, dove i Verdi hanno preso il 18,4% delle preferenze.

Ma in Belgio c’è un’altra caratteristica particolare. Nelle città post-industriali della Vallonia si assiste a un forte incremento della sinistra radicale. Il boom di voti per il Partito del lavoro (Parti du travail, PTB) a Liège e a Charleroi non è da sottovalutare, così come sorprendente è il risultato del Partito marxista. Nella famigerata Molenbeek, il 13,6% degli aventi diritto ha votato la formazione comunista.A Bruxelles l’11,6% a Bruxelles e dall’8,9% ad Anversa.