La Voce d’Italia è un quotidiano dalla nobile storia, che celebra quest’anno il suo settantesimo compleanno. Il suo nome richiama alla grande tradizione del giornalismo italiano: Voce, come il periodico di Prezzolini e Papini, ma anche come il quotidiano che rappresentò l’ultima avventura del grande Indro Montanelli. E, fatte le dovute proporzioni, il paragone non è affatto campato in aria.

Quotidiano al servizio della nutrita comunità italo-venezuelana, la Voce si rivolge agli oltre 140mila connazionali e ai più di 2 milioni di oriundi che popolano oggi la Repubblica Bolivariana. Eredi di una tradizione consolidata da un’immigrazione costante sviluppatasi nei primi decenni del XX secolo, e continuata sino agli Anni Settanta, quando il Venezuela “saudita” che scopriva le ricchezze del petrolio attraeva professionisti, tecnici e lavoratori con alti stipendi, prospettive di vita attraenti e stabilità.

All’Italia serve una politica venezuelana

Oggi, lo stesso Paese è ridotto in macerie. A vent’anni dall’ascesa di Hugo Chavez, il suo “delfino” Nicolas Maduro ha inaugurato il suo secondo mandato nel pieno disconoscimento politico dei vicini sudamericani e dell’Occidente. E la Voce d’Italia si è fatta a più riprese coraggiosa portavoce della critica situazione che vive la nostra comunità stanziata nel travagliato Paese sudamericano. Lo ha fatto difendendo, per mezzo degli editoriali del direttore Mauro Bafile, la libertà di stampa in un Paese che conosce una sempre più ferrea censura governativa. Ma, soprattutto, perorando ai più alti livelli istituzionali di Roma la necessità di una nuova e attiva politica per il Venezuela da parte del nostro Paese.

Una politica che sappia inserirsi nel solco tracciato dalla svolta autoritaria di Maduro, dallo spiazzamento delle opposizioni a lungo tenute in ostaggio dalla loro ala più violenta e dalla ferma reazione degli Stati Uniti e dei loro alleati regionali, che difficilmente disconoscendo e dichiarando illegittimo il nuovo governo di Maduro potranno bloccarne l’involuzione.

Il ruolo di Riccardo Merlo, il “sudamericano” del governo Conte

Un osservatore privilegiato all’interno del governo Conte, in questo contesto, è Riccardo Merlo, Sottosegretario del Ministero degli Esteri con delega per gli italiani nel mondo, eletto Senatore nella Circoscrizione America Meridionale, primo esponente governativo nella storia della Repubblica ad essere esponente del Movimento Associativo Italiani all’Estero (Maie). Intervistato dalla Voce, Merlo ha puntualizzato che “il Venezuela continua ad essere al centro dell’attenzione”, per quanto sia “assai difficile aiutare un governo che non vuole essere aiutato. Quando ascolti il presidente Maduro non sai se sta parlando del Venezuela o della Svizzera”.

“So cosa accade quando esplode una crisi” – commenta – “Ho vissuto la crisi argentina. Quella del Venezuela, oggi, è peggiore. Migliaia di persone fanno richiesta di cittadinanza. Alcune probabilmente non hanno tutta la documentazione. Ma sono disperate. Stiamo preparando una visita in Colombia, per essere più vicini al Venezuela. In Colombia voglio incontrare gli italo-venezuelani che vi si sono recati. Posso assicurare che sono tanti. In una data successiva, ma questo dipenderà anche dal governo, visiterò il Venezuela”.

La diplomazia lavora a tutto campo

I consolati italiani in Venezuela e l’ambasciata di Caracas lavorano a tutta velocità per accelerare sul tema più dirimente per gli italo-venezuelani: la gestione della ricerca anagrafica volta a facilitare la concessione della cittadinanza italiana agli oriundi desiderosi di lasciare il Paese. Interessato da un esodo biblico che ha portato milioni di persone a lasciare il Venezuela per i confinanti Brasile e Colombia. La Farnesina, sul dossier Venezuela, schiera i suoi pesi massimi in America Latina: l’avvicendamento tra l’ambasciatore uscente Silvio Mignano, tra i più apprezzati dalla comunità italiana locale, e Placido Vigo, grande conoscitore dell’America Latina, attualmente ambasciatore in Bolivia, lo testimonia e in questa scelta Merlo ha avuto un peso fondamentale.

La stessa Voce, tuttavia, ha di recente constatato il problema dell’insufficienza dei fondi e del personale: “Il milione di euro stanziato per aiutare i connazionali in difficoltà appare ormai inadeguato. L’iperinflazione è uno tsunami che travolge il potere d’acquisto dei cittadini”. 

Una legge sulla cittadinanza per gli italiani in Venezuela

La cittadinanza italiana per molte di queste persone significa la salvezza: il passaporto è il lasciapassare per l’Europa, dove potrebbero rifarsi una vita. Risulterebbe necessario, data la situazione di emergenza che caratterizza il Venezuela, la promulgazione di normative ad hoc che forniscano corsie preferenziali agli abitanti del  Paese di stirpe italiana, la cui accoglienza in Italia potrebbe avvenire, nei limiti del possibile, nelle comunità d’origine dei loro antenati, in larga misura Paesi del Centro e del Sud Italia oggi colpiti da cronico spopolamento. E servirebbe, soprattutto, un approccio all’America Latina performante all’interesse nazionale di Roma, che abbia al centro la tutela delle vaste comunità di stirpe e cultura italiana stanziate nel continente.

Agendo con autonomia per salvare le persone dalle situazioni di crisi. Per il Venezuela, ciò è ostacolato dal rumore di fondo retorico che circonda la Repubblica Bolivariana.

Il tempo a disposizione è limitato

“È una situazione molto complessa e noi agiamo nel contesto dell’Unione Europea. L’Italia è molto critica nei confronti del Governo venezuelano e tutta l’Europa è preoccupata. Stiamo cercando di promuovere un gruppo che favorisca il dialogo tra governo e opposizione. Dobbiamo renderci conto della realtà. Il sistema imposto dal governo venezuelano è insostenibile”, è stata la mediata presa di posizione di Merlo, che deve evitare un eccessivo appiattimento sia sull’indulgenza eccessiva con cui i Cinque Stelle guardano a Caracas sia sul furore con cui il Paese è isolato, che se fosse cavalcato anche dall’Italia metterebbe a rischio la sicurezza dei nostri connazionali.

Una notte senza fine avvolge il Venezuela. E per il governo italiano è giunta l’ora di prendere posizioni affinché i suoi cittadini residenti nella tormentata nazione latinoamericana possano continuare ad avere un futuro. Il lavoro indefesso della Voce fa sì che il grido d’aiuto non si affievolisca. Ma dovranno seguire azioni concrete: l’ora del collasso definitivo potrebbe portare a una destabilizzazione travolgente per la nazione e tutta la sua popolazione, inclusa la comunità italo-venezuelana.

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