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Nella giornata del 1 dicembre sono iniziati i colloqui bilaterali tra il governo del Venezuela guidato dal Presidente Nicolas Maduro e l’opposizione della Mesa de la Unidad Democratica (MUD), che puntano a garantire una stabilizzazione nel medio termine al Paese e a garantire il corretto svolgimento degli appuntamenti elettorali del prossimo anno.

Sede prescelta della prima sessione di colloqui è stata Santo Domingo, su iniziativa del Presidente della Repubblica Dominicana Danilo Medina, principale mediatore assieme all’ex premier spagnolo Zapatero.

Il rilancio del dialogo rappresenta un punto a favore dello schieramento governativo e dell’ala più pragmatica della MUD, che ha stigmatizzato la condotta violenta e non di rado attraversata da spasmi golpisti che ha animato numerosi leader della coalizione come l’ex candidato alla presidenza Henrique Capriles e condotto alla disastrosa sconfitta nelle elezioni amministrative dello scorso ottobre, nelle quali il Partito Socialista Unito Venezuelano ha inflitto una sonora batosta alla MUD.

I falchi anti-Maduro ai margini: un bene per il Venezuela

I dialoghi di Santo Domingo sono stati avallati ufficialmente dal governo di Caracas, che per voce del Ministro delle Comunicazioni Jorge Rodríguez ha chiesto collaborazione alla MUD nella lotta alle sanzioni unilateralmente imposte da Washington, e da quei settori più dialoganti della MUD stessa che hanno deciso di prendere in mano la guida del processo di contrapposizione al governo chavista e di proporre una reale alternativa democratica.

La nascita di una seria opposizione a Maduro e la marginalizzazione dei super-falchi che negli ultimi anni hanno esacerbato la polarizzazione interna al Paese, arrivando addirittura a perorare la guerra economica nei suoi confronti per favorire il tracollo del suo inefficiente ma legittimo governo, potrebbe risultare un bene per il Venezuela stesso.

Solo con la presentazione di una piattaforma politica alternativa al governo Maduro l’attuale esecutivo potrà sentirsi spronato e privato dei suoi alibi nonché forzato a spingere sull’acceleratore per imporre riforme capaci di portare il Venezuela fuori dal disastro in cui l’hanno trascinato l’inefficace organizzazione sistemica, la grande corruzione interna agli apparati di potere e l’incapacità del governo di diversificare un’economia fortemente dipendente dagli idrocarburi e di proseguire il cammino di progresso sociale dell’era Chavez.

Henrique Capriles, Julio Borges e Antonio Ledezma, gli anti-chavisti di ferro che hanno più volte incitato azioni e proteste violente, hanno completamente fallito e hanno finito per rivitalizzare un esecutivo che aveva perso completamente il contatto con il polso del Paese: non è un caso che lo stesso Julio Borges abbia finito per virare a favore dell’opzione del dialogo e a prendere contatti per l’organizzazione del summit col Ministro degli Esteri di Santo Domingo, Miguel Vargas.

Temi scottanti e speranze nei dialoghi sul Venezuela

 

Presentando i dialoghi, il portavoce della MUD Gustavo Velasquez ha dichiarato, come riportato da EFE, che la priorità sarà senz’altro la definizione del calendario elettorale dei prossimi mesi, presupposto decisivo per la ripresa dell’ordinaria vita politica nel Paese.

In ogni caso, le richieste urgenti del Venezuela sono di gran lunga ben più ampie: le forze di governo e la MUD divergono su più questioni, dall’economia alle relazioni internazionali, e faticano a fidarsi le une dell’altra. Non è infatti un caso che tanto la MUD quanto il PSUV abbiano richiesto la presenza al tavolo negoziale di osservatori di Paesi terzi, coinvolgendo nazioni amiche di Caracas come Bolivia e Nicaragua e rivali regionali come Cile e Colombia.

Il 2 dicembre sono stati annunciati “grandi progressi” e un nuovo round di consultazioni che inizierà il 15 dicembre. Al tempo stesso, il Presidente Maduro ha ufficialmente invitato il suo storico fustigatore Julio Borges e i suoi colleghi nella squadra della MUD a un incontro chiarificatore da tenersi al palazzo presidenziale di Miraflores, che sarà organizzato nelle prossime settimane dal Ministro Rodríguez, come segnalato da TeleSur.

Passo dopo passo, la speranza di una normalizzazione della situazione nella Repubblica Bolivariana si fa sempre meno flebile: spetterà ora ai decisori politici dare continuità al dialogo e iniziare, dopo numerose, laceranti battaglie per l’occupazione del potere, a ragionare sul futuro a lungo termine del Venezuela, che si gioca il tutto per tutto nei prossimi, cruciali mesi.

 

 

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