La crisi di potere in Venezuela agita l’America Latina. E Donald Trump ha paventato la possibilità
di una guerra per mettere fine alla presidenza di Nicolas Maduro. Il presidente degli Stati Uniti, durante un’intervista a Cbs News, ha detto che l’intervento delle forze armate americane nel Paese sudamericano “è un’opzione”.
Russia e Venezuela preoccupati da Trump
Parole che rientrano nella tipica retorica del presidente degli Stati Uniti, particolarmente incline a minacciare l’uso delle forza per piegare a più miti consigli i governi rivali. Ma sono parole che hanno comunque preoccupato non solo il Venezuela, ma anche i suoi alleati. Specialmente la Russia.
Il ministro degli Esteri russo Sergei Lavrov, in visita a Bishek in Kirghizistan, ha detto che le parole di Trump “minano tutte le basi del diritto internazionale”. “Gli Stati Uniti”, ha concluso il capo della diplomazia russa, “non fanno mistero del fatto che vogliono ottenere un cambio di regime a qualunque costo”.
E i timori di Mosca sono gli stessi di Caracas. Anche se il presidente del Venezuela ha voluto usar e(naturalmente) toni più minacciosi rispetto a quelli del Cremlino, con Maduro che ha fatto capire che un qualsiasi tipo di conflitto in Venezuela potrebbe essere un vero e proprio bagno di sangue. E c’è chi da più parti definisce l’ipotesi di una guerra contro le forze del governo venezuelano uno scenario molto simile a quello del Vietnam: ovvero una catastrofe per le truppe statunitensi.
Il pericolo di un secondo Vietnam
Lo scenario ipotizzato potrebbe essere molto più simile alla realtà di quanto si possa immaginare. Perché un ipotetico (e attualmente improbabile) attacco al Venezuela rischia di essere preso molto alla leggera da chi, troppo superficialmente, ritiene che le forze arante degli Stati Uniti e degli alleati sudamericani siano talmente più forti da non poter incontrare problemi. In realtà le recenti guerre cui hanno partecipato gli Stati Uniti hanno dimostrato l’esatto opposto: il rischio di impantanarsi in un conflitto non solo lungo ma anche estremamente complesso è elevatissimo. E al Pentagono questo lo sanno benissimo.
L’ormai famoso foglio con cui John Bolton si è presentato in conferenza stampa con scritto “5mila soldati in Colombia” sembra essere stata la classica mossa propagandistica studiata a tavolino. C’è chi ha giustamente fato riferimento a una sorta di guerra psicologica per destare sospetti a Caracas e smuovere le acque. Ma partendo anche da quella stessa annotazione, il suo contenuto appare del tutto fuorviante per capire come potrebbe svolgersi un conflitto. Anzi, già solo quel numero e quel Paese scritti a penna dal consigliere per la Sicurezza nazionale Usa rappresenterebbero un problema.
Gli enormi rischi di un’invasione
Innanzitutto, 5mila soldati potrebbero rappresentare forse solo una forza d’appoggio nei confronti di un ipotetico conflitto con il coinvolgimento di altri Stati. Perché è del tutto evidente che il numero è così esiguo da non garantire alcun tipo di vantaggio in una guerra su vasta scala contro le forze di Maduro. Ma soprattutto non potrebbero in alcun modo riuscire a vincere un conflitto combattuto contro una popolazione che in larga parte si sente vicina al sistema chavista, fortemente militarizzata e soprattutto su un territorio estremamente vasto fatto di montagne, foreste impenetrabili e confini enormi.
La strategia delle forze armate venezuelane, almeno dai tempi di Hugo Chavez, è da sempre improntata a creare una forza di terra estremamente vasta, capillare e che sia una forze “di resistenza”, cioè fortemente incentrata sul respingere gli attacchi ed estendersi in tutto il Paese grazie alla rete politica. Quello che temono gli esperti, è che l’ipotetico conflitto in Venezuela si trasformerebbe una una guerra “di logoramento” dai risvolti terrificanti per le truppe Usa, come già dimostrato in tutte le guerre cui hanno partecipato negli ultimi decenni. Con risultati che in larga parte hanno lasciato il caos.
Di qui la seconda possibilità, vagliata anche da El Mundo: attacchi chirurgici. Come spiegato da Robert Ellis, professore all’Army War College, si potrebbe pensare a interventi delle forze Usa per prendere i propri diplomatici, così come per catturare i funzionari di alto livello del governo venezuelano che Washington accusa di essere legati ai cartelli della droga. Oppure, altra possibilità, potrebbero esserci delle forze americane a sostegno delle truppe colombiane, schierate al confine in caso di ondata di profughi.
Anzi, sono in molti a credere che sia proprio la possibilità di un cosiddetto “intervento umanitario” l’ipotesi più realistica tra i vari scenari ipotizzati. Molti infatti ritengono che la spirale di violenze, caos politico, riconoscimento di un presidente come Juan Guaidò e la contemporanea enorme crisi economica possano rappresentare gli elementi di una miscela esplosiva per una crisi umanitaria. Di qui la possibile invocazione di un intervento militare basato sugli alleati regionali Usa e che sarebbe coadiuvata da quei presunti 5mila militari americani.
Il problema politico
Naturalmente, queste sono solo ipotesi. Ma quello che è certo, è che gli scenari in ogni caso sarebbero decisamente incerti. Innanzitutto Maduro non è solo: ha al suo fianco Cina e Russia, oltre ad altri Paesi come Cuba, Iran e Turchia, che in ogni caso fornirebbero sicuramente supporto d’intelligence, tecnologico e politico per evitare la catastrofe. E c’è chi ritiene che il Gruppo Wagner sia già con centinaia di mercenari russi in territorio venezuelano. Questo comporta comunque un rischio per il Pentagono, visto che si tratterebbe di aprire un fronte in un’area estremamente complessa e che metterebbe a repentaglio molti rapporti già deteriorati.
Inoltre, a Trump servirebbe tutto l’appoggio degli alleati sudamericani, a cominciare da Colombia e Brasile. Ma se su Jair Bolsonaro potrebbe fare pieno affidamento (anche se i militari brasiliani hanno già negato il placet a una base americana nel Paese), Bogotà appare molto meno interessata ad essere la base di lancio di un eventuale conflitto anche solo di matrice “umanitaria”, se così possiamo definirlo. L’unica possibilità di accettare un intervento militare sarebbe quella derivante dal collasso economico e sociale di Caracas. A quel punto, i due Stati, onde evitare una crisi di rifugiati di portata biblica, potrebbero decidere per la soluzione militare. Ma i rischi, come spiegato sopra, sono elevatissimi.
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