Guidò vuole aprire le porte del Venezuela al Pentagono per portare a termine il colpo di stato soft che ormai incombe sul paese sudamericano da mesi e mantiene una completa fase di stallo. Il leader dell’opposizione venezuelana, Juan Guaidó, autoproclamatosi presidente ad interim del Venezuela, ha dato istruzioni al suo ambasciatore negli Stati Uniti, Carlos Vecchio, di pianificare una “cooperazione militare internazionale” e decidere insieme a Usa e Colombia la strategia da applicare per risolvere la crisi di governo in corso a Caracas, con l’obiettivo non dichiarato di prendere il potere destituendo definitivamente il presidente riconosciuto Nicolás Maduro – appoggiato dal Cremlino, e preoccupato che i suoi oppositori e i loro alleati stiano pianificando un’operazione di “decapitazione” che faciliterebbe la riuscita del colpo di stato.

All’emissario di Guaidò è stato affidato il compito di richiedere e presenziare ad un incontro formale con i vertici del Comando meridionale delle Forze armate statunitensi. “Dando seguito alle istruzioni del presidente Guaidò, ho sollecitato al Comando sud una riunione con delegazione tecnica per procedere nella pianificazione strategica e operativa, al fine di arrestare la sofferenza del nostro popolo e ripristinare la nostra democrazia” aveva riportato in una comunicazione su Twitter. Per la parte statunitense presenzierà l’Ammiraglio Craig S. Faller, comandante in capo del Comando Sud degli Stati Uniti con base a Doral, Florida.

Intanto ieri il segretario di Stato americano Mike Pompeo ha chiesto “chiaramente” al ministro degli Esteri russo Serghiei Lavrov  di “smettere di sostenere” il presidente Nicolas Maduro. Per gli Stati Uniti la Russia deve privare del suo appoggio militare e politico Maduro, che secondo le parole di Pompeo deve “lasciare il potere in Venezuela”. Al termine dell’incontro svoltosi ieri a Sochi, il ministro Lavrov ha però definito “non democratiche” le pressioni americane sul Venezuela e ha dichiarato che “devono essere i venezuelani a decidere il futuro del Paese”. Intanto una componente militare russa con funzione di intelligence, e forse di protezione del presidente Maduro rimane a Caracas.

Nella lettera inviata ai vertici statunitensi, l’emissario di Guaidó ha ricordato come le condizioni del Venezuela stiano peggiorando in diretta conseguenza di quello che viene citato come un “regime corrotto, incompetente e illegittimo dell’usurpatore Nicolas Maduro”, con conseguenze “sulla sicurezza nazionale in Venezuela così come nei paesi vicini”. Gli Stati Uniti e la Russia si sono schierati in posizioni contrapposte riguardo la crisi venezuelana, i primi concedendo il loro appoggio politico – e forse presto militare – all’oppositore golpista Guaidó, i secondi al presidente eletto e tutt’ora riconosciuto Maduro, nonostante sia accusato di essere connivente nell’aver ridotto la vita nel paese sudamericano ad un livello insostenibile.

Secondo alcune ricostruzioni pubblicate dalla stampa estera nelle scorse settimane, il Regno Unito sarebbe pronto ad aumentare la pressione su Maduro con un “nuovo giro di sanzioni“, con l’appoggio di un gruppo internazionale di contatto con base a Bruxelles che può contare sull’appoggio di otto paesi del Vecchio Continente – Francia, Germania, Italia, Paesi Bassi, Portogallo, Spagna, Svezia e Regno Unito – e quattro partner latinoamericani, Costa Rica, Uruguay, Ecuador e Bolivia. Il gruppo, che è contrario ad ogni opzione militare, ha annunciato l’invio di una missione “di alto livello” per dialogare con le fazioni che si contrastano in Venezuela.

Da molto tempo il presidente degli Stati Uniti Donald Trump avverte che per risolvere la crisi politica venezuelana “tutte le opzioni sono sul tavolo”, compresa l’opzione militare che dopo la richiesta di un incontro formale sembra essere plausibile, o comunque fortemente voluta da Guaidó e i suoi, che nonostante le ultime altisonanti dichiarazione che affermano come l’esercito venezuelano sia “dalla loro parte”, non sono riusciti a “sbloccare” una situazione in stallo. La maggioranza dei paesi membri della comunità internazionale, pur contrari al presidente Maduro e favorevoli alle sanzioni, ribadiscono che non è necessario ricorrere all’uso della forza, che potrebbe portare ad un’escalation militare che proietterebbe il conflitto fuori dalla regione, rendendolo di fatto uno scontro tra potenze mondiali.