A vent’anni dalla rivoluzione socialista che portò Hugo Chavez al potere in Venezuela, (El Comandante, come era soprannominato, si insediò il 2 febbraio 1999) lo Stato sudamericano è in una profonda crisi economica e sociale. Il politico democratico Juan Guaidò si è proclamato presidente eletto dal popolo, ma Nicolas Maduro, l’erede di Chavez, non sembra aver intenzione di farsi da parte. Oltre questi fattori politici e burocratici però, c’è una popolazione, quella del Venezuela, che non sa più come andare avanti e senza lavoro né cibo alcuni cittadini sono stati costretti a compiere gesti estremi e imponderabili fino a pochi anni fa.

Fuga in Colombia

Molti venezuelani negli ultimi tempi si sono ritrovati senza lavoro e stipendio. Il crollo del prezzo del petrolio, i cui giacimenti fecero la fortuna di Chavez, ha interrotto in maniera netta la crescita del paese e una profonda corruzione ai piani alti ha fatto il resto, rendendo il Venezuela un Paese sulla soglia della povertà totale. Più di due milioni di venezuelani hanno deciso di lasciare la propria patria e una buona parte si è spostata nella vicina Colombia. Qui però, come racconta un reportage della Cnn, trovare lavoro non è stato facile e alcune donne sono state costrette a prostituirsi per guadagnare qualcosa così da mantenere se stesse e la famiglia. “Passare da un uomo all’altro non è per niente facile – spiega Mariza, una donna con un diploma in infermeria che dopo aver perso il posto in Venezuela non ne ha trovato uno nello stesso campo in Colombia e ora vende il proprio corpo – ma come madre non posso fermarmi a pensare, devo fare ciò che serve. È frustrante perché ti rendi conto che hai studiato per cinque anni e poi lavorato inutilmente”. La donna, con lo stipendio da infermiera ricevuto dallo stato, aveva un potere di acquisto misero: quindici giorni di lavoro le permettevano di comprare al massimo un sacco di farina. Come lei altre donne, giovani e non, sono arrivate nella città di Cucuta al confine fra Colombia e Venezuela sperando di trovare impieghi dignitosi: donne manager e laureate erano disposte a fare le babysitter o pulitrici se necessario. Ma nemmeno questi lavori sono stati disponibili e così molte di loro sono costrette a prostituirsi, una scelta umiliante che le deprime ogni giorno che passa.

La fine dell’idillio fra Venezuela e Chavez

Eppure molti dei rifugiati e dei nuovi poveri del Venezuela una volta sono stati elettori convinti di Chavez. L’iniziale rivoluzione socialista del predecessore di Maduro portò fuori dalla povertà migliaia di venezuelani e inaugurò scuole ed ospedali pubblici. “Era un progetto basato sulla felicità di tutti – spiega un ex chavista al sito americano Buzzfeed News – abbiamo sempre votato per Chavez, ma poi lui e Maduro hanno rovinato tutto. Ci sentiamo traditi”. Per questo molti ex elettori ora sono diventati dei cosiddetti guarimbero, ovvero degli attivisti non violenti che vogliono la caduta del presidente e premono per una nazione democratica guidata da Guaidò. Una sorta di gilet gialli del Venezuela stufi delle politiche di oppressione del governo paramilitare di Maduro. “In passato non c’era fame, non c’erano carenze, non c’era separazione. Ai miei figli oggi posso dare solo la colazione o il pranzo e a volte vanno a letto senza mangiare. Quando ero in Venezuela ero sul punto di impazzire, e anche qui impazzisco perché sto facendo cose che non sembrano giuste per sopravvivere. Alla notte mi inginocchio per chiedere perdono a Dio” conclude Mariza, una delle venezuelane costrette a vendersi in Colombia.