Il Venezuela si avvia a un percorso di pacificazione nazionale, che passa attraverso il dialogo e libere elezioni. È questa la sintesi politica che può trarsi a seguito della visita ufficiale dell’Alto Commissario per i Diritti Umani Michelle Bachelet. L’ex presidente del Cile ha avuto un incontro con Nicolas Maduro a conclusione del lungo iter ispettivo – richiesto dal Consiglio dei Diritti Umani e iniziato a marzo con visite tecniche – che ha toccato anche i Paesi confinanti in cui hanno trovato rifugio gli sfollati, giunti ad oltre 4 milioni.

Il presidente in carica ha descritto la visita come “un successo, il primo passo di avvicinamento ad un cammino regolare di cooperazione per i diritti umani del popolo venezuelano”, e ha fatto sapere che la priorità del governo è il conseguimento della felicità del suo popolo in una cooperazione permanente con il sistema delle Nazioni Unite. La relazione conclusiva esposta dalla Bachelet ha però evidenziato come all’interno del Venezuela siano presenti forti tensioni dettate dalla militarizzazione della vita politica e diverse crisi (alimentare, economica e di sicurezza) che paiono irrisolvibili e che di certo continueranno a peggiorare la situazione generale se non si porranno dei rimedi efficaci.

Il report del Consiglio dei Diritti Umani ha dettato raccomandazioni puntuali. Tra queste spicca lo sviluppo di misure adeguate per rendere disponibili i servizi alimentari e sanitari essenziali, prevenire gli abusi e le violazioni dei diritti umani attraverso inchieste giuridiche indipendenti, la fine delle carcerazioni preventive e lo scioglimento dei gruppi civili armati riferibili al Psuv fondato da Hugo Chavez, i cosiddetti “colectivos”.

Bachelet ha infine ricordato che “l’unica strada per uscire dalla crisi è unirsi nel dialogo” riferendosi ai colloqui che devono intercorrere tra Maduro e Juan Guaidò.

La mediazione tra i due leader è ad oggi la soluzione più auspicabile e forse la sola possibile. I tentativi di presa del potere da parte di Guaidò sono falliti negli ultimi mesi. Una popolazione divisa e un esercito schierato massivamente con Maduro hanno impedito un rovesciamento di potere auspicato dagli Stati Uniti e avversato dalla Russia. Cristallizzando gli equilibri Guaidò ha continuato a cercare appoggi esterni e a chiamare la popolazione a scioperi generali, mentre Maduro ha proseguito nella ricerca di soluzioni interne alla crisi per arrestare l’inflazione e rendere più efficiente l’estrazione di petrolio, fonte primaria del reddito nazionale. I primi colloqui informali tra le due parti si sono svolti nel mese di maggio, con la mediazione della Norvegia, senza approdare a misure reali. Ora l’apertura di Maduro ad una mediazione più ampia che includa gli organi delle Nazioni Unite ha di certo l’obbiettivo di evitare un ulteriore colpo di forza di Guaidò e instradare la risoluzione della crisi attraverso un percorso istituzionale, ma pone in capo al potere venezuelano azioni concrete per un ritorno al confronto democratico.

Per ora Maduro ha iniziato incontrando importanti personalità legate al pacifismo dando seguito al vertice con la Bachelet. Il presidente venezuelano ha inoltre incontrato il leader spirituale indiano Sri Sri Ravi Shankar e il premio Nobel Houcine Abassi, sindacalista tunisino che ha voluto sottolineare come “proprio un’iniziativa comune è indispensabile per una transizione politica pacifica che consolidi la democrazia e salvi i paesi in crisi.”

I veri colloqui tra i due avversari dovrebbero verificarsi comunque nel breve periodo. La Norvegia ha infatti annunciato un nuovo round di negoziazione nelle Barbados nel quale Guaidò si presenterà chiedendo la rimozione di Maduro e l’indizione di nuove elezioni con osservatori internazionali. Il presidente venezuelano ad oggi non ha tracciato invece nessuna roadmap né concesso la possibilità di elezioni. Ha solo auspicato un dialogo democratico nell’alveo costituzionale bolivariano.

Ma l’apertura sostanziale al dialogo con le Nazioni Unite, attraverso un maggiore impegno per la salvaguardia dei diritti umani, dovrà portare Maduro ad un reale impegno per evitare un maggiore isolamento internazionale.