Una sagoma di cartone diventa lo schermo televisivo, un microfono di gommapiuma e la diretta ha inizio. In tre minuti i giornalisti recitano un notiziario dicendo tutto ciò che i media ufficiali non possono più dire in Venezuela. Il progetto si chiama El Bus Tv ed è nato nel 2017 per bypassare il controllo esercitato dal regime sull’informazione.

“Il nostro è giornalismo di strada, senza intermediari né filtri, la comunità di passeggeri e autisti ci apprezza”, spiega la giornalista Laura Helena Castillo, una delle ideatrici del Bus Tv. Tutto accade mentre il bavaglio messo alla stampa si stringe sempre di più.

Il presidente Nicolàs Maduro ha chiuso le televisioni a lui sgradite e ceduto alcune testate nazionali a uomini d’affari amici per silenziarle. “Il governo ha centralizzato la vendita della carta di giornale. Ci sono testate come El Nacional che hanno smesso di circolare perché non hanno denaro per comprare la carta”, aggiunge Castillo.

La risposta alla censura è arrivata dal basso: un gruppo di giovani giornalisti ha deciso di salire sugli autobus pubblici per dare le notizie ai passeggeri. Il primo telegiornale risale a anno fa: “Oggi si celebra il decimo anniversario della chiusura di Radio Caracas Television, avvenuta per mano dell’ex presidente Hugo Chavez”.

Da allora il Bus Tv non si è più fermato. “Diamo tutti i tipi di informazioni locali. Parliamo molto di nutrizione, allattamento al seno, non violenza e cerchiamo di proporre soluzioni. Nel prossimo copione si parlerà di piogge, indagini sulla corruzione nel cibo importato dal governo venezuelano e passeggiate gratuite per visitare un parco a Caracas”, anticipa Castillo.

Un modo per tenere sveglie le coscienze dilaniate dalla crisi economica e umanitaria che sta colpendo il Paese. “Il salario minimo è di 1.800 bolivar e il paniere alimentare costa 7.300 bolivar secondo i dati del Cendas. Otto venezuelani su 10 non mangiano abbastanza, questo vuol dire che più della metà delle famiglie vive sotto la soglia di povertà, costretta a cercare il cibo nella spazzatura”, prosegue Castillo, “la maggior parte dei bambini è denutrito e molte famiglie lasciano il Paese portando con sé i soli vestiti che hanno addosso”.

L’Onu ha parlato di “crisi monumentale” ma la gente ha fame anche di futuro e di verità. Oggi il Bus Tv è presente a Caracas, Mérida e Carabobo, con otto team di giornalisti. “I primi a esordire sono stati Claudia Lizardo, Mejìas Romhany, Maria Gabriela Fernandez, Victor Rodriguez, Nicolas Manzano e io”, ricorda Castillo, “nel tempo siamo cresciuti con studenti universitari e colleghi e ora abbiamo una squadra di trenta persone”.

L’iniziativa ha avuto un’eco internazionale tanto da essere stata nominata nella categoria Innovazione del Premio Gabriel Garcìa Márquez 2018. “Sono stati presentati oltre 1.700 progetti di giornalismo e il nostro Bus Tv è stato considerato tra i dieci più innovativi in America Latina e Spagna”, racconta Castillo. Un riconoscimento al coraggio di un gruppo di ragazzi e ragazze che sfidano la repressione per regalare uno sprazzo di democrazia. Sanno di rischiare grosso, c’è il pericolo di essere fermati e arrestati, ma sono determinati ad andare avanti. “L’esperienza e la credibilità che abbiamo maturato ci aiutano, inoltre i passeggeri sono i nostri principali alleati”, prosegue Castillo, “ora sta accadendo qualcosa di molto importante: la gente inizia a riconoscerci e ci invita spontaneamente a recitare il nostro telegiornale di strada”.

Gli autisti collaborano, abbassano la musica e lasciano salire la troupe di giornalisti senza far pagare il biglietto. Tutti stanno in silenzio e ascoltano. Un segno eloquente se si pensa che il presidente Nicolàs Maduro ha iniziato la sua carriera facendo il leader sindacale nel trasporto pubblico. Il Bus Tv non è solo un ritaglio di cartone è il simbolo della libertà di stampa che resiste. Non a caso ogni notiziario termina con una promessa: “Continueremo a informarvi”.