C’è grande attesa per la pubblicazione del primo dei due rapporti sulle inchieste avviate dall’amministrazione Usa sulla vicenda Spygate/Russiagate. Come ricorda l’Agi, la prima indagine, guidata Michael Horowitz, è incentrata sul presunto controllo della campagna presidenziale di Trump nel 2016 e sul possibile abuso del Foreign Intelligence Surveillance Act (Fisa) da parte di Barack Obama”. Horowitz ha anche esaminato il motivo per cui l’Fbi ha considerato credibile il rapporto sul Russiagate redatto dall’ex spia britannica Christopher Steele, il dossier finanziato in parte dalla Fusion Gps, dal Washington Free Beacon, dal Democratic National Committee e dalla campagna di Hillary Clinton, che contiene affermazioni infondate secondo cui gli agenti dell’intelligence russa avrebbero filmato il presidente Trump con delle prostitute in un hotel di Mosca.

Il primo dei due rapporti potrebbe essere pubblicato a giorni, notizia che il Presidente Usa Donald Trump commenta così a Fox News: “Il rapporto uscirà presto, e vedremo cosa succede. Ma prevedo che vedrete cose a cui non credere per il livello di corruzione, che si tratti di James Comey,  Peter Strzok o la sua amante, Lisa Page o di altre persone come Andrew McCabe, o dello stesso Presidente Barack Obama. Vediamo se Obama è coinvolto o meno, se lo inseriscono o meno”. La pubblicazione di quel rapporto tanto atteso, nota Fox News, molto probabilmente darà il via a nuove indagini del Congresso su abusi o presunti tali del Dipartimento di Giustizia e dell’Fbi.

Horowitz sarà ascoltato in audizione pubblica

Il senatore Lindsay Graham ha “promesso di sondare i presunti abusi” delle agenzie “all’origine dell’indagine russa”, sottolineando che avrebbe cercato risposte “su quanti soldi i democratici hanno pagato alla società di ricerca Fusion Gps per commissionare il dossier redatto da Steele, o se il contenuto del fascicolo è stato verificato”. Parlando a “Sunday Morning Futures” su Fox Business, il senatore Graham ha dichiarato: “Non appena Horowitz avrà terminato la sua inchiesta sull’applicazione del mandato fisa alla campagna di Trump, organizzeremo un’audizione pubblica con Horowitz e chiameremo un mucchio di testimoni”.

Come ricorda Federico Punzi su Atlantico Quotidiano, in realtà è dal 13 settembre scorso che l’ispettore generale del Dipartimento di Giustizia Michael Horowitz ha informato il Congresso di aver notificato a William Barr la conclusione della sua indagine sui presunti abusi da parte di Fbi e Dipartimento di Giustizia nei mandati Fisa (Foreign Intelligence Surveillance Act) che hanno autorizzato la sorveglianza di un collaboratore della Campagna Trump prima e dopo il voto del 9 novembre 2016. Un funzionario del Dipartimento di Giustizia ha dichiarato a Fox News la scorsa settimana che il rapporto è ancora in fase di declassificazione, una delle fasi finali da completare prima che venga reso pubblico. “L’Fbi e il Doj stanno lavorando insieme senza intoppi sul processo di declassificazione”, ha spiegato il funzionario a Fox News.

Come sottolinea Punzi, non solo il falso Dossier Steele, anche i rapporti Papadopoulos-Mifsud sarebbero entrati nella richiesta di mandato Fisa da parte dell’Fbi per rafforzare il sospetto della collusione con la Russia, ma tenendo nascosti alla corte preposta significativi dettagli su come quelle “prove” erano state ottenute – e in particolare l’interrogatorio in cui Mifsud ha smentito di aver detto alcunché a Papadopoulos sulle email della Clinton.

L’Fbi sapeva che il dossier contro Trump era inattendibile

Ma chi è Christopher Steele? Fu proprio lui, come rivelò il Guardian, a confezionare il documento pubblicato poi da BuzzFeed, dal quale emergevano contatti frequenti tra lo staff di Donald Trump e gli intermediari del Cremlino durante la campagna elettorale del 2016. Un dossier che poi si è rivelato essere in larga parte infondato e falso, come lo stesso ex membro dell’agenzia di spionaggio per l’estero della Gran Bretagna ha ammesso.

Come ha spiegato il giornalista investigativo John Solomon su The Hill. “Il resoconto del vice segretario di Stato Kathleen Kavalec del suo incontro dell’11 ottobre 2016 con l’informatore dell’Fbi Christopher Steele” ci dice una cosa: “Che il già funzionario dell’intelligence britannica, finanziato dalla campagna elettorale di Hillary Clinton, ammise che la sua ricerca era politica e doveva produrre qualcosa entro la data delle elezioni del 2016″. Quella confessione, osserva Solomon, avvenne 10 giorni prima che l’Fbi usasse il dossier completamente screditato di Steele per giustificare l’ottenimento di un mandato del Foreign Intelligence Surveillance Act (Fisa) per sorvegliare l’ex consigliere della campagna Trump, Carter Page.

John Durham estende le indagini

Nel frattempo, come ha riportato InsideOver, l’indagine condotta dal team investigativo guidato dal procuratore John Duhram e dall’Attorney general William Barr sull’operato delle agenzie federali alle origini del Russiagate si estende e ora copre un arco temporale che interessa, per quanto riguarda anche l’Italia, compreso il governo Gentiloni. Come riporta Fox News, Durham sta sondando una linea temporale più ampia di quanto precedentemente noto, secondo diversi funzionari dell’amministrazione Trump: il periodo preso in esame va dal 2016 – prima delle elezioni presidenziali di novembre – fino alla primavera del 2017, quando Robert Mueller viene nominato procuratore speciale per il Russiagate. Il procuratore Durham, detto “bulldog”, sta raccogliendo informazioni da numerose fonti, tra cui un certo numero di Paesi stranieri, tra cui l’Italia. Nel mirino, come più volte abbiamo rimarcato, c’è il docente maltese Joseph Mifsud e la sua rete di relazioni, anche con l’intelligence.

Indagine che ora si allarga e che potrebbe coinvolgere i vertici dell’Fbi e della Cia e gli ex funzionari che hanno dato origine al Russiagate. Come riporta il New York Times, che cita alcuni ex funzionari e altre persone informate sui fatti, i pubblici ministeri hanno intervistato circa due dozzine di ex e attuali funzionari dell’Fbi. Secondo il Nyt, tuttavia, Durham non ha ancora interrogato tutti i funzionari del Bureau che hanno svolto ruoli chiave nell’aprire le indagini sulla collusione russa nell’estate del 2016: non ha ancora parlato con Peter Strzok, l’ex agente che ha aperto l’inchiesta; con l’ex direttore James B. Comey o il suo vice, Andrew G. McCabe; o James A. Baker, poi consigliere generale dell’ufficio.