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I vaccini mettono a nudo i limiti della Cina. Lontano dall’economia in continua ascesa, dal benessere e dallo sviluppo tecnologico, c’è una zona d’ombra che fa tremare la solidità del governo cinese. Stiamo parlando del fenomeno della somministrazione di vaccini scaduti o non testati, che un mese fa ha provocato la rivolta di una folla inferocita. La notizia è stata diffusa soltanto adesso ma è la punta di un iceberg oscuro e piuttosto pericoloso.

Vaccini scaduti a 145 bambini: genitori in rivolta

Siamo nella città di Jinhu, nella provincia di Jiangsu. Qui, lo scorso gennaio, sono state somministrate 145 dosi di vaccino anti polio scaduti ad altrettanti bambini di un’età compresa tra i tre mesi e i quattro anni. I genitori dei piccoli, letteralmente fuori di sé, si sono riuniti fuori dai cancelli del Licheng Health Centre aggredendo i funzionari e scontrandosi con le forze dell’ordine. I vaccini non avevano numeri di serie e non erano tracciabili. Da qui è nata l’ipotesi che le reazioni cutanee manifestate dai bambini fossero l’effetto di un’immunizzazione scadente. La reazione del Partito non si è fatta attendere, con 17 funzionari finiti sotto inchiesta all’istante. Le indagini hanno dimostrato che il governo locale ha utilizzato una partita di vaccini che avrebbe dovuto essere distrutta. Il motivo? Confusione nell’organizzazione e negligenza sul lavoro.

Un mercato miliardario

Il problema è che episodi simili, in Cina, non sono affatto una rarità. Il governo punisce duramente i responsabili di simili nefandezze, ma scandali simili minano la legittimità dell’esecutivo. D’altronde il mercato cinese dei vaccini è una gallina dalle uova d’oro. Il suo valore è di 21,6 miliardi di yuan e rappresenta l’11% del mercato mondiale; nel 2022 raggiungerà i 66,5 miliardi di yuan. I vaccini, come quelli somministrati a Jinhu, fanno parte di un programma governativo. Sono dunque gratuiti e fanno capo a produttori statali. Eppure nel 2016 sarebbero stati venduti in tutto il Paese la bellezza di 2 milioni di vaccini conservati in modo improprio.

Troppi precedenti

Attualmente si calcola che siano stati puniti dal governo più di 350 funzionari delle varie amministrazioni locali. Tanti sono stati gli scandali che hanno scottato il potere centrale. Qualche esempio. Lo scorso luglio l’industria farmaceutica Changchun Changsheng Biotech è stata accusata di aver venduto 252.600 vaccini al Centro di prevenzione dello Shandong. Sotto indagine è finito anche il Wuhan Institute of Biological Products. L’istituto ha venduto oltre 400mila vaccini non efficaci nelle province di Chongqing ed Hebei. Altri soggetti avrebbero messo in circolazione prodotti non funzionanti, o addirittura nocivi. Per evitare imbarazzi le autorità hanno proibito l’uso di social media per trattare notizie inerenti ai vaccini.

Il vero problema

Il governo non riesce ad arginare questo pericoloso fenomeno. Le sue contromosse sono poi giudicate troppo morbide. La Changsheng Biotech, ad esempio, è stata multata di 3,4 milioni di yuan a fronte di un fatturato di 566 milioni e di sussidi governativi di 48,3 milioni. Ma il vero punto debole, come sottolinea Avvenire, è lo stesso sistema sanitario cinese. La National Institutes for Food and Drug Control è l’unica agenzia incaricata dallo Stato di attestare la qualità di medicine e prodotti alimentari. Il problema è che la Cina produce più di un miliardi di vaccini all’anno e l’istituto non riesce a testare ogni lotto. Si stima che venga verificato soltanto il 5% dei campioni. Con tutte le conseguenze del caso.