Una fitta nebbia si estende dal 38esimo parallelo fino al fiume Yalu. Tutto ciò che avviene in mezzo a questi due estremi, ovvero sul territorio della Corea del Nord, è avvolto nel mistero più assoluto. La pandemia di Covid-19, e il conseguente timore di una diffusione incontrollata del virus oltre i confini nordcoreani, ha spinto il Paese a chiudersi ancora di più rispetto al passato. La maggior parte dei lavoratori stranieri attivi sul campo, compresi diplomatici e membri di varie organizzazioni, se ne sono andati da mesi. Risultato: le fonti scarseggiano ed è sempre più difficile capire che cosa sta accadendo nella Repubblica Popolare Democratica di Corea, tanto dal punto di vista politico quanto da quello economico e sanitario.

Partiamo proprio dalla sanità. Stando a quanto riferiscono le autorità locali, in Corea del Nord non sarebbe stato rilevato alcun caso di Covid. Un rapporto diffuso dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms) afferma che Pyongyang ha effettuato test su circa 32 mila persone, senza riscontrare alcuna positività al Sars-CoV-2. Il risultato appare sorprendente, anche se le verifiche effettuate risultano scarse e ben poco rappresentative, se confrontate con la popolazione totale del Paese che ammonta a circa 25 milioni di unità. Nonostante non ci siano ufficialmente casi attivi, Kim Jong Un ha però imposto rigidissimi controlli e misure alle frontiere fin dallo scoppio dell’emergenza internazionale. Pochi giorni fa, inoltre, lo stesso Kim ha ammesso che c’era stato un “grave incidente” nella lotta del Paese contro la pandemia, anche se non è chiaro a cosa si riferisse il Grande Leader.

Deficit alimentare o carestia?

In seguito alle parole di Kim, molti analisti hanno ipotizzato l’avvento di un’epidemia fuori controllo capace di far barcollare il sistema politico nordcoreano. Non ha tuttavia molto senso dare adito a qualsiasi voce emerga nel pantheon del web, visto che gli stessi analisti avevano messo in circolo le più strampalate notizie per giustificare la strana perdita di peso del presidentissimo nordcoreano, apparso, dopo qualche settimana di assenza, molto più magro rispetto al solito. C’è chi ha subito parlato di una malattia, quando invece il dimagrimento di Kim potrebbe essere un piccolo effetto indiretto di una carestia provocata dalla chiusura delle frontiere causa Covid.

A questo proposito le previsioni della Fao, l’agenzia Onu per l’alimentazione, sono emblematiche. La Corea del Nord rischia di dover affrontare un “deficit” alimentare da 860 mila tonnellate di cereali in meno e di avere gravi difficoltà a partire dal mese di agosto. Non ci sarebbero solo le sanzioni a complicare la vita dei nordcoreani. Già, perché la pressione sull’economia è stata aumentata dalla decisione di chiudere tutte le frontiere per evitare la diffusione del Covid ma anche da eventi naturali come le recenti tempeste e inondazioni che hanno colpito il Paese. Secondo la Fao, la Corea del Nord produrrà quest’anno 5,6 milioni di tonnellate di cereali, 1,1 in meno rispetto a quelli che servirebbero per nutrire la popolazione. “Le importazioni previste ufficialmente sono pari a 205 mila tonnellate”: il “deficit” è dunque pari a 860 mila tonnellate. Se questo divario non verrà compensato da importazioni o aiuti internazionali, le famiglie rischiano di incontrare difficoltà a partire da agosto.

Il Papa, i vaccini e il ruolo della Russia

In merito al presunto deficit alimentare nordcoreano, è interessante analizzare la mossa di Kim. Il Grande Leader ha recentemente avvertito che la crisi alimentare in atto nel Paese minaccia la sicurezza dello Stato, ed ha rimosso diversi alti funzionari del Partito del Lavoro di Corea, cui ha imputato il fallimento nella gestione dell’emergenza. Insomma, i segnali di qualche nube di troppo appaiono troppo evidenti per essere ignorati; che sia la pandemia o che si tratti di una crisi alimentare, c’è evidentemente qualcosa che turba il sonno del giovane Kim.

Nel frattempo Pyongyang si è resa protagonista di un’altra mossa alquanto curiosa. Stando a quanto riferito dall’Institute for National Security Strategy (Inss) di Seul, affiliato all’intelligence sudcoreana, la Corea del Nord non sarebbe entusiasta dei vaccini cinesi a causa delle preoccupazioni legati alla loro presunta scarsa efficacia. Non solo: i nordcoreani avrebbero rifiutato una consegna di vaccini AstraZeneca perché in dubbio sui possibili effetti collaterali delle dosi. Il governo potrebbe invece affidarsi ai vaccini realizzati dalla Russia, visto che le autorità locali si sarebbero rivolte a Mosca chiedendo forniture gratuite di Sputnik V.

A parole Kim ha ribadito vicinanza e fedeltà a Pechino; eppure, il probabile rifiuto di Pyongyang al vaccino cinese potrebbe consentire a Mosca di entrare nella partita nordcoreana e assumere un certo peso. Nel frattempo, forse per evitare di perdere rilevanza internazionale, si parla di una possibile visita di Papa Francesco oltre il 38esimo parallelo. La sensazione è che Kim, per scongiurare guai, stia lavorando sodo nel tentativo di tirar fuori uno o più conigli dal cilindro. Possibilmente prima che sia troppo tardi.

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