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Di recente, su queste colonne, vi abbiamo raccontato della crescita elettorale di Donald Trump tra le minoranze nere e latine degli Stati Uniti in vista delle imminenti presidenziali. Questo non è un caso isolato. Ad Hamtramck, una cittadina di 27mila abitanti circa interamente circondata da Detroit, nel Michigan, c’è un sindaco che ha ufficialmente appoggiato Donald Trump come presidente. Un fatto che ha sorpreso molti, considerando che Amer Ghalib è musulmano e figlio di immigrati dello Yemen, la città è l’unica a maggioranza musulmana di tutti gli Stati Uniti e aveva votato in modo schiacciante per Biden nel 2020. Un endorsement è stato il culmine di un rapporto tra Ghalib e Trump fatto di incontri e confronti, culminato in una riunione di 20 minuti con l’ex presidente, durante la quale quest’ultimo avrebbe promesso di portare la pace in Medio Oriente, pur senza alcuna indicazione su come farlo.

A scatenare la scelta di Ghalib, egli stesso un immigrato (annunciata con un post su Facebook: “Il presidente Trump è un uomo di principi… la scelta giusta in questa fase critica) sembra essere stato un discorso di Kamala Harris durante un comizio in Michigan. La vicepresidente aveva silenziato dei manifestanti arabo-americani che chiedevano un embargo sulle armi e la libertà per la Palestina, rispondendo: “Se volete che vinca Donald Trump, allora ditelo”. Ghalib a quel punto ha reagito criticando sui social media Harris e l’amministrazione Biden per il loro sostegno indefesso a Israele nel conflitto con Gaza, nonostante gli oltre 40mila morti nella Striscia. Successivamente Ghalib ha partecipato a un incontro organizzato dal direttore del comitato di sensibilizzazione libanese-americano del Partito Repubblicano del Michigan e ha infine deciso di sostenere Trump dopo aver discusso con lui a Flint – la celebre cittadina decaduta della General Motors raccontata nei documentari di Michael Moore.

Ghalib, che si descrive come un democratico conservatore, ha spiegato più volte la sua delusione verso l’amministrazione Biden, accusata di ignorare le richieste della comunità arabo-americana di interrompere il sostegno all’azione militare israeliana. Nonostante sul curriculum di Trump ci sia il cosiddetto “muslim ban” e altre uscite pubbliche violente contro la comunità musulmane, il sindaco di Hamtramck ha trovato in Trump una figura che, a suo dire, potrebbe effettivamente impegnarsi per fermare la rappresaglia di Netanyahu a Gaza. Una scelta sorprendente e per certi versi sconcertante, che però riflette un crescente disincanto di alcune comunità arabo-americane e musulmane verso il Partito Democratico, in particolare per quanto riguarda la gestione del conflitto israelo-palestinese. Nel Michigan, uno Stato in bilico nelle prossime presidenziali, la perdita dei segmenti musulmani da parte dei Dem potrebbe rivelarsi fatale.

Gaza, però, c’entra fino a un certo punto. Un altro elemento che ha contribuito a far disamorare Ghalib è stata l’incompatibilità sempre più evidente tra il conservatorismo socio-culturale di alcune comunità musulmane negli Stati Uniti, in particolare riguardo a temi come i diritti LGBTQ e l’aborto, e la linea progressista del Partito Democratico, percepita come troppo woke. In passato, Ghalib si era già opposto all’innalzamento della bandiera arcobaleno fuori dal municipio di Hamtramck, una posizione che è stata ripresa da molti propagandisti trumpiani per sostenere la frattura tra sinistra e immigrati. Nonostante Harris non abbia mai calcato troppo il terreno della sinistra massimalista sui diritti civili, e anzi abbia rimarcato più volte il suo forte patriottismo esibendo il suo porto d’armi e promettendo frontiere chiusissime, l’alleanza con la sinistra urbana e universitaria suscita inquietudine nei segmenti religiosi.

C’è in questa storia tutto il dramma della questione palestinese: da un lato, lo status quo è rappresentato dall’abbraccio senza tregua di Biden e – in misura minore – di Harris a Israele, nonostante la continua escalation in Medio Oriente e la presa della destra etno-nazionalista sul premier israeliano Benjamin Netanyahu; dall’altro, ogni ipotesi di voto alternativo è rappresentata da un Trump che durante la sua presidenza ha normalizzato lo spostamento della capitale israeliana da Tel Aviv a Gerusalemme e promosso un “piano” che sostanzialmente trasformava la Cisgiordania in un arcipelago di bantustan arabi circondati da colonie israeliane (con complicità saudita) e che adesso promette ai finanziatori filo-israeliani radicali di regalare la West Bank ai coloni più fanatici.

A nulla serve l’avvertimento degli attivisti pro-Gaza sul fatto che la “pace” di Trump sia una presa in giro, e non porterà reali benefici al popolo palestinese, o il fatto che Trump abbia ottenuto solo il 13% dei voti a Hamtramck nel 2020. Oppure che, all’inizio di quest’anno, Hamtramck sia diventata la prima città a sostenere il movimento per il Boicottaggio, Disinvestimento e Sanzioni (BDS), a cui Trump peraltro si oppone veementemente. Quello di Ghalib è un dito medio alzato nei confronti dei Democratici, mentre questi ultimi si sforzano di bilanciare le richieste dei pacifisti con la passività verso le lobby e gli interessi imperiali di sempre. Una frattura significativa, la cui portata ancora va capita, e che in uno stato-chiave come il Michigan potrebbe diventare simbolica del disastro in politica estera di Biden. Per i musulmani come Ghalib, non importa quanto sia pessimo Trump: la priorità è punire quegli altri.

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