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Giudiziaria

Usa, Sospese le sanzioni a Albanese. Giustizia è fatta (almeno per ora)

C’è un giudice a Washington e si chiama Richard Leon, ha 77 anni e nella giornata di ieri ha sancito tramite il suo Tribunale Distrettuale che le sanzioni contro la Relatrice Speciale Onu per i Territori Palestinesi, l’italiana Francesca Albanese,...

C’è un giudice a Washington e si chiama Richard Leon, ha 77 anni e nella giornata di ieri ha sancito tramite il suo Tribunale Distrettuale che le sanzioni contro la Relatrice Speciale Onu per i Territori Palestinesi, l’italiana Francesca Albanese, violano la Costituzione statunitense, proprio al primo emendamento che sancisce la sacralità della libertà d’espressione per il diritto americano. Per Leon le sanzioni, imposte dall’amministrazione di Donald Trump nel luglio 2025, sono illegittime perché motivate sostanzialmente sull’esercizio da parte di Albanese della libertà di parola nel mandato a lei assegnato: rappresentare i diritti dei palestinesi di fronte all’arbitrio di Israele e verificare l’entità dei crimini di guerra di Tel Aviv.

Le sanzioni contro Albanese si inseriscono nel pieno della campagna di pressione dell’amministrazione sulla Corte Penale Internazionale e le sue indagini per genocidio contro Israele e i suoi leader per la condotta a Gaza, che spesso hanno intercettato o incrociato anche delle figure politiche statunitensi. Albanese ha spesso fatto i nomi e i cognomi dei leader, degli operatori politici e degli attori economici accusati di collaborare con il sistema israeliano nel genocidio a Gaza. E questo l’ha messa nel mirino Usa.

La dichiarazione con cui il Segretario di Stato Marco Rubio colpiva con le dure sanzioni finanziarie e personali la giurista italiana, pubblicata il 9 luglio scorso, era a dir poco distopica e affermava che “Albanese ha collaborato direttamente con la Corte Penale Internazionale (CPI) negli sforzi per indagare, arrestare, detenere o perseguire cittadini degli Stati Uniti o di Israele, senza il consenso di questi due paesi”, e dato che “né gli Stati Uniti né Israele sono parti dello Statuto di Roma”, la funzionaria si sarebbe mossa “rendendo questa azione una grave violazione della sovranità di entrambi i paesi”. Per Leon, questa dichiarazione non è valida: Albanese ha agito nel mandato assegnatole e anche il sostegno alla Cpi altro non è che libertà di espressione. Una libertà spesso presentata come inviolabile negli Usa ma che appare spesso relativa quando ci si riferisce allo Stato Ebraico.

“Albanese e suo marito si sono lamentati che la designazione delle sanzioni statunitensi li ha praticamente esclusi dalla rete bancaria internazionale, ha reso impossibile per loro viaggiare negli Stati Uniti e ha persino portato l’assicuratore sanitario della famiglia a negare il pagamento per i servizi ricevuti da Albanese”, nota Politico.eu. Perfino Banca Etica, istituzione che ha fatto una campagna diretta contro le sanzioni ad Albanese, si è trovata con le mani legate di fronte alla prospettiva di poter subire sanzioni aprendo un conto nominale intestato alla relatrice.

Gli Usa, per difendere Israele, hanno esercitato una forza sproporzionata contro la relatrice Onu e ne hanno sostanzialmente pregiudicato le possibilità di una vita normale. Albanese non è la sola: otto giudici della Cpi hanno subito attacchi simili: a slovena Beti Hohler, la beninese Reine Alapini-Gansou, la peruviana Luz del Carmen Ibáñez Carranza e l’ugandese Solome Bossa, colpite prima di Albanese, a cui ad agosto si sono aggiunti la senegalese Mame Mandiaye Niang, il francese Nicolas Guillou, la canadese Kimberly Prost e la figiiana Nazhat Shameem. Persone la cui vita ordinaria è stata sconvolta in nome della spinta a tenere la parte di Tel Aviv. Il caso di Albanese, comunque, spicca per gravità perché la relatrice italiana è referente delle Nazioni Unite, di cui gli Usa non possono dire di non fare parte e che sono le garanti della legalità internazionale. Giustizia è fatta, per ora (il governo Usa può fare ricorso). Nel Paese della libertà d’espressione il fatto che serva un tribunale per imporre giustizia a riguardo, però, dice molto del clima cupo del contesto odierno.

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