Usa, schema venezuelano contro Cuba: ora anche il presidente Diaz-Canel è sanzionato

SOGNI DI FARE IL FOTOREPORTER? FALLO CON NOI
Politica /

L’assedio Usa a Cuba è sempre più implacabile, e nel giorno in cui scatta l’ora X per il ritiro delle compagnie che fanno affari con il conglomerato nazionale Gaesa, partono anche le sanzioni contro il presidente della Repubblica Miguel Diaz-Canel, in uno schema che ricorda molto da vicino quello venezuelano, con Nicolas Maduro che, prima del raid che ha portato alla sua cattura il 3 gennaio scorso, fu colpito da restrizioni nei suoi confronti e poi da un mandato d’arresto diretto.

Le pesanti sanzioni Usa a Diaz-Canel

Diaz Canel è stato inserito nella Specially Designated Nationals and Blocked Persons List dell’Office of Foreign Asset Control del Dipartimento del Tesoro americano, un elenco che comprende tutti i terroristi identificati negli Usa come minacce alla sicurezza nazionale, i narcotrafficanti, gli operatori economici accusati di sostenere gli avversari degli Usa, figure ritenute pericolose per la sicurezza nazionale Usa (è la lista in cui è finita anche Francesca Albanese) e, ovviamente, i leader degli Stati che per gli Usa sono “canaglia”. Sotto questa designazione, le persone indicate dall’Ofac sono bloccate in diverse attività: dal fare affari usando i dollari a detenere asset negli Usa, passando per l’ottenimento di linee di credito da istituzioni finanziarie Usa. Il Patriot Act del 2001, varato dopo l’11 settembre, impone inoltre attenzione a chi si trova in rapporti economici e personali con le persone della lista Sdn, che rischiano di subire conseguenze legali e finanziarie.

Una mossa politica e simbolica

Il capo di Stato cubano, in questo caso, è indicato come “individuo” generico aggiunto alla lista Ofac, come un dettaglio tecnico. Per Washington è solo una figura in più di un regime sotto assedio da indicare come messo ai margini, e il significato politico e simbolico è chiaro. Diaz-Canel ha preso il potere dopo il ritiro dalla politica di Raul Castro nel 2018, mentre riprendeva l’assedio americano in seguito alla scelta di Donald Trump di invertire la breve tendenza alla distensione decisa da Barack Obama e dallo stesso Castro, e quando ha viaggiato fuori dall’Isla Grande ha toccato gli Usa solo per partecipare ai vertici delle Nazioni Unite. Il valore della designazione sta nel fatto che ora agli occhi di Washington Diaz-Cane è meno legittimo e dunque indicato come persona non grata.

Cuba, obiettivo regime change

Non è un caso che gli States abbiano dato informale raccomandazione al Tesoro di disapplicare le sanzioni Ofac contro la presidente ad interim del Venezuela, Delcy Rodriguez, dopo il suo avvicendamento con Maduro e l’apertura graduale a relazioni più inclini a assecondare i voleri americani. La lista Ofac è l’equivalente moderno di una lista di proscrizione che indica i rivali dell’agenda Usa ma anche uno strumento di pressione politico e diplomatico. Implacabile, la morsa statunitense su L’Avana si stringe con l’accumularsi di mosse ostili.

Da gennaio ad oggi possiamo contare il blocco energetico, la spinta contro le brigate mediche cubane all’estero, la stretta dell’embargo, le sanzioni contro Gaesa, la scelta di inserire Raul Castro nella lista dei ricercati del dipartimento della Giustizia e ora le sanzioni Ofac contro Diaz-Canel. Si legge l’architettura della strategia ispirata dal Segretario di Stato Marco Rubio contro Cuba, Paese che formalmente Washington classifica come “sponsor del terrorismo” e “minaccia eccezionale alla sicurezza nazionale”. Per quali motivi, non è tuttora dato saperlo. “Il Paese sta morendo di fame, non ha energia, non ha petrolio, non ha soldi, non ha niente”, ha detto Trump di recente allo Studio Ovale di recente, rivendicando la volontà di renderlo “un Paese ben governato”. Un mix di pressioni e minacce lascia pensare che tutte le opzioni sono sul tavolo. E che l’obiettivo ormai sia chiaro: gli Usa vogliono, prima o poi, un regime change a Cuba. E pur non conclamandolo, fanno di tutto per perseguirlo.