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Gli Stati Uniti cercano in tutti i modi di disinnescare la minaccia nucleare e missilistica nordcoreana. Più di una volta abbiamo sentito, per bocca di portavoce diversi, che Washington ha sul tavolo “tutte le opzioni possibili” per fermare i programmi di Pyongyang di dotarsi di un deterrente atomico efficace. Una di queste opzioni sarebbe l’invasione.

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Secondo quanto riportato da alcune agenzie stampa, il contrammiraglio Micheal Dumont, vice direttore del Joint Staff (lo stato maggiore della Difesa Usa), ha scritto una lettera al parlamentare democratico Ted Lieu in cui indica espressamente l’invasione come l’unica opzione che garantirebbe la certezza dell’eliminazione dell’arsenale atomico nordcoreano. “L’unico modo per localizzare e distruggere con la massima certezza tutti i componenti del programma nucleare nordcoreano, è attraverso un’invasione via terra”, queste sono state le parole esatte espresse dal contrammiraglio nella missiva. L’opzione sembra di quelle inimmaginabili perché appunto, come lo stesso Dumont scrive, la reazione di Pyongyang vedrebbe l’utilizzo del proprio arsenale nucleare (e chimico/batteriologico) in un attacco di ritorsione, che, verosimilmente, sarebbe rivolto in primis verso la Corea del Sud ed il Giappone, ma che vedrebbe coinvolti anche alcuni territori americani come l’Alaska e le Hawaii – facilmente raggiungibili dagli IRBM nordcoreani – oltre che, ovviamente, alle basi di Guam e delle Filippine.

L’invasione è davvero fattibile?

L’analisi delle forze armate nordcoreane, per quanto se ne sa attraverso l’intelligence, non promette bene da questo punto di vista. L’Esercito della Corea del Nord è, per consistenza, tra i più grandi del mondo: attualmente vestono la giubba grigioverde circa 950 mila uomini su di un totale di un milione e 160 mila appartenenti alle Forze Armate.

All’esercito regolare, formato da 20 Corpi d’Armata consistenti in 27 Divisioni di fanteria con 15 Brigate corazzate, 14 Brigate di fanteria, 21 Brigate di artiglieria, 9 Brigate di lanciarazzi ed un totale di 36 Brigate di Forze Speciali (10 tiratori, 9 fanteria leggera, 17 ricognitori), è affiancata una Riserva di oltre 7 milioni uomini e donne inquadrati nell’Unità di Addestramento della Riserva Militare, nella Milizia dei Contadini e Lavoratori ed in altri corpi paramilitari minori. La sola Unità di Addestramento della Riserva, che rappresenta in nucleo principale effettivamente formato al combattimento, consta di un milione 700 mila uomini che effettuano turni annuali di addestramento della durata di 40 giorni. La Milizia invece rappresenta il nucleo numericamente più consistente, 4 milioni e 100 mila unità, con compiti paragonabili alla difesa civile, essendo poco o per nulla armata, ma in caso di necessità fornisce rimpiazzi alle truppe di prima linea; infine esiste una forza di 1 milione e 200 mila studenti di età compresa tra i 14 e 16 anni che vengono inquadrati nelle “Giovani Guardie Rosse” che effettuano esercitazioni settimanali di 4 ore e campi di addestramento annuali della durata di una settimana circa.

Il fulcro delle Forze Armate nordcoreane, i reparti numericamente più consistenti, è rappresentato dalle artiglierie. La Corea del Nord infatti dispone di circa 13 mila pezzi di artiglieria e sistemi lanciarazzi. 4500 sono i cannoni semoventi (self propelled gun) con un calibro compreso tra i 76 e i 170 mm, 3500 sono i pezzi di artiglieria trainata con un calibro compreso tra i 76 e i 152 mm mentre 5100 sono i sistemi di lanciarazzi (tipo MLRS) con un calibro compreso tra i 107 e i 300 mm. A questi vanno aggiunti più di 3500 carri MBT con il nucleo rappresentato da circa 1800 “Ch’onma-ho” mod I/II/III, un derivato nordcoreano del ben noto T-62 sovietico, ed un numero imprecisato di carri “P’okpoong-ho”, una copia locale del T-90. Quello che è significativo è che circa il 60% di tutte queste forze sono posizionate entro 90 miglia dalla Zona Smilitarizzata (DMZ), ovvero quella fascia di territorio a cavallo del confine tra le due coree (il 38esimo parallelo). La maggior parte di queste forze è protetta in più di 4 mila strutture sotterranee (in tutto il Paese ne esistono più di 11 mila) che fanno capo ad un esteso sistema di bunker presenti nella zona avanzata del fronte atti a proteggere la fanteria, le unità meccanizzate e le scorte di materiali.

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Il punto cruciale è proprio rappresentato dalla fitta rete di bunker e gallerie sparpagliati lungo tutto il montagnoso territorio della Corea del Nord. Verosimilmente è impossibile colpire ogni singolo rifugio, e quindi una adeguata dispersione e decentramento delle forze nordcoreane mettere in serie difficoltà una invasione del Paese. Anche l’utilizzo degli ultimi ritrovati bellici convenzionali come i nuovi missili “Tomahawk” bunkerbuster, bombe termo bariche o la MOAB – la Massive Ordnance Air Blast trasportabile anche dai B-2 Spirit oltre che da C-130 appositamente modificati – non basterebbe ad avere ragione dell’enorme mole rappresentata dall’Esercito Nordcoreano. Agli Stati Uniti non resterebbe quindi altra soluzione che impiegare il proprio arsenale nucleare tattico – l’unico in grado di dare un minimo di effetto sorpresa – per colpire in primis i siti noti di stoccaggio di armi atomiche/chimiche/biologiche e quelli dei vettori missilistici, e poi i grossi concentramenti di truppe e mezzi corazzati. Ovviamente non tutti gli obiettivi sarebbero individuati e colpiti, e molti missili verrebbero mancati proprio a causa della dispersione, ma dato che al momento la tecnologia di Pyongyang non è ancora in grado di dare piena mobilità agli IRBM e ICBM di cui è dotata – il veicolo TEL è solo un “transporter / erector” , i “laucher” sono ancora pochissimi – forse il Pentagono conta di eliminarli con missili da crociera lanciati da sottomarini o bombardieri una volta che la ricognizione li abbia scoperti in piazzola pronti al lancio.

Un affare rischioso, che metterebbe a repentaglio soprattutto i Paesi alleati degli Usa (Corea del Sud e Giappone) più esposti ad un attacco di ritorsione nordcoreano, che con ogni probabilità vedrebbe l’utilizzo di testate chimiche e batteriologiche.

Perché allora il vice capo di Stato Maggiore ha scritto questa lettera?

Riteniamo che questo sia un segno della debolezza di Washington che si trova in uno “stallo alla messicana” tra Corea del Nord e Cina. Da una parte, infatti, il Segretario di Stato Tillerson ha avuto spesso parole più moderate sulla questione esprimendo il desiderio di trovare una soluzione diplomatica, dall’altra lo stesso presidente Trump ha usato toni duri, quasi provocatori. Questa missiva, criticata dallo stesso deputato Lieu, è l’ulteriore dimostrazione che la Casa Bianca è in seria difficoltà a trovare una soluzione che le consenta di “non perdere la faccia” in campo internazionale (con la Cina e la Russia soprattutto) e davanti all’opposizione interna rappresentata dall’ala dura del Congresso (coi falchi tipo McCain) e dall’opposizione dem, senza scatenare una guerra che avrebbe delle implicazioni tali da trascinarci in un nuovo conflitto mondiale.

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