Oltre cinquantina  diplomatici americani chiedono a gran voce di far guerra contro Bashar Al Assad.  Non che in questi cinque anni, gli Usa non abbiano fatto nulla per destabilizzare la Siria. Dalla “rat line” che dalla Libia portava le armi ai rivoltosi in Siria, fino al sostegno ai ribelli, l’America è sempre stata presente. Ma in maniera soft, almeno secondo il giudizio dei diplomatici Usa insoddisfatti della politica estera portata avanti dal presidente Barack Obama.Per approfondire: Senatore Usa: “Noi dietro il caos in Siria”Il “cablo del canale del dissenso” è stato rivelato dal Wall Street Journal, che dà conto di un memo interno firmato da 51 funzionari di medio-alto livello del Dipartimento di Stato coinvolti nel dossier Siria.La richiesta dei diplomaticiNel documento firmato dai 51 diplomatici vengono chiesti “raid militari mirati” contro le postazioni del governo di Damasco. Nessun riferimento, però, ad eventuali soldati da inviare contro l’esercito siriano.  Nel documento svelato dal Wall Steet Journal si esprime una chiara frustrazione di fronte all’incapacità degli Stati Uniti di fermare una guerra civile che finora ha mietuto oltre mezzo milione di vittime e che ha contribuito alla crisi mondiale dei rifugiati.Per approfondire: Mosca: “Assad non si tocca“Forse, più che pensare al futuro, i diplomatici Usa dovrebbero cominciare a guardare al passato. Ciò che è successo in Siria dal 2011 in poi è frutto di una cattiva politica estera portata avanti dai “falchi” americani e dai loro alleati. Ricordiamo ancora le parole dell’ex primo ministro del Qatar, lo sceicco Hamad bin Jassim Al Thani rilasciate nell’aprile del 2015, al Financial Times: “Non l’ho mai detto prima: quando abbiamo iniziato a interferire sulla scena politica siriana (attorno al 2012) eravamo sicuri che il Qatar avrebbe presto assunto la guida delle operazioni, in parte per la riluttanza dei sauditi a interferire in quel Paese. Poi però la situazione cambiò, la monarchia saudita decise di intervenire direttamente e ci chiese di sederci sul sedile posteriore. Questo portò a una competizione tra noi e loro e non è stato salutare”.