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La questione della militarizzazione del Kosovo tramite la trasformazione della Kosovo Security Force (KSF) in un esercito regolare è un punto nevralgico della geopolitica balcanica. Il governo di Pristina ha dichiarato che entro autunno avvierà il processo per rendere la KSF un vero e proprio esercito della Repubblica del Kosovo, togliendo il veto alla sua militarizzazione definito dalla risoluzione 1244 delle Nazioni Unite del 1999 e dagli accordi costituzionali.Questa dichiarazione ha ovviamente scatenato le reazioni immediate di tutta la diplomazia mondiale, interessata al fatto che i Balcani non si trasformino in una bomba ad orologeria che possa riportare la guerra nel cuore d’Europa. Purtroppo i segnali non sono incoraggianti. Il problema, infatti, non può essere racchiuso nella cornice del conflitto serbo-kosovaro, ma va esteso a tutto il sistema geopolitico mondiale, in particolare alle relazioni diplomatiche fra Mosca e Washington e quelle fra Serbia ed Europa.Proprio per l’importanza che la regione ha negli equilibri geopolitici mondiali, non è un caso che Pristina abbia parlato della Russia, prima ancora che della Serbia, come minaccia per la propria sopravvivenza e come causa di un’accelerazione nella militarizzazione delle forze di sicurezza. Perché se la Serbia è il più grande alleato della Russia nella regione balcanica, il Kosovo, dal canto suo, è la più grande base strategica dell’Alleanza Atlantica in quello stesso territorio. Per questo motivo, il governo di Pristina ha utilizzato la leva della minaccia russa per sollecitare una presa di posizione favorevole della Nato nei confronti della decisione di armare la Kosovo Security Force rendendola un esercito regolare.Il Segretario della Nato Stoltenberg ha chiesto immediatamente al presidente del Kosovo Hashim Thaçi di bloccare il procedimento, perché contrario alla stabilizzazione dell’area. Tuttavia, sembra che il messaggio non sia stato ascoltato. Anzi, proprio perché sia la Nato che l’Unione Europea hanno respinto sul nascere l’idea di un esercito del Kosovo, per timori di un inasprimento del conflitto con la Serbia, Pristina ha deciso di chiedere l’autorizzazione direttamente a Washington. E in America sono in molti ad avere a cuore il problema e ad aver prestato orecchio alle richieste kosovare, soprattutto in ottica di contrasto all’avversario russo.L’amministrazione Trump, nonostante il presunto avvicinamento alla Russia, non ha mai nascosto il suo supporto all’indipendenza del Kosovo. E c’è una parte del Congresso degli Stati Uniti che ha ufficialmente chiesto l’appoggio del governo al progetto di Pristina. In particolare, Eliot Engel, esperto deputato del Partito Democratico sulle questioni balcaniche, ha dichiarato come questa scelta del Kosovo debba essere condivisa dalla presidenza Trump per contrastare l’armamento della Serbia da parte di Mosca. Anche l’ambasciata americana in Kosovo ha iniziato a valutare positivamente la scelta di Thaçi, dopo un primo parere negativo. Nella giornata di sabato, Michelle Schohn, portavoce dell’ambasciata americana a Pristina, ha compiuto un’apertura importante. La funzionaria statunitense, in risposta ad una domanda sulla questione, ha confermato che gli Usa appoggeranno la proposta in caso di una riforma costituzionale più profonda e soprattutto con un processo trasparente di coinvolgimento di tutte le comunità: soprattutto di quella serba.La risposta di Mosca non si è fatta attendere. Il Cremlino non solo ha prontamente respinto al mittente le accuse da parte del governo di Pristina di voler supportare una potenziale invasione serba del Kosovo, ma ha anche chiesto  al presidente Thaçi di interrompere il processo di trasformazione delle KSF. Secondo il portavoce del Ministero degli Esteri russo, Maria Zakharova, l’idea della nascita di un esercito del Kosovo contrasta sia con la risoluzione 1244 del Consiglio di Sicurezza, sia con gli accordi scaturiti dalla pacificazione del conflitto. Secondo la Russia, la creazione una forza armata non avrebbe altra conseguenza che quella di creare ancora più divisione fra Belgrado e Pristina, rendendo di nuovo incandescente tutta la regione balcanica e le relazioni con i Paesi limitrofi.A questo punto, gli occhi sono puntati su Pristina, che sembra intenzionata a tirare dritto nonostante le ire di Russia e Serbia. Secondo il presidente dell’Assemblea parlamentare del Kosovo, Kadri Veseli, il processo di nascita di un esercito regolare sarebbe un passo fondamentale verso l’autonomia effettiva del Paese e l’ingresso nell’Ue, mentre il Presidente Thaçi ha annunciato che la nascita dell’esercito del Kosovo sarà l’inizio dell’ingresso della Repubblica nella Nato, dopo anni di protettorato. Dichiarazioni che, lette con gli occhi di Belgrado e Mosca, non potranno che suonare come una vera e propria dichiarazione di ostilità.

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