Gli Stati Uniti vogliono trovare il commando che ha ucciso i quattro berretti verdi in Niger. E adesso, come riporta la Cnn, la caccia si è spostata in Mali. Secondo quanto riporta il canale statunitense, funzionari dell’esercito e dell’intelligence  ritengono che i combattenti dell’Isis che hanno teso un’imboscata e ucciso i quattro soldati americani lo scorso ottobre siano fuggiti attraverso il confine con il Mali e che da allora siano rimasti lì. 

Gli Stati Uniti stanno lavorando in particolare con i servizi segreti francesi e le forze speciali di Parigi che operano in Mali. L’obiettivo è solo uno: individuare la posizione esatta di quei miliziani. La Cnn ha appreso che la lunga indagine militare sull’imboscata è stata completata e approvata dal Comando Usa in Africa e i suoi risultati sono stati inoltrati al generale Joseph Dunford, capo di Stato maggiore, e al Segretario alla Difesa James Mattis, in attesa della loro approvazione. Una volta che entrambi lo approveranno, e la cosa potrebbe avvenire nei prossimi giorni, ne saranno informati le famiglie dei soldati uccisi, i membri del Congresso e l’opinione pubblica.

I funzionari intervistati parlano di indagini approfondite che hanno visto una combinazione di alta tecnologia e di metodi tradizionali, spaziando dall’uso dei satelliti alle testimonianze locali, gli informatori e l’introduzione nei social network. Ad ogni modo, come spiegato, “qualunque tipo di operazione per colpire i combattenti verrebbe probabilmente messa in atto in collaborazione con le forze francesi che hanno migliaia di truppe in Mali”. L’importanza delle forze di Parigi diventa dunque essenziale per aiutare l’intelligence americana, trovandosi n un territorio che l’esercito francese conosce molto meglio e dove può sfruttare una rete di contatti estremamente approfondita e ramificata.

Gli Stati Uniti sono rimasti molto colpiti dalla morte dei quattro berretti verdi in Niger. Un po’ per l’opacità della campagna Usa in Africa, un po’ perché tenuta nascosta all’opinione pubblica a causa della delicatezza delle operazioni di Africom, un po’ perché è la più grossa perdita per le forze Usa in Africa dai tempi della missione in Somalia nel 1993. Nelle ultime settimane, l’intelligence americana è riuscita a ottenere il video dell’imboscata. E la visione delle immagini ha dato una forte accelerata alle operazioni di ricerca degli autori dell’attacco. Un funzionario della Difesa che ha visto il video ha detto all’autore dell’inchiesta che si vedono le truppe statunitensi combattere “fino alla fine contro avversità schiaccianti”. Una parte del video mostrerebbe anche i soldati Usa mentre cercano di usare i loro veicoli come copertura e uno di loro essere freddato da distanza ravvicinata, quasi in un’esecuzione.

Come già scritto in questa testata, sono molti gli interrogativi riguardanti la missione e sugli errori sia dell’intelligence militare che dei comandanti sul terreno. La pattuglia che guidavano le forze degli Stati Uniti stava viaggiando con 30 soldati nigerini quando fu attaccata da circa 50 combattenti affiliati all’Isis armati di granate, mortai e mitragliatrici pesanti. Quella pattuglia ricevette l’ordine all’ultimo minuto e per cercare un leader terrorista che neanche si trovava nel luogo in cui erano stati inviati militari. L’equipaggiamento era scarso e non doveva essere inviata una pattuglia di quel tipo, ma gli elicotteri. Durante lo scontro a fuoco, che durò per ore, quattro soldati statunitensi – Bryan C. Black, Jeremiah W. Johnson, Dustin M. Wright e il sergente David T. Johnson – sono stati uccisi e due sono rimasti feriti. Insieme a loro sono caduti cinque soldati del Niger. Le forze americane-nigerine sono riuscite a uccidere 20 militanti. Secondo i funzionari militari, l’intero episodio ha avuto una complessità inusuale che potrebbe aver contribuito a rendere la squadra vulnerabile agli attacchi. Soprattutto a causa dei rapporti della Cia che contrastavano con quelli di altri servizi.

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