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Negli Stati Uniti c’è un problema di razzismo sistemico? Se lo denuncia anche lo stesso presidente Biden, che lo ha citato come uno dei “brutti veleni” della società americana, allora vuol dire che è vero. Oppure no? Il dubbio è legittimo dal momento che, nelle elezioni di ricusazione (recall) in California, che hanno riconfermato l’incarico al governatore democratico Gavin Newsom, il principale sfidante repubblicano era un afro-americano, Larry Elder. E non è un caso che sia conduttore radiofonico di successo che, nelle sue trasmissioni, ha sempre accusato i Democratici di strumentalizzare la questione razziale.

L’idea che negli Usa esista un razzismo sistemico (dunque, non occasionale, ma incardinato nel sistema americano) nasce soprattutto dalla violenza della polizia contro i neri. Il movimento Black Lives Matter è nato e ha preso forza come contestazione a episodi di pestaggio o uccisione di neri disarmati da parte di poliziotti bianchi. La rivolta di Los Angeles del 1992, il più grave episodio insurrezionale nero dei tempi recenti, era stato causato proprio dal pestaggio di un nero disarmato, Rodney King, da parte di una pattuglia di agenti, poi tutti assolti dopo un processo molto contestato.

Sebbene il problema della violenza della polizia sia innegabile, la sua natura razziale è invece molto più dubbia. In uno studio condotto dallo Skeptic Reasearch Center, emerge quanto la violenza della polizia sui neri sia ingigantita nell’immaginario collettivo. Alla domanda “Quanti neri disarmati sono stati uccisi dalla polizia nel 2019?”, dunque nell’ultimo anno censito, quasi il 39% di chi si autodefinisce “liberal” risponde con “un centinaio” e addirittura il 26,7% risponde “un migliaio”. C’è poi anche una minoranza di “liberal” (il 6,7%) che risponde “circa diecimila”. La percezione della nazione e del “razzismo sistemico” è ancora più forte in chi si autodefinisce “molto liberal”, dunque l’estrema sinistra dell’elettorato. Per il 30,7% dei molto liberal, la polizia ha ucciso un centinaio di neri e per il 31,4% i morti assassinati dalle giubbe blu sono un migliaio. In questa categoria di intervistato, coloro che credono che la polizia abbia ucciso fino a diecimila neri disarmati si aggirano su una percentuale del 14,2%, più di uno su dieci. Come deve sentirsi una persona convinta che la polizia del suo Paese abbia ucciso circa diecimila neri disarmati in un anno?

Ma quanti neri disarmati sono stati uccisi dalla polizia realmente? Secondo un database del Washington Post (stima più conservativa) sono stati in tutto 13 nel 2019. E secondo la stima dell’organizzazione Mapping Police Violence, sono 27. Quindi i numeri reali sono ben lontani dalla quantità di morti, nell’ordine delle centinaia o addirittura migliaia, immaginata da chi si definisce “liberal” o “molto liberal”. Hanno già un’idea più lucida della realtà i conservatori? Non troppo, a giudicare dalle risposte. Sebbene una maggioranza di coloro che si autodefiniscono “conservatori” o “molto conservatori” indovini la risposta giusta, cioè che gli afro-americani morti per mano della polizia siano nell’ordine delle decine, non delle centinaia o delle migliaia, c’è sempre un 40,4% di “conservatori”, un 33,6% di “molto conservatori” e anche un 40,6% di “moderati” che ritengono che la polizia abbia ucciso circa un centinaio di neri disarmati.

Se sui numeri gli americani, di tutte le tendenze, tendono a ingigantire il problema del razzismo sistemico, che dire delle proporzioni? L’idea dominante è che la polizia uccida, in proporzione, molti più neri rispetto ai bianchi e agli appartenenti ad altre etnie. Quanti più neri, dipende, anche qui, dall’ideologia: secondo i “molto liberal”, gli afro-americani costituiscono il 60,4% delle vittime della violenza della polizia. Per i “liberal” il 56,1%, per i “moderati” il 45,9%, per i “conservatori” solo il 37,8% e per i “molto conservatori”, paradossalmente, un po’ di più: il 44,5%.

Ma quanti sono, in percentuale, i neri disarmati uccisi dalla polizia, realmente? Sono il 26,7%, nel periodo fra il 2015 e il 2020. Secondo una stima più conservativa elaborata dai fact checkers della BBC, sarebbero invece il 23,4% di tutte le vittime della polizia.

Secondo questi dati, dunque, l’idea che negli Usa vi sia un problema di “razzismo sistemico” è ingigantita dall’ideologia. Chi si considera liberal, o molto liberal, tende a vedere una società che non esiste, dove la polizia è ancora intenta a uccidere persone disarmate per motivi razziali. Sebbene in misura minore, anche i conservatori finiscono almeno in parte per credere alla stessa narrazione.

Il razzismo sistemico è un problema che è esistito, fin nel passato recente: la discriminazione razziale era legge fino a mezzo secolo fa (appena due generazioni) in molti Stati del Sud degli Usa, per altro governati da Democratici. Al giorno d’oggi alimentare l’idea che esista ancora una segregazione di fatto, anche se non più di diritto, porta sicuramente i voti delle minoranze ai Democratici. E non è solo un problema politico. Si tratta infatti, di uno dei molteplici aspetti della cultura di sinistra contemporanea negli Usa, la stessa che mette sotto accusa il fondamento stesso della Repubblica, perché lo ritiene fondato sul razzismo e sulla schiavitù. Progetti editoriali come il 1619 Project (dall’anno dell’arrivo dei primi schiavi neri negli Usa) del New York Times e i movimenti di massa Black Lives Matter o Antifa vorrebbero riscrivere l’identità degli Usa, non limitandosi al classico gioco politico.

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