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Politica

Usa, ICE ai seggi? La sfida del voto di metà mandato tra sicurezza, intimidazione e legge

L'eventuale presenza dell'ICE durante le operazioni di voto non è gradita: ora gli Stati e le associazioni si stanno preparando.

A maggio, quando al presidente Trump è stato chiesto se avrebbe inviato truppe della Guardia Nazionale o agenti dell’ICE ai seggi elettorali durante le elezioni di metà mandato, ha risposto che avrebbe “fatto tutto il necessario per garantire elezioni oneste; dobbiamo avere elezioni oneste”. Un appuntamento elettorale militarizzato. Questo potrebbe essere, a detta di molti, l’aspetto delle prossime midterm. L’ICE potrebbe essere presente nei seggi elettorali per “dare seguito a minacce specifiche”. Steve Bannon, ex stratega capo del presidente, ha trascorso gran parte dell’anno sostenendo che l’amministrazione Trump avrebbe inviato le famigerate squadracce a “circondare i seggi” per impedire “un’altra” elezione truccata.

Se nel febbraio scorso, durante un briefing con i funzionari elettorali statali, Heather Honey, allora deputy assistant secretary del DHS per l’Election Integrity, aveva escluso la presenza dell’ICE ai seggi, il 1° settembre il segretario alla Homeland Security Markwayne Mullin ha dichiarato che gli agenti ICE potrebbero essere presenti presso un seggio se dovesse intervenire per una minaccia specifica o per eseguire un mandato d’arresto. Mullin ha contemporaneamente escluso l’idea di un pattugliamento ordinario dei seggi. La novità più significativa degli ultimi giorni è che diversi Stati stanno predisponendo protocolli nel caso in cui agenti federali si presentino effettivamente nei luoghi di voto. Non va poi dimenticato che a luglio, il Procuratore Generale Todd Blanche, interrogato al Senato sulla possibilità di agenti federali armati nei seggi, non ha escluso categoricamente lo scenario, limitandosi a dire che avrebbe seguito la legge.

Ma quanto è reale questo pericolo? Ma soprattutto, cosa dicono i numeri? Facciamo due conti. L’ICE conta circa 22.000 agenti. I seggi si attestano sulle 5mila unità. Se il Dipartimento per la Sicurezza Interna tentasse di dislocare un singolo agente dell’ICE in ogni seggio elettorale, continuando a svolgere tutte le altre mansioni, coprirebbe circa il 25% dei seggi del Paese. Quasi tutti gli Stati, inoltre, ormai consentono il voto anticipato che può durare diverse settimane. Pattugliare questo aspetto è pressoché impossibile.

A questo si aggiunge l’altra peculiarità americana: alle midterm 2022 votò in anticipo il 47% degli elettori americani, mentre nel 2026 il 97% degli aventi diritto avrà accesso a una forma di voto anticipato. Un sondaggio nazionale di agosto indica inoltre che il 19% degli americani prevede di votare per posta o tramite absentee ballot. Lo spostamento dal giorno delle elezioni è più evidente per i cittadini naturalizzati, presunto bersaglio dell’ICE ai seggi. Nel 2024, i cittadini naturalizzati hanno votato per corrispondenza con quasi 8 punti percentuali sopra i cittadini nati negli Stati Uniti. Paradossalmente, se l’amministrazione mobilitasse l’ICE il giorno delle elezioni, quegli agenti si troverebbero ad affrontare in modo sproporzionato gli elettori… nati negli Stati Uniti.

Come gli Stati si preparano

Ma sopra ogni cosa esiste la legge. O almeno si spera. Se gli Stati Uniti sono assuefatti alla presenza armata, l’invadenza federale è mal digerita, soprattutto nel Sud. Il titolo 18 del Codice degli Stati Uniti, sezione 592, stabilisce che nessun funzionario federale può tenere “truppe o uomini armati” in un seggio elettorale, se non per respingere nemici armati. Lo stesso titolo vieta l’intimidazione degli elettori. Accanto a questo, le leggi statali vietano l’intimidazione degli elettori, classificandola come reato. Molti Stati vietano anche di portare armi da fuoco nei pressi dei seggi elettorali, delle urne per il voto o di altre strutture elettorali. Ma se tutto questo impianto di garanzie non bastasse, ci sarebbe il common sense… a bastare: eserciti di attivisti per la democrazia si scatenerebbe contro Washington. Le elezioni verrebbero rallentate da una valanga di denunce e ricorsi, e banalmente tutto questo potrebbe essere un motivo valido per estendere l’orario di apertura dei seggi elettorali. 

Funzionari elettorali statali, dal Maine all’Oregon, stanno ora preparando procedure specifiche. In New Mexico, per esempio, la segretaria di Stato Maggie Toulouse Oliver ha spiegato che i funzionari locali verranno preparati a chiedere inizialmente agli agenti di lasciare l’area di voto e, se necessario, a coinvolgere lo sceriffo della contea e successivamente gli avvocati. In Michigan, invece, l’approccio sarà più strong: il vicesegretario di Stato ha dichiarato che l’ICE non avrà un ruolo nell’amministrazione delle elezioni e che un’attività dell’agenzia nei pressi di un seggio potrebbe essere considerata alla stregua di intimidazione degli elettori.

Qualcuno però sta cercano di correre ai ripari prima che la situazione sfugga di mano. Una cordata di associazioni, tra cui NAACP Legal Defense Fund, Common Cause, LULAC e UnidosUS, ha presentato una causa federale per impedire preventivamente che agenti federali armati, compreso l’ICE, vengano dispiegati nei luoghi di voto. L’iniziativa mira a proteggere gli elettori di tutto il Paese, in particolare gli elettori afroamericani, ispanici, asiatici e delle isole del Pacifico, gli immigrati e i cittadini naturalizzati, nonché gli elettori provenienti da famiglie con status misto, che temono di essere interrogati, arrestati, detenuti, sorvegliati o di subire l’uso della forza da parte di agenti federali mentre votano, si registrano o svolgono il loro ruolo di funzionari elettorali. Tutti abusi che violano, fra l’altro, anche la Sezione 11(b) del Voting Rights Act, che vieta l’intimidazione, le minacce e la coercizione nei confronti delle persone che votano o tentano di votare, nonché nei confronti di coloro che incoraggiano o assistono altri nel voto.

Basterà? Chissà.

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