Con l’arrivo della pandemia di coronavirus nella scorsa primavera, gli Stati Uniti d’America si erano riscoperti tra i Paesi più duramente colpiti in termini numerici di contagio. Ai vertici sin dallo scorso anno per quanto riguarda la mortalità aggregata e con un’economia entrata in recessione a causa delle restrizioni e del calo dei consumi, a venire meno era stata la stessa credibilità del ceto dirigenziale politico americano. Uno scenario che, di fatto, aveva investito lo stesso Donald Trump, verosimilmente sottraendogli nello scorso novembre la possibilità di essere rieletto alla Casa Bianca, macchiando al tempo stesso il suo mandato del “fallimento” nella lotta alla pandemia.

Con l’arrivo di Joe Biden alla presidenza americana, però, subito è arrivata un’inversione di tendenza. La società farmaceutica americana Pfizer ha infatti annunciato il completamento del proprio vaccino e nel Paese si è potuto dare luogo alla campagna vaccinale dalle dimensioni più ingenti della storia. Una battaglia che, nella giornata di domani, vedrà il successo delle prime 100milioni di dosi somministrate, mentre al tempo stesso l’economia americana sembra essere finalmente in grado di intraprendere la strada della ripresa.

Ma se all’alba del 20 marzo 2021 gli Stati Uniti si sono dimostrati in grado di mettere in piedi l’ingente campagna vaccinale e di risollevare la propria economia, difficile dare tutto il merito all’attuale amministrazione Biden, in carica effettiva da soli tre mesi. Difficile credere, ancora, che il merito dell’inversione di tendenza sia merito delle dottrine democratiche, come è in dubbio la stessa tesi che nel mondo americano si sia verificata un vero e proprio cambio di obiettivi e di visioni. Perché in fondo, e come scontato che sia, se sotto Biden gli Stati Uniti si sono rivelati in grado di rilanciarsi è perché poggiano le proprie fondamenta su un sistema economico e organizzativo dalle solide basi. E queste fondamenta, di conseguenza, devono essere state fornite dalle passate presidenze: prima e ultima tra tutte proprio quella dell’uscente Trump.

Sì, se Biden riuscirà a portare gli States fuori dalla pandemia dovrà ringraziare in modo particolare Trump e il modo in cui è stato in grado di gestire la fase più drammatica della storia recente americana. Nonostante le critiche ricevute ormai da un anno a questa parte, nonostante l’odio di una parte del popolo che alla fine si è trasformato in una rocambolesca sconfitta elettorale.

In fine dei conti, infatti, Trump è riuscito a gestire la pandemia in modo decisamente migliore rispetto a come è riuscito a “venderla” ai media. È stato in grado di tenere il più possibile viva l’economia americana mentre le case farmaceutiche (grazie ai finanziamenti diretti degli Stati Uniti) ricercavano il vaccino, ed è stato in grado di fornire il Paese dell’apparato logistico necessario per gestire la campagna vaccinale. Ed è in questo modo che, nel 2021, Biden si è ritrovato con un sistema economico forte ed in grado di ripartire, con una capillare logistica distributiva e con dei vaccini prodotti in tempi record.

Non possiamo ancora sapere se Biden si rivelerà in grado di gestire meglio delle attese la fase di “uscita dalla pandemia”; certo è però che, se ciò succederà, il merito sarà da attribuirsi anche a colui che non ha gestito la fase “iniziale” nel peggiore dei modi possibili. Anzi, dimostrando costantemente di sapersi mettere in prima linea anche nei momenti più difficili, senza perdere mai di vista l’obiettivo principale e perentorio: salvare il popolo americano e la grandezza degli Stati Uniti d’America. Perché in fondo, se in questo 2021 gli americani saranno “grandi e vaccinati”, il merito potrebbe essere proprio, in larga parte, del Tycoon.