Dagli amici mi guardi Dio, che dai nemici mi guardo io. Non ci potrebbe essere proverbio più esemplificativo per rendere l’idea dei nuovi rapporti tra gli alleati Usa ed Europa tra cui, dopo quello sui dazi, si è disputato un altro braccio di ferro sui depositi di gasolio. Il presidente americano Donald Trump ha inviato ai leader europei un messaggio il cui contenuto ha mandato nel panico le cancellerie del Vecchio Continente: immettete nel mercato le vostre scorte di gasolio, altrimenti non ve ne vendiamo più.
Dopo che il messaggio è stato recapitato da oltreoceano, i membri del G7 hanno fatto una dichiarazione congiunta in cui hanno manifestato l’impegno di rilasciare barili di gasolio già dai prossimi giorni. Una resa dettata dal timore del venire meno di una fonte di approvvigionamento importante come il gasolio statunitense, ma che rende l’Europa sempre più impotente in un mondo dove le grandi potenze stanno facendo di tutto per mettere in sicurezza il mercato interno.
Il braccio di ferro prima e la stretta di mano dopo
Gli Stati Uniti sono tra i principali produttori di gasolio al mondo e solo nel 2025 hanno riempito circa 1,8 miliardi di barili, di cui circa 456 milioni sono stati destinati alle esportazioni. Dal 2022, anno dello scoppio della guerra in Ucraina, l’Europa ha notevolmente incrementato le importazioni di petrolio e prodotti raffinati fino a raggiungere la quota di 180 mila barili al giorno fino a settembre di quest’anno, e numerose scorte vengono accumulate per far fronte alle carenze di materie prime provenienti dalla Russia a causa dello stop imposto dalla Commissione europea.
Negli ultimi mesi, però, il quadro bellico si è complicato ulteriormente con il conflitto in Iran e ne è scaturita la lievitazione dei prezzi del carburante. A un automobilista americano un litro di gasolio costa circa 1,68, una cifra parecchio al di sopra degli standard storici di mercato e con le elezioni di Midterm alle porte, la questione comincia a destare preoccupazioni alla Casa Bianca.
La produzione di diesel vantata dagli Usa è molto consistente, quindi se i barili non fossero destinati a mercati esteri ma destinati ai consumatori statunitensi, sarebbe immessa nel mercato interno una quantità più che sufficiente da indurre una riduzione dei prezzi alla pompa. Ecco svelato il perché delle minacce al Vecchio Continente e non è un caso se il segretario al Tesoro Scott Bessent abbia apertamente dichiarato che gli agricoltori, i trasportatori e le aziende americane non possono sopportare da soli l’impennata dei prezzi.
La paura di uno stop alle esportazioni di diesel ha fatto novanta. In principio, i Governi di Francia, Germania, Irlanda, Italia, Regno Unito e Commissione europea si sono coordinati per concordare i termini di confronto con Washington e offrire una soluzione condivisa. In seguito, il presidente francese Emmanuel Macron ha parlato con Trump per annunciargli lo sblocco di 100 milioni di barili nei prossimi quattro mesi.
Una soluzione che ha raccolto il favore della Casa Bianca ma che rimane un campanello d’allarme per un continente che è troppo dipendente da approvvigionamenti esterni in un’epoca dove le fibrillazioni internazionali non smettono di intensificarsi.
Troppi rischi, meglio coltivare il proprio orticello
A sposare la stessa filosofia dell’America c’è anche la Cina. Pechino ha imposto a tutte le sue raffinerie di bloccare le esportazioni oltre la Muraglia, almeno per il mese di ottobre, e di riempire i depositi di barili. Il motivo? I focolai di guerra, purtroppo, non scarseggiano ed esportare prodotti energetici al di fuori dei propri confini può rivelarsi un azzardo nella prospettiva di lungo periodo. Le catene di approvvigionamento danno segnali sempre più evidenti di cedevolezza e il sentimento che si fa largo tra le grandi potenze produttrici di energia, consiste nel mettere al riparo la propria industria prima che sul palcoscenico internazionale possa trovare rappresentazione qualche altro scontro bellico o commerciale.
Tutto questo è un campanello d’allarme per i Paesi importatori (non solo europei ma anche Sud-Est asiatici) di risorse naturali perché se dovranno prendere delle decisioni molto ponderate nel momento in cui dovranno attingere alle riserve se in futuro le forniture non saranno più effettuate come un tempo.
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Fonti
Diesel américain : la France et quatre autres pays européens s’accordent sur une réponse “ferme”, Politico, 1 ottobre 2026 – https://www.politico.eu/article/diesel-americain-la-france-et-quatre-autres-pays-europeens-saccordent-sur-une-reponse-ferme/
Europe bows to US pressure to release diesel reserves ahead of midterm elections, Cnn, 2 ottobre 2026 – https://edition.cnn.com/2026/10/02/europe/us-europe-diesel-reserves-intl
Euronews explains: What would a US diesel export ban mean to European countries?, Euronews, 25 settembre 2026 – https://www.euronews.com/2026/09/25/euronews-explains-what-would-a-us-diesel-export-ban-mean-to-european-countries
Chinese refiners suspend October fuel exports to bolster stocks, sources say, Reuters, 1 ottobre 2026 – https://www.reuters.com/business/energy/chinese-refiners-suspend-oct-fuel-exports-petrochina-cancels-cargoes-sources-say-2026-10-01/
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