Usa e Ue più lontane con Trump?

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L’esito delle elezioni americane ha suscitato, nei giorni scorsi, timori a Berlino e a Bruxelles. A parlare di relazioni transatlantiche “più difficili” tra Usa e Ue con Donald Trump alla Casa Bianca, infatti, sono stati il presidente del Parlamento Europeo, Martin Schulz, e il capo della diplomazia tedesca Frank-Walter Steinmeier. Estremamente cauta, nel commentare la vittoria di Trump, è stata pure la cancelliera tedesca, Angela Merkel.Anche se, per molti, non sarebbe corretto accostare i due eventi, dopo la Brexit, di fatto, a preoccupare l’Unione Europea c’è il cosiddetto “Trump Effect”. L’Europa, oltre alle tensioni interne, dovrà prepararsi, nei prossimi mesi, ad affrontare l’incognita Trump. Certo, sono in molti a sottolineare che il “presidente eletto” Donald Trump, sarà molto diverso dal “candidato” Donald Trump che abbiamo conosciuto in questi mesi. Come, infatti, è stato evidenziato nel primo discorso pronunciato dal nuovo presidente, come pure nel discorso della candidata democratica sconfitta, Hillary Clinton, e in quello del presidente Obama, la priorità condivisa da tutti è di ricostruire l’unità nazionale dopo una campagna elettorale lacerante e divisiva. Per questo, è probabile che il presidente Trump sarà portato a mitigare alcune delle sue proposte.Probabilmente quindi, anche nelle relazioni transatlantiche, a prevalere sarà la continuità rispetto al passato. Anche se gli elementi di discontinuità rispetto alla presidenza Obama, annunciati in campagna elettorale, preoccupano l’Ue. Per Trump, “l’America viene prima di tutto”. Parole che potrebbero tradursi, rispetto alle relazioni con l’Ue, in un progressivo disimpegno americano dalla Nato, e quasi certamente, in una definitiva archiviazione dei negoziati per il trattato di libero scambio fra Europa e Stati Uniti, il Ttip. “C’è voglia di conoscere il nuovo presidente degli Stati Uniti, dopo molte cose dette in questa campagna elettorale” ha detto il primo vicepresidente del Parlamento Europeo, Antonio Tajani, ospite del convegno organizzato dall’Ufficio di informazione del Parlamento Europeo in Italia e dal Centro Studi Americani, che si è detto fiducioso sul fatto che gli Usa rimangono comunque “il nostro grande interlocutore. “È ovvio che non ci può essere nessuna ostilità verso gli Stati Uniti”, ha detto Tajani, “e siamo convinti che Trump rinforzerà gli storici legami transatlantici”. Nessun pericolo, secondo il vice-presidente del Parlamento Europeo, poi, rispetto ad un “Trump-effect”, che rinforzi i partiti euroscettici europei. “Il voto americano riguarda gli Stati Uniti, il voto in Europa è un’altra cosa”, ha affermato Tajani. “Obama è stato un presidente che ha guardato più al Pacifico che all’Europa”, ha detto Tajani a Gli Occhi della Guerra, “mi auguro che lo sguardo di Trump si rivolga più verso l’Atlantico”.Un passo indietro degli Usa rispetto alla Nato in Europa, inoltre, potrebbe dare maggiore vigore al processo di formazione della difesa europea. Un obiettivo, ha detto Tajani,  da “perseguire”, anche perché “farebbe risparmiare molti soldi ai singoli paesi”. Sul piano degli accordi di libero scambio, “un ripiegamento sul Ttip”, ha ricordato il vice-presidente del Parlamento Europeo, David Sassoli, “c’è stato anche da parte del Partito Democratico, sotto le spinte del protezionismo americano e del radicalismo” di parte della sinistra. L’accordo sarebbe naufragato quindi, probabilmente, anche con una eventuale presidenza Clinton.

A prevalere è però l’ottimismo. Le relazioni transatlantiche continueranno ad essere relazioni privilegiate. Oltre ad “incertezza” e “cambiamento”, la nuova presidenza Trump, infatti, presenterà, naturalmente, secondo molti, anche molta continuità rispetto al passato. “I toni aspri della campagna elettorale si dovranno tradurre anche in responsabilità”, ha detto David Sassoli a Gli Occhi della Guerra, “l’immigrazione, il terrorismo, il Medio Oriente, l’Africa, le regole per la finanza mondiale o per il commercio: sono tutte sfide globali che naturalmente gli Stati Uniti e l’Ue dovranno affrontare insieme”.Tra le certezze della nuova presidenza americana, invece, c’è quella del mantenimento di relazioni ottime con l’Italia. Ad assicurarlo è stato Paul Berg, dell’ambasciata americana a Roma, il quale durante lo stesso convegno organizzato dal Parlamento Europeo e dal Centro Studi Americani a Roma, ha ricordato che l’Italia per gli Stati Uniti resterà “importantissima non solo per i prossimi quattro anni, ma per i prossimi otto e così via”. E tra gli appuntamenti chiave del 2017, c’è proprio il G7 di Taormina del maggio prossimo, che potrebbe essere il primo summit internazionale da presidente americano per Donald Trump, dopo essersi insediato, il prossimo 20 gennaio, alla Casa Bianca.