Usa e Qatar: accordo contro il terrore

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Prove di disgelo tra Stati Uniti e Emirato del Qatar. Secondo quanto riportato dall’emittente qatariota Al Jazeera, i due Paesi hanno siglato un memorandum d’intesa concernente la lotta al terrorismo internazionale di matrice islamica e al suo finanziamento. L’accordo è stato raggiunto durante la visita del Segretario di Stato, Rex Tillerson, a Doha, tappa di un tour di quattro giorni fra le monarchie del Golfo Persico e il Kuwait per raggiungere un compromesso tra le parti in conflitto ed evitare che il blocco economico saudita nei confronti del Qatar degeneri in qualcosa di molto più grave.

L’accordo raggiunto a Doha impone inevitabilmente un’analisi sul comportamento della Casa Bianca nei confronti dello scontro tra Arabia Saudita e Qatar e dimostra, ancora una volta, la pericolosa oscillazione della politica estera statunitense nei confronti del Medio Oriente. Un’assenza di strategia che rischia, nel complesso, di trasformarsi in un tatticismo dagli sviluppi particolarmente negativi per la leadership americana nella regione. Gli Stati Uniti, dopo l’elezione di Donald Trump, hanno virato fortemente verso la strategia saudita nel Vicino Oriente. L’idea della Casa Bianca è stata da subito quella di individuare un Paese-guida all’interno della regione e considerarlo quale una sorta di plenipotenziario dell’exit-strategy americana nel Medio Oriente. L’accordo sulla vendita delle armi concluso durante la visita di Trump a Riad è apparso immediatamente come il suggellamento di un accordo di più ampio respiro: quasi una delega americana alla leadership saudita nel Golfo Persico e nella Penisola Arabica. D’altronde entrambi hanno lo stesso nemico: l’Iran. E questo nemico comune, che è tale anche per Israele, era un collante perfetto per siglare un patto che unisse la geopolitica americana, la sicurezza israeliana e la volontà di potenza dell’Arabia Saudita.



La crisi tra Arabia Saudita e Qatar sembrava dovesse confermare questo processo di simbiosi fra Riad e Washington. E in effetti, tutto sembrava andare verso questa direzione. Da Oltreoceano sono spesso giunte parole di fuoco nei confronti del Qatar, considerato quale sponsor del terrorismo internazionale e fattore di destabilizzazione del Medio Oriente tramite la Fratellanza Musulmana. Tuttavia, a questa formale adesione degli Stati Uniti alla colazione saudita contro il presunto sponsor del terrore, si contrapponeva una sostanziale impossibilità americana a rendere il Qatar una nazione ostile. Una dialettica di interessi che negli Stati Uniti, in politica interna, è rappresentata dallo scontro di visioni fra Donald Trump e la coppia Tillerson-Mattis, rispettivamente Segretario di Stato e Segretario alla Difesa. Il Presidente aveva immediatamente avallato la scelta di Riad, a dimostrazione della sua volontà di dare un’impronta dirompente alla sua presidenza. Tillerson e Mattis avevano invece da subito chiesto una soluzione diplomatica, consapevoli degli enormi rischi di un’escalation diplomatica, economica ed anche militare fra Arabia Saudita e Qatar.

La scelta diplomatica sembra che stia avendo la meglio. E i motivi sono del tutto evidenti se si pensa alle ripercussioni in ambito politico e militare che avrebbe avuto un’escalation, e che avrebbero minato la leadership americana. Perdere il Qatar significava in un solo colpo perdere un alleato, una base militare fondamentale e sollevare uno scontro con Turchia – all’interno della Nato -, oltre che alzare il tiro in modo molto netto contro l’Iran. Gli Stati Uniti, in questo periodo, non hanno interesse ad avere scontri tra alleati in Medio Oriente, specialmente con la questione siriana che resta già uno scoglio difficile da superare. Inoltre, l’alleanza con Doha è così importante che gli Stati Uniti hanno deciso di mettere lì una delle basi militari in territorio straniero più importanti al mondo, nonché affacciata proprio in quel Golfo Persico che rappresenta la divisione fisica fra gli alleati americani e il nemico Iran.

Le mosse dell’Iran che ha immediatamente dimostrato di voler consolidare i buoni rapporti con il Qatar, rifornendolo di beni di prima necessità subito dopo l’inizio del blocco saudita, ha dimostrato le gravi conseguenze che un isolamento dell’emirato avrebbe prodotto nella geopolitica americana  del Golfo Persico. Perché il Qatar sarebbe passato immediatamente dalla collaborazione con l’asse saudita alla sfera d’influenza di Teheran, di fatto privando gli Stati Uniti di un Paese fondamentale nello scacchiere mediorientale. A questo, si aggiungerebbe la conseguente perdita di un partner commerciale non irrilevante per gli Stati Uniti, se si pensa che soltanto nelle ultime settimane il Qatar ha acquistato aerei F-15 per dodici miliardi di dollari, oltre che un Paese che, con il più grande giacimento di gas al mondo, può sicuramente incidere sull’economia mondiale e sul commercio degli idrocarburi.