La visita di Alexis Tsipras negli Stati Uniti ha dimostrato due cose: l’importanza strategica del Mediterraneo orientale per Washington e i suoi alleati e la necessità della Grecia di barcamenarsi fra gli enormi investimenti cinesi nel Pireo e gli interessi dell’Occidente. Il premier greco è arrivato negli Stati Uniti con poche certezze ma l’assoluta necessità di far comprendere a Donald Trump che sì, Atene è sempre più un terminale degli interessi della Cina nel Mediterraneo, ma che può ancora oggi essere una pedina fondamentale nello scacchiere mediterraneo, soprattutto con l’aumentare delle tensioni con la Turchia e con la Russia. Il tutto con uno sguardo al debito pubblico e ai finanziamenti del Fondo monetario internazionale, altra tappa del tour americano del presidente del Consiglio greco.

Tsipras e Trump sono tecnicamente due leader agli antipodi. Il primo, nato dall’estrema sinistra di un Paese mediterraneo al collasso, il secondo, un magnate repubblicano avulso alla politica e a capo della più grande potenza militare del mondo e alla guida dell’Alleanza atlantica. E non è da dimenticare quanto Tsipras abbia speso parole assai poco favorevoli nei confronti del leader Usa ai tempi dell’elezione alla Casa Bianca. Ma come sempre, al netto delle divergenze, quello che conta sono gli interessi. E se Tsipras può anche fare il duro, a parole, nei confronti del presidente degli Stati Uniti, sa benissimo che poi, nei fatti, con Washington deve trattare. E lo deve fare perché si trova in una posizione talmente scomoda, specie per il debito pubblico e il piano di ristrutturazione, che non può prescindere dall’alleanza con gli Stati Uniti. Alleanza confermata da Donald Trump che anzi, ha voluto ribadire come sia assolutamente solida l’amicizia che lega Washington ad Atene. E del resto non potrebbe essere altrimenti. La Grecia rappresenta per gli Stati Uniti uno storico avamposto nel Mediterraneo orientale e un tassello fondamentale nelle logiche energetiche e militari della parte orientale dell’Europa.

Sul fronte energetico, la Grecia, come sostenuto da Trump, “sta contribuendo alla sicurezza energetica dell’Europa”. Il che significa, in pratica, che la Grecia rappresenta il terminale del gas che, nei piani degli Stati Uniti, si traduce nella diversificazione delle fonti di energia e quindi nel distacco dell’Europa dal gas proveniente dalla Russia. Il gasdotto Transadriatico (Tap), l’interconnettore Grecia-Bulgaria (Igb), i piani per il trasporto di gas naturale liquefatto su cui Trump sta puntando molto e, soprattutto, il gasdotto East-Med fra Israele, Cipro e Grecia, sono tutte infrastrutture che vedono in Atene un terminale geografico imprescindibile. Questa imprescindibilità geografica mette Atene in una posizione di vantaggio rispetto ad altri Stati e può attrarre soprattutto gli investimenti esteri necessari per sviluppare una flebile crescita che risponda alle esigenze inflessibili del piano di ristrutturazione.

Ma l’importanza della Grecia non è solo energetica. Anche sul fronte della cooperazione militare, i governi d Atene hanno sempre rappresentato un partner molto utile ai piani degli Stati Uniti, soprattutto grazie alla spesa militare con cui la Grecia ha da sempre risposto alle esigenze della Nato. Uno degli obiettivi di Donald Trump in politica estera è quello di rendere la Nato un’alleanza sempre meno a carico dei contribuenti americani e per questo ha sostenuto che i Paesi membri aumentassero la percentuale di Pil con cui finanziano il budget dell’alleanza. La Grecia, nonostante la crisi e le ridotte capacità economiche, ha sempre avuto un rapporto Pil-spese militari superiore alla media (2%) anche grazie all’incubo di un’eventuale guerra con la Turchia. Sotto questo profilo, non deve quindi sorprendere che Trump abbia ottenuto da Tsipras l’ennesimo semaforo verde all’aumento della spesa militare: questa volta riguardo al settore dell’aeronautica. Il presidente Usa, ormai un vero venditore di progetti statunitensi nel settore della Difesa, tra un complimento e l’altro nei confronti della ripresa greca, ha ottenuto da Tsipras un contratto da due miliardi di dollari per l’aggiornamento degli F-16 rendendoli pronti per la configurazione a F 16 Block 5. L’aggiornamento consentirà agli aerei greci di partecipare alle missioni Usa e Nato. Un accordo che, se confermato, non solo collocherà la Grecia di nuovo al centro delle operazioni nei teatri di guerra, ma che toglierà ancora altri soldi nelle già dissanguate casse di Atene. Un’operazione che l’opposizione greca ha infatti già ampiamente criticato.

Il governo greco si trova in una posizione favorevole ma allo stesso tempo scomoda. Per ora è al centro degli interessi di due superpotenze come la Cina e gli Stati Uniti. Ed anche la Russia ha intrecciato con il governo Tsipras importanti accordi di cooperazione. Tuttavia, come è chiaro, difficilmente può continuare a sopravvivere in una posizione intermedia. La Cina sta investendo (comprando) nello Stato greco soprattutto nel settore cantieristico. Il porto del Pireo è un terminale fondamentale della Nuova Via della Seta marittima e i miliardi di dollari cinesi servono a modernizzare la rete infrastrutturale greca. Dall’altro lato, però è evidente che questo scivolamento a oriente di Atene si rivela molto scomodo per gli Stati Uniti, che ci tengono a mantenere la loro sfera d’influenza sul Mediterraneo. Per ora, Tsipras sta ottenendo l’amicizia di Trump grazie all’alleanza militare e a quella energetica. Ma sappiamo anche che la nuova era americana non è improntata alla diplomazia. Il Pakistan insegna che per Trump o si è alleati o si è avversari, non c’è via di mezzo.