Nessun accordo roboante come auspicato alla vigilia, pochi risultati concreti e la generica promessa di imbastire una relazione bilaterale più stabile. L’incontro tra Donald Trump e Xi Jinping (ne abbiamo parlato qui) non è stato risolutore né ha sciolto gli spinosi nodi disposti sul tavolo delle trattative. Gli Stati Uniti, almeno a leggere il comunicato ufficiale diramato dalla Casa Bianca, sono convinti che la Cina li appoggi sul “no” all’atomica per l’Iran e sul “sì” all’apertura dello Stretto di Hormuz. Sul fronte opposto Pechino ha glissato sul dossier iraniano concentrandosi invece sulla linea rossa di Taiwan, un tema invece ignorato dalla parte statunitense.
I risultati più interessanti, al netto di quelli che arriveranno forse per i Ceo che hanno accompagnato Trump oltre la Muraglia e della vendita di 200 Boeing al Dragone, riguardano l’agricoltura. Non è un caso che Xi abbia portato il suo ospite al Tempio del Cielo, metafora di un “buon raccolto” in arrivo. Parliamo di un luogo dove gli imperatori delle dinastie Ming e Qing erano soliti pregare per un buon raccolto in arrivo e celebrare complessi riti legati all’autorità imperiale e all’ordine cosmico. Chissà se il tycoon avrà collegato il fine simbolismo evocato da Xi.
Quale accordo sull’agricoltura?
La Cnn ha scritto che Trump torna alla Casa Bianca “con alcuni successi economici che, finora, si sono rivelati privi di sostanza, in assenza di annunci o conferme ufficiali da parte della Cina”. In effetti Pechino, almeno nel momento in cui scriviamo, non ha confermato né smentito le parole del presidente statunitense e quelle del rappresentante per il commercio degli Stati Uniti, Jamieson Greer. Nello specifico, Washington si aspetta che Pechino firmi accordi per l’acquisto di prodotti agricoli Made in Usa per un valore di decine di miliardi di dollari. “La Cina comprerà molti dei nostri prodotti agricoli”, ha dichiarato Trump ai giornalisti senza aggiungere dettagli.
La soia, che è il principale prodotto di esportazione statunitense verso la Cina, di gran lunga il maggiore acquirente al mondo, e i semi oleosi hanno svolto un ruolo chiave nei negoziati commerciali durante la prima e la seconda amministrazione dello stesso Trump, troveranno spazio nella futura intesa? Il segretario del Tesoro Usa, Scott Bessent, ha riferito che non ci sarebbero stati ulteriori acquisti di soia.
Dal canto suo, Greer ha ricordato l’intesa sulla fornitura di soia per 25 milioni di tonnellate metriche all’anno, raggiunto lo scorso ottobre, sottolineando che gli Usa si aspettano di “vedere un accordo per acquisti di prodotti agricoli per decine di miliardi di dollari all’anno nei prossimi tre anni, a seguito di questa visita”.
Soia, carne e Taiwan
Greer ha aggiunto un altro particolare rilevante. L’alto funzionario della Casa Bianca ha confermato il rinnovo cinese della licenza per l’export di carne bovina americana. Nel corso dell’ultimo anno, infatti, le autorizzazioni all’esportazione per oltre 400 stabilimenti di lavorazione di questo prodotto negli Stati Uniti erano scadute.
C’è un piccolo problema: come detto, i cinesi non hanno ancora confermato gli accordi specifici menzionati dal team di Trump, limitandosi a esortato i due Paesi ad “ampliare gli scambi e la cooperazione” in settori quali l’economia e il commercio, la sanità, l’agricoltura e il turismo. Numeri alla mano, nel 2025 le importazioni cinesi di soia e carne di maiale dagli Stati Uniti sono diminuite rispettivamente del 24% e del 21% su base annua, mentre quelle di carne bovina sono calate del 59% e quelle di pollo del 7%.
Se, dunque, l’agroalimentare consente di immaginare un avvicinamento tra Usa e Cina, Taiwan rischia di congelare ogni speranza. Già, perché mentre Trump ha quasi del tutto ignorato la questione, Xi l’ha definita il fulcro degli interessi fondamentali del suo Paese. Il messaggio implicito è sempre lo stesso: la riunificazione, a qualunque costo, è in cima all’agenda del Dragone.