Partiamo da un presupposto fondamentale. Donald Trump e Xi Jinping non si incontreranno per risolvere definitivamente le molteplici tensioni esistenti tra Stati Uniti e Cina. Il meeting, in programma nel momento in cui scriviamo in terra americana, ha un altro scopo: stabilizzare i rapporti bilaterali, o meglio, evitare che una delle tante scintille generate dai numerosi punti di scontro tra le parti possa innescare un incendio.
L’obiettivo comune di Trump e Xi è dunque quello di raggiungere un equilibrio e di mantenerlo il più possibile. Certo è che di temi scottanti sul tavolo ce ne sono a bizzeffe. Non è quindi da escludere, anzi è altamente probabile, che i leader delle due super potenze mondiali avviino una contrattazione diplomatica, tra concessioni e garanzie, su un paio di dossier di interesse globale.
In termini molto generali Trump e Xi hanno ancora bisogno l’uno dell’altro. L’inquilino della Casa Bianca deve trovare un modo per smarcare Pechino da Russia e Iran, oltre a convincere il Dragone ad acquistare più prodotti americani. Sul fronte opposto il presidente cinese ambisce a qualche concessione comunicativa su Taiwan e all’estensione della tregua commerciale con Washington. Difficile, invece, immaginare un compromesso sull’intelligenza artificiale e in campo tecnologico.
A cosa punta Trump
Trump sarebbe ovviamente ben felice se dal vis a vis con Xi uscissero fuori interessanti accordi per l’acquisto di più soia e aerei Boeing da parte della Cina. Ogni deal del genere consentirebbe al leader statunitense di sfoggiare risultati concreti in ambito economico, proprio quello che gli servirebbe per recuperare i consensi politici sperperati con le operazioni belliche in Medio Oriente.
L’altro grande traguardo a portata di mano di The Donald chiama in causa il raggiungimento di un equilibrio strategico: continuare a gestire la rivalità internazionale entro confini istituzionali, facendo ben attenzione a non superare pericolose linee rosse.
Dietro le quinte Trump sogna tuttavia ben altro: che la Cina smetta di usare le Terre Rare come un’arma geopolitica, chiudendo e aprendo la valvola delle esportazioni danneggiando intere supply chain occidentali, e di aiutare Russia e Iran.
Il tycoon vuole infatti risolvere la faccenda iraniana senza perdere la faccia ma Pechino continua ad acquistare petrolio da Teheran limitando le pressioni economiche statunitensi. Trump vorrebbe anche ottenere un accordo di pace in Ucraina. Peccato per Trump che il Dragone continui indirettamente a sostenere le ambizioni di Vladimir Putin.
A cosa punta Xi
La priorità numero uno di Xi si chiama Taiwan. Il leader cinese vuole, intanto, che Trump ritardi o annulli la prevista vendita di armi statunitensi all’isola, una vendita dal valore di 14 miliardi di dollari che dovrebbe aiutare Taipei a rafforzare le proprie difese, e poi che l’amministrazione di The Donald abbandoni gradualmente la questione taiwanese in campo diplomatico.
Il secondo obiettivo di Xi riguarda l’economia, in particolare l’estensione della tregua commerciale raggiunta con Trump a Busan lo scorso anno ma in scadenza il prossimo 10 novembre. Nel caso in cui la tregua non dovesse essere prorogata, le due parti potrebbero reintrodurre dazi più elevati e rigidi controlli sulle esportazioni.
Capitolo intelligenza artificiale: Xi sa bene che la Cina è all’avanguardia in materia e conosce bene le preoccupazioni statunitensi in merito a una tecnologia delicatissima. Il presidente cinese potrebbe quindi concedere a Trump l’apertura di un vago canale di dialogo sull’Ia, con l’obiettivo di discutere eventuali misure di salvaguardia e meccanismi di comunicazione per prevenire incidenti o escalation legati all’utilizzo di sistemi sempre più avanzati.
Attenzione però: né Trump né Xi si aspettano un accordo epocale. Sarebbe già accettabile per entrambi terminare il vertice in maniera conciliante.