La rivalità Usa-Cina si può stabilizzare e da competizione egemonica senza regole può essere ricondotta nell’alveo di un confronto strutturato e, soprattutto, con pieno riconoscimento delle ambizioni reciproche. Parola nientemeno che della Rand Corporation, uno dei maggiori pensatoi strategici americani, che ha pubblicato a metà ottobre una ricerca dal titolo emblematico: Stablizing the US-China Rivalry.
La Rand: il dialogo Usa-Cina è possibile e auspicabile
Un paper, quello del think tank statunitense, invita a pensare come Washington e Pechino possano far sì che “un certo grado di modus vivendi debba necessariamente far parte della relazione” e “ciascuna parte accetti la legittimità politica essenziale dell’altra”.
La Rand, basata a Santa Monica in California, è uno dei pensatoi strategici maggiormente legati alle logiche degli apparati securitari statunitensi e dagli Anni Cinquanta ha contribuito a plasmare le classi dirigenti a stelle e strisce su un ampio novero di dossier. Con 328 milioni di dollari su 514 complessivi di entrate garantite dal governo federale Usa nell’anno fiscale 2024, la Rand è stata una vera e propria appendice esterna del potere federale. Dunque ogni sua pubblicazione ha potenzialmente un impatto strategico e decisionale sugli apparati americani.
Il documento firmato da Michael J. Mazarr , Amanda Kerrigan e Benjamin Lenain è dirompente per la tempistica di pubblicazione e per i contenuti. Sul primo piano, è bene sottolineare che la Rand l’ha pubblicato a poca distanza dal primo incontro tra Donald Trump e Xi Jinping nel secondo mandato del tycoon, in programma giovedì 30 ottobre in Corea del Sud. Sul secondo, perché la Rand, organizzazione che ha avuto uno dei suoi periodi di massimo splendore contribuendo a plasmare i “Cold Warrior” americani, ora studia un esercizio di coesistenza.
Riscoprire la comprensione reciproca
In sostanza, leggendo la ricerca si capisce che Usa e Cina hanno, nei fatti, ansie e aspettative simmetriche. Gli Stati Uniti vedono nella Cina il Paese che può sottrarre loro il primato economico globale, un rivale strategico sul piano geoeconomico e tecnologico, un avversario ideologico e un futuro rivale militare. Ma anche per la Cina l’operato americano è potenzialmente malevolo su questi dossier.
Entrambe le nazioni faticano a capire le linee rosse bilaterali e le aspettative delle opinioni pubbliche interne legate, peraltro, a un radicale nazionalismo dominante in entrambi i contesti. E tra la volontà americana di cristallizzare la leadership, ad esempio usando la leva di Taiwan e del Mar Cinese Meridionale, e quella cinese di ottenere spazio nell’ordine internazionale entrambe le potenze mirano a uno “status quo” di cui però tracciano diversamente il perimetro.
Cosa manca, rispetto all’epoca della Guerra Fredda e della dialettica Usa-Urss? Secondo la Rand, la comprensione reciproca, la cui ricostruzione può essere la via per creare occasioni di confronto a tutto campo su dossier critici. Usa e Cina, in altre parole, devono riconoscersi come rivali ma strutturare una capacità d’azione che appaia consolidata e resistente alle crisi.
Come Usa e Cina possono tornare a dialogare
Alcuni esempi? La Rand sottolinea la necessità di iniziare con una stabilizzazione di basa che possa ad esempio attivare canali di dialogo a livello di funzionari civili e militari per prevenire le crisi strategiche su dossier militari e geopolitici, definire gli standard tecnologici e far subentrare la logica della cooperazione a quella della competizione senza limiti. In prospettiva, questo dovrebbe aprire sul medio periodo a una “ri-trattatizzazione” del mondo.
Dagli armamenti nucleari all’intelligenza artificiale, Usa e Cina possono essere i motori di un dialogo capace di plasmare gli standard globali come furono Washington e Mosca nell’epoca della Guerra Fredda, ad esempio siglando i patti bilaterali sulle armi atomiche poi demoliti nel primo ventennio del XXI secolo.
Insomma, usando le categorie del reale è doveroso costruire un contesto in cui “ogni parte accetta, in modi profondamente radicati e ampiamente condivisi tra i responsabili decisionali, che un certo grado di modus vivendi debba necessariamente far parte della relazione”, nella consapevolezza che nella politica internazionale “esistono meccanismi e istituzioni in atto – dai legami personali a lungo termine ai collegamenti di comunicazione fisica, fino a norme e regole di ingaggio concordate per le crisi e le situazioni rischiose – che contribuiscono a svolgere una funzione di moderazione o di ritorno a un equilibrio stabile”.
Alti e bassi nel 2025
Questi ultimi mesi hanno dato un esempio di ogni fronte della rivalità: Washington e Pechino hanno combattuto la guerra commerciale, hanno lottato sui controlli all’export tecnologico e le sanzioni reciproche, si sono confrontate nel Pacifico ma al contempo hanno chiuso l’accordo su TikTok, avviato un confronto serrato e pragmatico sulla crisi del fentanyl, promosso una tregua per la distensione commerciale. E il bilaterale Trump-Xi può offrire spazi per capire quanto questo modus vivendi sia possibile nel breve e medio periodo. Una domanda la risposta alla quale determinerà molto del sistema internazionale nei prossimi anni.
Noi di InsideOver ci mettiamo cuore, esperienza e curiosità per raccontare un mondo complesso e in continua evoluzione. Per farlo al meglio, però, abbiamo bisogno di te: dei tuoi suggerimenti, delle tue idee e del tuo supporto. Unisciti a noi, abbonati oggi!