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Politica

Usa-Cina: la trappola della Nuova Guerra Fredda

Il duello Usa-Cina si gioca su dossier ben precisi. Ecco perché la Nuova Guerra Fredda rischia di essere una trappola per il mondo intero.

Un po’ per il gioco dei media, un po’ perché è ideologicamente appetibile, la locuzione “Nuova Guerra Fredda” è sulla bocca di tut­ti. L’espressione è diventata di uso corrente per indicare il braccio di ferro tra Stati Uniti e Cina. Una lettura che vede contrapposte le due sponde del Pacifico in una battaglia per la supremazia globale. Eppu­re riflette sia dei limiti di lettura che una vera e propria trappola. An­diamo con ordine. Il limite è dettato dal fatto che non permette di co­gliere la complessità dello scenario. Molti pretendono di applicare uno schema rigido come quello che divise Stati Uniti e Unione sovietica a un contesto ampiamente mutato. Come ha notato Zbigniew Brzezin­ski, studioso e consigliere per la sicurezza nazionale americana tra il 1977 e 1981, il mondo post-Guerra Fredda è dominato da una situa­zione caotica, da un lungo arco di crisi che tutti i Paesi, Stati Uniti in testa, devono affrontare. Il collasso del sistema sovietico, alla fine, ha mutato il corso della Storia, ma non l’ha stabilizzato.

In questo mondo caotico hanno trovato posto (e fortuna) letture più radicali e dal messaggio immediato, come nel caso del fortunato Lo scontro delle civiltà e il nuovo ordine mondiale di Samuel Huntin­gton. Senza dilungarsi, la lettura del politologo americano ha creato le condizioni per uno schema interpretativo pericoloso, quello del rap­porto causa-effetto tra declino di una potenza (gli Stati Uniti o l’Oc­cidente in generale) e l’ascesa di un’altra (in un primo tempo le tigri asiatiche, poi la Cina). Uno schema del genere, oltre che problemati­co, non tiene conto dell’avanzamento della Storia e di quanto Cina e Unione Sovietica siano diverse, per almeno due motivi.

Il primo riguar­da la contrapposizione ideologica. Per anni, durante le amministrazio­ni di Barack Obama e Donald Trump, il duello Washington-Pechino si è giocato più su temi specifici che una grande contrapposizione tra comunismo e capitalismo. Il secondo ha a che fare con l’integrazione. America e URSS non avevano legami economici radicali e non esiste­va una forte interdipendenza. Stati Uniti e Cina, invece, sono legati da un intreccio economico difficile da gestire. Nonostante queste diffe­renze, la narrazione di Huntington ha attecchito. E così ha preso piede l’ombra del conflitto di civiltà. La lettura del politologo americano aiu­ta a capire la retorica di moltissimi falchi di Washington quando par­lano delle forniture militari a Taiwan o dello schieramento di truppe, armamenti e navi in Asia. “Il potere persuasivo”, dice Huntington par­lando delle potenze, “è valido solo quando poggia su un fondamento di potere coercitivo”, quindi sulla forza militare. E qui si ritorna al tema dello scontro, con ricaduta sul modello della “Nuova Guerra Fredda”.

La parola ha riempito la bocca di vari politici, come nel caso dell’ex vicepresidente USA Mike Pence, o del super-falco Mike Gallagher, che ha parlato di “vincere la nuova guerra fredda”. Le differenze tra i periodi non mancano, ovviamente. Oggi, con lo svuotamento delle distanze dettato dalla globalizzazione, è più complesso erigere barrie­re tra parti del mondo. In secondo luogo, il centro delle frizioni non è più l’Europa, ormai diventata periferia globale, ma l’area dell’In­do-Pacifico. Terzo punto fondamentale: le identità coinvolte. Uno scenario diverso mette in discussione non solo le dimensioni dell’Occi­dente ma anche il ruolo di attori regionali non occidentali che hanno acquisito un peso geopolitico che non avevano negli anni della sfida USA-URSS, come nel caso dell’India, del Giappone, della Corea del Sud e dell’Australia. Tutto questo rende evidente il limite del concet­to di “Nuova Guerra Fredda”. Un concetto che diventa sia il simbolo di un nuovo ordine mondiale che deve ancora sorgere (e lo insegnano i molteplici focolai di crisi, dall’addio disastroso degli Stati Uniti in Af­ghanistan alla guerra in Ucraina, passando per la guerra tra Israele e Hamas), sia una pericolosa trappola capace di sfociare in un vero con­flitto aperto che nessuno può vincere.

Estratto da “La guerra delle spie” di Alberto Bellotto e Federico Giuliani, Castelvecchi editore.

© 2024 Lit edizioni s.a.s. per gentile concessione

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