Nella giornata di lunedì 19 marzo il principe ereditario saudita Mohammad bin Salman arriverà a Washington per incontrare alla Casa Bianca il Presidente statunitense Donald J. Trump e rilanciare l’alleanza tra Riad e gli Usa. Dopo aver fatto visita a Theresa May a Londra, l’erede designato della monarchia araba ha inaugurato un lungo tour di oltre due settimane sul suolo statunitense, nel quale egli punta a ottenere sostanziali assicurazioni sui futuri approcci di Washington all’Iran e a stringere accordi economici e militari di primaria importanza in occasione del faccia a faccia con Trump.
Dopo aver praticamente concretizzato l’acquisto di 48 aerei da combattimento dal Regno Unito, Mohammad bin Salman punta a conquistare il favore di Washington per una svolta politico-militare che risulterebbe fondamentale per il futuro del Medio Oriente: lo sviluppo di un deterrente atomico saudita in caso di deviazione da parte di Teheran dagli accordi siglati nel 2015 con la comunità internazionale.
Il 16 marzo Mohammad bin Salman ha dichiarato alla Cbs: “L’ Arabia Saudita non vuole comprare alcun armamento nucleare, ma se l’Iran svilupperà il piano per arrivare alla bomba, non c’è alcun dubbio che lo faremo anche noi, il più presto possibile”.
Il programma nucleare saudita
Nel grande progetto economico Saudi Vision 2030, elaborato su impulso di Mohammad bin Salman con l’intenzione di emancipare progressivamente il suo Paese dalla dipendenza dai mercati petroliferi, lo sviluppo di un sistema di centrali nucleari per rafforzare la produzione energetica ricopre un ruolo centrale. Come ha scritto Giuseppe Sarcina sul Corriere della Sera, finora “il programma ufficiale di Riad prevede la realizzazione di 16 impianti nucleari per uso civile nei prossimi 22 anni; due reattori dovrebbero essere pronti entro il 2020”.
Per tali reattori, che secondo Patrick Wintour del Guardian saranno in grado di generare 16 gigawatt di energia elettrica una volta entrati a pieno regime, l’Arabia Saudita ha scelto di applicare tecnologia made in USA, seguendo una scelta condivisa da altri Paesi all’avanguardia nello sviluppo del nucleare, in primis la Cina, che ha ottenuto la licenza per utilizzare i reattori AP1000 costruiti da Westinghouse.
Nella logica strategica del principe saudita, la fornitura americana di uranio arricchito al suo Paese o di tecnologia in grado di garantire all’Arabia Saudita la capacità di sviluppare un’atomica autonoma dovrebbe rappresentare la controparte per la decisione di puntare sugli Stati Uniti per un affare che si prevede potrebbe valere decine di miliardi di dollari.
Il lobbying di Mohammad bin Salman sulla Casa Bianca
L’ascesa di Trump alla presidenza degli Stati Uniti ha rafforzato la posizione saudita a Washington, indebolitasi in maniera relativa nel corso della fase finale del mandato di Barack Obama, che pure aveva fatto tutto fuorché ripudiare lo storico alleato mediorientale, onorato sino all’ultimo giorno della precedente amministrazione con generosi accordi per forniture militari di cui l’Arabia Saudita necessita per la sua campagna, disastrosa, in Yemen.
Trump ha approvato la “rivoluzione” di Mohammad bin Salman e le grandi epurazioni nel regime di Riad che di fatto lo hanno consacrato come “uomo solo al comando” in casa Saud. Il ritorno della luna di miele tra USA e Arabia Saudita è coincisa con un ben congegnato lobbying da parte della seconda sulla First Family di Washington: Trump è stato accolto con tutti gli onori nel Golfo nello scorso mese di maggio, mentre Mohammad bin Salman ha costruito un solido asse con il controverso genero di Trump, Jared Kushner.
Per gli USA casa Saud è nuovamente un punto di riferimento fondamentale: le ambizioni nucleari di Mohammad bin Salman lo testimoniano e, se si tiene in considerazione il fatto che lo strappo definitivo con l’Iran, ovvero l’uscita degli USA dall’accordo sul nucleare, appare molto più vicino dopo la nomina di Mike Pompeo a Segretario di Stato, si può affermare che la visita del leader de facto di Riad alla Casa Bianca possa essere il presagio di nuovi, sconvolgenti sviluppi per il Medio Oriente.