Ursula scende, Letta sale: il nuovo borsino delle euro-nomine e il ruolo di Giorgia Meloni

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Più difficoltà per Ursula von der Leyen per un secondo mandato alla Commissione, più chances per Enrico Letta per sostituire Charles Michel al vertice Consiglio Europeo. Il secondo round dell’Euro-conclave, la riunione del Consiglio Europeo informale tra capi di Stato e di Governo che dopo il voto comunitario dovrà dare le carte per i vertici politici dell’Unione Europea, si svolgerà tra il 27 e il 28 giugno a Bruxelles con queste sensazioni. Il nulla di fatto del post-elezioni apre diversi scenari politici che andranno valutati con attenzione.

E nel quadro delle trattative politiche, appare sempre più probabile che i popolari e i socialisti si spartiranno le due cariche apicali. Ma chi è partito Papa in conclave, come la Von der Leyen, potrebbe uscire cardinale anche, se non soprattutto, per non aver chiarito in prima persona i perimetri della maggioranza che intende creare. E dopo che il nome forte proposto dai socialisti, l’ex premier portoghese Antonio Costa, per il Consiglio è entrato sotto il fuoco politico del centrodestra europeo per i temi giudiziari che deve affrontare, il Ppe ha proposto di scindere in due mandati da due anni e mezzo il ruolo, mirando a occuparlo a inizio 2027.

Fumo negli occhi per i socialisti, che hanno finito per non chiudere una discussione che pareva avviata denunciando “arroganza” all’interno del Ppe. Tutto in discussione, di nuovo. “Finora, von der Leyen rimane la favorita per restare”, ricorda Politico.eu. Ma il fatto che circolino altri nomi, come candidature esplorative ora, come alternative concrete dopo, è emblematico: “Il primo ministro croato Andrej Plenković e il primo ministro greco Kyriakos Mitsotakis, erano stati lanciati prima delle elezioni , nessuno li considera delle vere alternative, soprattutto perché dovrebbero trovare sostegno anche nel Parlamento europeo”, ma la voce su di loro ha aperto all’idea che tutto possa esser messo in discussione.

Il 27-28 giugno non è da escludere che von der Leyen possa finire intrappolata dai veti incrociati e debba passare la mano. In quest’ottica, sta risultando sempre più complicato lo schema che vede i leader europei appartenenti ai vertici di tre partiti coalizzati alla guida dell’Ue, Ppe, socialisti e liberali di Renew Europe, giocare in autonomia la partita delle nomine. E chi può tornare in partita è Giorgia Meloni, ora che il suo gruppo, i Conservatori e Riformisti Europei (Ecr), è diventato, scalzando Renew, il terzo del Parlamento Europeo.

 Sophia Russack, ricercatrice presso il Center for European Policy Studies, ricorda che è improbabile pensare a un presidente della Commissione Europea che entri in vigore senza l’assenso italiano. E per Meloni l’assenso, allo schema von der Leyen o a un’altra candidatura, potrebbe passare per la concessione di un’importante vicepresidenza e di un commissariato di peso. Destinato o a un ministro come Raffaele Fitto, titolare della delega agli Affari Europei, o a Elisabetta Belloni, a capo del Dis, l’organo di coordinamento dei servizi segreti, e sherpa del recente G7 di Fasano.

E in quest’ottica una chiave negoziale dei leader Ue con Meloni può essere la concessione di un nome di peso alla presidenza del Consiglio Europeo su cui Roma non metterebbe il veto. Dunque una figura come Enrico Letta, che è italiano e pur da avversario politico ha costruito un rapporto personale con Meloni, può rientrare dalla finestra anche per sterilizzare il timore celato della presidente del Consiglio: far ritrovare l’Italia tra l’incudine di una Commissione rigida e il martello di un Consiglio Europeo con a capo una figura ostile all’Italia in anni duri per i conti italiani e la loro supervisione. Tutto è ancora in gioco. Ma c’è una sensazione: a Bruxelles sarà impossibile ignorare Meloni. Uscita vincitrice dalle Europee, al contrario di Emmanuel Macron e Olaf Scholz, e a capo del terzo Paese europeo per demografia e Pil, la leader italiana è una variabile non trascurabile.