Ursula von der Leyen ha scaricato Thierry Breton, commissario europeo uscente al Mercato Interno e l’Industria che la Francia aveva re-indicato per un secondo mandato nella Commissione Ue dell’ex ministro della Difesa tedesco. E con Breton, costretto alle dimissioni dopo l’ultimatum di Von der Leyen al presidente Emmanuel Macron (o cambiare Breton o vedere il peso di Parigi ridimensionato nella Commissione), esce di scena una figura che tra gli alti e i bassi dell’ultimo quinquennio ha avuto indubbiamente il merito di aver sviluppato una visione per l’Europa.
E forse proprio la presenza di questa visione strategica ha, sul lungo periodo, allarmato Von der Leyen. Frau Ursula, a cui non fa difetto la proverbiale tendenza accentratrice degli insicuri che giungono a ruoli di responsabilità, mal tollera coloro che, anche solo lontanamente, possono farle ombra. E Breton era una figura di questo calibro. Capace di agire, sia per massimizzare la capacità d’azione della sua branca della Commissione sia pro domo sua, ovvero per l’interesse nazionale francese. In nome di una dottrina operativa che, da buon esponente del centro-destra gollista, vede l’Europa come terreno fondamentale su cui moltiplicare la potenza francese, e non viceversa.
La “dottrina Breton”
Breton è stato un uomo d’azione. Forse troppo, in un’epoca di iper-produzione regolatoria di una Commissione che ha preferito normare l’esistente, costruito da altri, piuttosto che affrontare l’innovazione di frontiera. Vale per il green e per il digitale. Un vizio proprio della commissione Von der Leyen che, dall’auto alle regole per la sostenibilità, ha normato su ogni fronte, a cui il nostro non si è sempre sottratto. Per esempio promuovendo l’AI Act che sembra prendere atto della difficoltà europea a giocare un ruolo nell’intelligenza artificiale, ma che per Breton è sempre stato più un’eccezione che la regola.
Dal suo commissariato Breton ha avviato varie operazioni di peso. Dall’organizzazione della filiera industriale per la produzione dei vaccini mentre in Europa infuriava il Covid al progetto Hera Incubator per dare all’Europa una nuova capacità di ricerca, la pandemia ha dato una spinta al suo peso nell’esecutivo Ue. Già prima della guerra in Ucraina Breton spingeva su investimenti comuni volti a dare linfa vitale alle nuove politiche per la Difesa europea e l’aerospazio. Idea su cui Von der Leyen si è sempre espressa in maniera cauta, ritenendo la vera Difesa comune la Nato a guida americana, salvo poi fare propria l’idea di Breton.
Come ha giustamente ricordato Il Sussidiario, “Ursula si è di fatto intestata il piano legato all’industria della Difesa comune messo in campo proprio da Breton alla fine della scorsa legislatura del Parlamento europeo. La Presidente ne parlò all’eurocamera come se fosse una sua intuizione”. E non finisce qui: “Più di recente, ci sono state le frizioni registrate dopo le critiche del francese a Elon Musk, con cui invece Von der Leyen sta di fatto cercando di andare d’accordo. Bruciature che hanno lasciato il segno”.
L’uomo dell’autonomia strategica
Per Breton, Musk rappresenta l’archetipo del rivale per eccellenza dell’Europa: un magnate operativo su fronti strategici come auto elettrica, spazio e social network che incarna la nuova frontiera del capitalismo politico americano. Ovvero, potenzialmente, l’avversario numero uno per lo scottante dossier dell’autonomia strategica europea in ambito tecnologico a cui Breton, forte della sua esperienza manageriale in compagnie come il produttore di computer George Bull (1993-1997), il colosso dell’elettronica Thomson (1997-2002), l’operatore di telefonia France Télecom (2002-2005), ha particolarmente a cuore. Mentre per Von der Leyen l’Europa deve innanzitutto “parlare occidentale” e nelle nuove industrie di frontiera, dalle batterie auto ai semiconduttori, l’importante non è costruire una filiera operativa di livello comunitario ma inserirsi in uno scenario di riferimento in cui l’Europa possa contare su chi le guarda le spalle.
Per Von der Leyen la sponda ideale era la commissaria alla Concorrenza Margrethe Vestager, politica danese la cui principale strategia si fondava sull’iper-regolazione, da applicare tramite sanzioni e precetti normativi, dell’operatività inter-europea dei colossi industriali di qualsiasi provenienza, sia comunitaria che americana o del resto del mondo. Un approccio che consolidava lo status quo e che Von der Leyen e Vestager nel 2023 hanno provato a blindare nominando capo economista della Concorrenza Fiona Scott-Morton, una cittadina americana la cui designazione fu vista come uno schiaffo dal politico francese. Tanto da portarlo a una presa di posizione esplicita contro la scelta, inizio del deterioramento definitivo della relazione con von der Leyen.
Ursula non vuole chi le fa ombra
Tra alti e bassi, dunque, Breton ha provato a interpretare un principio che ormai sembra ignoto a Bruxelles, quello del primato della politica e della strategia sul tatticismo del regolamento. Della prevalenza del dinamismo sulla stasi che asseconda i problemi piuttosto che risolverli. A suo modo, l’ex manager giunto già maturo alla politica, come ministro dell’Economia in Francia dal 2005 al 2007, ha rifiutato l’idea che l’Europa fosse solo ed esclusivamente il tempio del legalismo.
Ha difeso l’idea di un’Europa ambiziosa: a uso e consumo della visione francese del mondo, chiaramente, ma pur sempre un’Europa desiderosa di essere protagonista. Troppo per chi, come Von der Leyen, temeva l’emergere di concorrenti capaci di offuscarne il ruolo e, soprattutto, di palesarne le inadeguatezze in termini di programmazione strategica. E così, Breton lascia a testa alta. Lo aspetta un ruolo nel nuovo Governo del neo-premier francese Michel Barnier? Presto per dirlo. Ma è certo che la sua uscita priva la Commissione di una figura esperta e, assieme all’uscita di scena di Josep Borrell e Paolo Gentiloni, accentra sulla presidente maggior potere. E visti i precedenti dell’Ursula I questo invita a non dormire sonni tranquilli…
Abbonati e diventa uno di noi
Se l'articolo che hai appena letto ti è piaciuto, domandati: se non l'avessi letto qui, avrei potuto leggerlo altrove? Se pensi che valga la pena di incoraggiarci e sostenerci, fallo ora.

