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Unità anti-epidemia e squadre cinofile hanno sfilato al posto degli attesissimi missili balistici. L’ultima parata militare tenutasi in Corea del Nord in occasione del 73esimo anniversario della fondazione del Paese, ha offerto agli osservatori interessanti spunti di riflessione. La Kctv, la televisione di Stato, ha trasmesso le immagini dell’evento, riprese da tutti i media internazionali.

In molti, soprattutto dopo il recente test missilistico sudcoreano, ritenevano che Kim Jong Un potesse sfruttare l’appuntamento con la storia per stringere i muscoli, mettendo in mostra nuovi missili o armi da testare. Così non è stato, visto che nella Pyongyang vestita a festa non hanno sfilato siluri di alcun tipo. Al contrario, e come anticipato, sono apparse due unità a dir poco singolari: l’anti-epidemia, i cui membri erano riconoscibili per via di un’appariscente tuta arancione e delle maschere antigas, e i cinofili, costituiti da militari con al guinzaglio i pastori tedeschi.

Il Rodong Sinmun, il principale quotidiano nordcoreano, ha scritto che le queste ultime sono state “preparate a reprimere a fondo e con prontezza, e a fare piazza pulita delle manovre dei nemici e delle bestie rosse della lotta di classe”. Al netto della propaganda interna, per quale motivo, a differenza delle ultime tre parate militari, erano presenti simili unità?

Una parata singolare

L’unità anti-epidemia opera sotto lo stretto controllo del Ministero della Sanità, lo stesso organismo incaricato di prendere le decisioni in materia sanitaria. Da qui sono partite le rigidissime misure anti Covid che hanno trasformato la Corea del Nord in una fortezza inespugnabile e, sempre da qui, è arrivato l’ordine di chiudere a doppia mandata, tanto in entrata che in uscita, i confini del Paese. Le autorità nordcoreane non hanno mai confermato la presenza di contagi da Covid-19 all’interno del proprio territorio. Detto in altre parole, il governo locale sostiene di non esser stato toccato dal coronavirus grazie alle stringenti contromisure messe in atto.

Poco importa se l’economia è stata danneggiata dall’interruzione dei rapporti con il resto del mondo, Cina compresa; l’importante, a detta dei funzionari nordcoreani, era evitare di far circolare il virus a Pyongyang e dintorni. A quanto pare, Kim sarebbe riuscito nell’intento, anche se permangono diversi dubbi. È vero che l’Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms), in uno degli ultimi bollettini, ha confermato gli zero casi della Corea del Nord, ma è altrettanto vero che sono stati effettuati pochissimi test. Non è quindi da escludere che in qualche area remota, magari al confine con la Cina o nelle campagne più selvagge, possano esserci casi di Covid. Sia chiaro, se così fosse non ci sarebbe niente di male, visto e considerando quanto accaduto altrove; semmai, bisognerebbe capire l’entità e la diffusione degli ipotetici contagi.

Prendendo per buona la versione di Pyongyang, è possibile che l’unità anti-epidemia possa essere stata “esposta” a mò di vanto nordcoreano. Come dire: se fin qui abbiamo tenuto a bada il Covid, lo dobbiamo ai nostri uomini. “Le colonne della prevenzione epidemica e del ministero della Sanità erano piene di entusiasmo patriottico nel mostrare i vantaggi del sistema socialista a tutto il mondo, proteggendo fermamente la sicurezza del Paese e del suo popolo dalla pandemia globale”, si legge, non a caso, in un comunicato dall’agenzia Kcna. C’è però chi sostiene anche l’esatto opposto, ossia che la presenza di questi reparti al posto dei missili possa significare una specie di allarme rosso da parte del governo, probabilmente alle prese con l’aumento dei casi (ipotesi tuttavia altamente improbabile).

Kim e gli altri messaggi

In ogni caso, quella appena conclusa è stata la terza parata militare svoltasi nella capitale nordcoreana in meno di un anno. A differenza del recente passato, i toni sono apparsi molto meno provocatori. Intanto perché non hanno sfilato missili o razzi temibili, quanto piuttosto elementi della società civile, come i membri del Ministero delle Ferrovie, della compagnia aerea Air Koryo, le Guardie Rosse e i membri del Partito dei Lavoratori; poi, perché i messaggi lanciati dalla manifestazione sembravano molto meno aggressivi del solito.

La sensazione è che Pyongyang abbia voluto dimostrare al resto del pianeta la migliore efficienza del proprio sistema politico nel contenimento del virus, un’efficienza apparentemente molto più elevata di quella incarnata dalle democrazie occidentali (Stati Uniti in primis). Improbabile, invece, che la presenza delle unità anti-epidemia possano avere legami con nuove armi chimiche o biologiche.

All’evento ha partecipato anche Kim Jong-un, visibilmente dimagrito. Il presidente nordcoreano, camicia bianca e vestito di colore grigio chiaro, non ha tenuto discorsi. Dalle foto diffuse finora, spiccano le immagini dei soldati che marciano in formazione in piena notte, quelle di fuochi d’artificio e un’altra immagine di Kim che osserva un momento particolare dell’evento con l’aiuto di un binocolo. Accanto al leader, spicca la presenza di Jo Yong-won, uno dei più alti dirigenti del Partito dei Lavoratori, nonché e stretto alleato di Kim. In attesa della prossima parata, che dovrebbe scattare a ottobre, i reparti anti Covid fatti sfilare in sostituzione dei missili potrebbero indicare la nuova linea sposata da Pyongyang: anziché sfidare il mondo con le armi è ora fondamentale battersi contro il Covid e contro le calamità naturali.

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