Ogni anno il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite si riunisce per rinnovare il mandato dell’Unifil, ma questa volta il dibattito sul dispiegamento della Forza di interposizione è iniziato prima del previsto. Gli Stati Uniti, tramite la loro rappresentante presso l’Onu, hanno proposto alcune modifiche per espandere i poteri affidati ai caschi blu in Libano, dando così vita a un dibattito che vede su fronti contrapposti l’amministrazione americana ed Hezbollah.

Le controversie sull’Unifil

Unifil è l’acronimo di Forza di interposizione in Libano delle Nazioni Unite. La missione ha avuto inizio il 19 marzo 1978 grazie all’approvazione della Risoluzione 425 del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite a seguito dell’invasione del Libano da parte di Israele avvenuta quello stesso anno. Obiettivo di quello che è stato in seguito definito il “vecchio” Unifil era di monitorare il ritiro delle forze israeliane dal Paese dei cedri e di porsi come forza di interposizione tra le parti. Nel 2000 l’Onu arriva poi a delineare quella che è tuttora nota come la Linea Blu, oltre la quale le truppe israeliane non si sarebbero più dovute spingere dopo il completamento del ritiro dal Paese dei cedri.

Con la fine della guerra del 2006 tra Israele e Libano, le funzioni dell’Unifil cambiano: il Consiglio di Sicurezza approva infatti la Risoluzione 1701 che espande il mandato Onu e porta a 15mila il numero di soldati impiegati nella missione. Ai Caschi blu viene affidato il compito di aiutare le Forze armate libanesi nella creazione di una zona di sicurezza tra la Blue Line e il fiume Litani in cui non fossero presenti armi o personale armato diverso dagli stessi uomini dell’Unifil o dell’esercito del Libano. La missione avrebbe quindi dovuto portare al disarmo delle milizie di Hezbollah per garantire la sicurezza dell’area e il mantenimento della pace, ma tale obiettivo non è mai stato raggiunto. Lo stesso Segretario generale delle Nazioni Unite in un report sull’Unifil del 2018 sottolineava come ai Caschi blu fosse stato spesso impedito da Hezbollah e relativi sostenitori l’accesso a determinate aree del sud del Libano controllate nei fatti dal Partito di Dio. Importante è anche la denuncia avanzata nel 2019 da Israele circa l’esistenza di una serie di tunnel sotterranei scavati a poca distanza dalle postazioni di pattugliamento dell’Unifil e usati dai miliziani filo-iraniani per penetrare in territorio israeliano. Tel Aviv in quell’occasione aveva attaccato la missione Onu, affermando che una simile operazione non poteva essere portata avanti senza che i Caschi blu né i soldati libanesi ne fossero al corrente.

Il dibattito in corso

In questo contesto si inserisce la richiesta degli Stati Uniti e di Israele di modificare la natura dell’Unifil per aumentare i poteri e i compiti affidati ai Caschi blu nel mantenimento della pace nell’area di confine tra Libano e Israele. Per fare ciò, gli Usa vorrebbero inquadrare la missione Onu non più sotto il capitolo VI, che prevede una “soluzione pacifica delle controversie”, bensì sotto il capitolo VII: in questo modo, i Caschi blu potrebbero intervenire nel caso in cui le forze libanesi (o meglio Hezbollah) o quelle israeliane violassero la Risoluzione 1701. Nello specifico, gli Stati Uniti e Israele chiedono che ai militari Onu sia data la possibilità di perquisire abitazioni ed edifici presenti nella fascia di territorio di loro competenza per giungere al disarmo di Hezbollah. La proposta statunitense è stata però respinta dal leader del Partito di Dio, Hassan Nasrallah, che ha accusato Israele di cercare di imporre il proprio volere sul Libano tramite gli Stati Uniti. Ad esprimersi contro la richiesta americana sono stati anche il presidente libanese, il maronita Aoun, e il premier Diab, entrambi alleati di Hezbollah e poco desiderosi di rovinare l’equilibrio politico – già di per sé precario – da poco raggiunto. Per Usa e Israele, però, l’ampliamento delle competenze dei militari dell’Unifil rimane uno strumento importante con cui ridurre non solo la presenza diretta di Hezbollah nel sud del Libano, ma anche l’influenza iraniana nella regione. Non resta che aspettare agosto e la seduta per il rinnovo del mandato per sapere se effettivamente le modifiche richieste saranno apportate o meno.

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