Ungheria, tutti esultano per Magyar tranne gli ucraini. Ecco perché

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Sembra un paradosso, ma lo è solo fino a un certo punto: il malcelato entusiasmo che la netta sconfitta elettorale di Viktor Orban ha destato a Bruxelles e in gran parte dei Governi dell’Unione Europea è condiviso solo in parte nel Paese che più ha polemizzato e, anzi, si era apertamente scontrato con lui e con il suo Governo, ovvero l’Ucraina. Il segnale più ottimistico, a ben vedere, è stato quello del ministro degli Esteri Andrij Sibiha, che all’esito del voto ungherese ha revocato la “raccomandazione” ai cittadini ungheresi di astenersi dai viaggi in Ungheria dove, diceva il ministro, una campagna elettorale molto aspra aveva preso connotazioni anti-ucraine nutrite anche di “bugie e manipolazioni”. Ma per il resto non si va oltre una grande prudenza, ben rappresentata dal discreto messaggio del presidente Zelensky, che si è congratulato con il vincitore Péter Magyar e ha espresso la disponibilità a “collaborare” con l’Ungheria. E stop. Questo nonostante che con l’Ungheria di Orban i rapporti fossero a un passo dal conflitto aperto, in particolare negli ultimi tempi quando la diatriba sull’oleodotto russo Druzhba, che gli ucraini avevano ripetutamente danneggiato in passato e che ora non volevano riparare sul tratto nel loro territorio aveva spinto Orban a bloccare (insieme con il premier slovacco Robert Fico) l’erogazione del prestito Ue da 90 miliardi e a dispiegare l’esercito per “proteggere” le infrastrutture energetiche del Paese.

La ragione di questa parziale ritrosia ucraina è chiara: nessuno conosce realmente chi sia, dal punto di vista politico, Péter Magyar, né che cosa sarà realmente in grado (o vorrà davvero) fare una volta salito al potere. Pare piuttosto sicuro che, come “biglietto d’ingresso” nella politica comunitaria, ritirerà il veto posto da Orban al prestito per l’Ucraina, lasciando la patata bollente di un’opposizione solitaria a Fico e alla piccola Slovacchia. Il tutto a dispetto del fatto che i 7 parlamentari europei di Tisza, tra i quali lo stesso Magyar, come ricorda Politico, a suo tempo abbiano votato contro la concessione die 90 miliardi. E di certo avvicinerà di molto l’Ungheria al sentiment generale dell’Unione Europea. Ma poi?

I rancori tra ungheresi e ucraini

Durante la campagna elettorale Magyar, che non ha lesinato le critiche a Orban per il suo riavvicinamento a Mosca, si è ben guardato dall’esprimere un pensiero positivo a proposito dell’Ucraina e della sua causa. Perché sa benissimo che tra ungheresi e ucraini resiste una storica inimicizia che sarà molto difficile superare e che certamente non avrebbe giovato alla sua campagna elettorale. A complicare vecchie storie e luoghi comuni (gli ucraini violenti, corrotti e malavitosi) sono arrivate più recenti questioni, come la decisione del governo di Kiev di rendere l’ucraino lingua dell’insegnamento anche in Zakarpatia, dove vive una corposa (circa 100 mila persone) minoranza ungherese. Qualche mese fa, un sondaggio del think tank Policy Solutions ha diffuso dati inequivocabili: il 50% degli ungheresi giudica l’Ucraina pericolosa per l’Ungheria; il 64% è contrario all’ingresso dell’Ucraina nella Ue; il 74% pensa che l’Ungheria dovrebbe smettere di aiutare l’Ucraina. E Volodymyr Zelensky è il politico straniero più detestato alla pari di Vladimir Putin.

Lo stesso Magyar, oltre al voto al Parlamento europeo cui facevamo cenno prima, quando si è espresso ha fatto ben poco per tranquillizzare Kiev. Quando Zelensky si era scontrato con Orban, minacciando di fargli far visita dai suoi soldati, lui aveva preso le parti di Orban dicendo: “Nessun leader straniero può permettersi di minacciare un ungherese”. Alla fine di marzo, in campagna elettorale: “Nessuno vuole un Governo pro-Ucraina”. Prima ancora aveva detto chiaramente che Tisza “sostiene la posizione del Governo ungherese: non manderemo truppe né armi all’Ucraina”. Quanto all’ingresso dell’Ucraina nella Ue, nessuna solidarietà, anzi: un deciso no a un percorso accelerato per Kiev, e poi un referendum sulla questione generale dell’ingresso. Referendum che, visti i sentimenti generali degli ungheresi, sembrerebbe piuttosto a rischio. E sono state proprio queste posizioni a neutralizzare il tentativo di Orban di dipingerlo come un traditore della patria a favore di Kiev.

E poi ci sono i primi pronunciamenti post-vittoria. Per esempio che l’Ungheria non metterà un euro nel pacchetto da 90 miliardi che l’Europa vuole recapitare all’Ucraina. E che l’Ungheria continuerà a comprare petrolio dalla Russia. Occorre quindi una certa prudenza nell’accogliere Magyar sulla scena europea e nelle pieghe del conflitto Russia-Ucraina-Ue. La soddisfazione per essersi liberati di Orban è chiara sia a Kiev sia a Bruxelles. Ma sarà meglio non fare troppe scommesse sul futuro. Qualche sorpresa può essere in agguato.