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La vittoria in sede europea nella lotta riguardante lo stato di diritto ha dato impulso all’agenda conservatrice di Fidesz, il partito che negli ultimi dieci anni, grazie alla guida carismatica e lungimirante di Viktor Orban, ha riscritto il volto, l’anima e l’identità della nazione magiara. L’approssimarsi delle parlamentari del 2022, che saranno particolarmente tese e incerte per via del fattore Biden, sta spronando Fidesz ad accelerare la traslazione in realtà della visione di Orban di trasformare l’Ungheria nello Scutum saldissimum et antemurale Christianitatis dal quale dovrà partire la ricostruzione dell’Europa.

Nella giornata del 15 dicembre è stato raggiunto un traguardo considerevole, dal punto di vista di Fidesz, ossia l’innalzamento della difesa della famiglia naturale e della lotta contro l’ideologia di genere a valori costituzionali; una tappa che chiude un percorso iniziato nel 2011 con l’introduzione nella carta fondamentale di riferimenti a Dio, al cristianesimo e alla centralità sociale delle famiglie.

Come cambia la costituzione

Il 15 dicembre è stato approvato dal Parlamento ungherese un emendamento alla costituzione funzionale a fornire una definizione univoca, specifica e scevra da ambiguità al concetto di famiglia. Nell’emendamento – passato con 134 voti favorevoli, 45 contrari e 5 astensioni – si può leggere che “l’Ungheria protegge l’istituzione del matrimonio, come una convivenza tra un uomo e una donna, […] e la famiglia in quanto basi per la sopravvivenza della nazione”. La famiglia, prosegue il testo, è basata “sul matrimonio e sulla relazione genitore-figlio”, dove per genitore si intende “una madre donna e un padre uomo”.

Il ministro della Giustizia Judit Varga, commentando l’emendamento, ha spiegato che non nasce con “l’obiettivo di minare i diritti di certi gruppi sociali, ma di proteggere i diritti dei nostri figli”. Questo paragrafo, infatti, costituirà la pietra angolare delle future politiche per la famiglia di Fidesz, legittimando la rimodulazione dell’impiego dei fondi pubblici e regolando il dibattito sull’ideologia di genere.

Lo spazio dell’ideologia di genere nel panorama magiaro verrà notevolmente ristretto grazie all’emendamento, perché la costituzione, oltre a reiterare la difesa della famiglia naturale, garantirà “il diritto del bambino all’autoidentificazione con il sesso alla nascita” e assicurerà che “[i bambini] ricevano un’istruzione in accordo con i valori basati sull’identità costituzionale e sulla cultura cristiana dell’Ungheria”.

Inoltre, come hanno spiegato i legislatori di Fidesz, l’emendamento è stato pensato anche per “proteggere il bambino da interventi di tipo mentale o biologico che colpiscano il suo benessere mentale e fisico”, ossia per introdurre un divieto, de facto, alla pratica del cambio di sesso in tenera età – un fenomeno che sta caratterizzando un numero crescente di Paesi dell’Europa occidentale, in particolare il Regno Unito.

Un altro effetto legale dell’emendamento potrebbe essere la restrizione del diritto all’adozione, che diventerebbe una prerogativa esclusiva delle coppie eterosessuali.

Il banco di prova di Fidesz

La recente vittoria in sede europea nella lotta riguardante lo stato di diritto ha dato impulso all’agenda conservatrice di Fidesz, che, alla stessa maniera di Diritto e Giustizia (PiS), è costretto ad operare in un ambiente ostile sia a livello interno, per via di un’opposizione sempre più tenace e coesa, che a livello internazionale, ossia il clima di tensione perenne che anima il dialogo con l’Unione Europea.

L’ideologia di genere, però, è un terreno estremamente ostico e ha rivelato il proprio potenziale destabilizzante in Polonia, l’altro polmone dell’alleanza Visegrad, che da fine luglio è teatro di schermaglie, scontri e incidenti, anche piuttosto pesanti, frutto dell’attivismo e del dinamismo dei collettivi arcobaleno, del femminismo e della sinistra radicale. PiS – ma anche la Chiesa cattolica – è stato preso in contropiede dalle proteste, scoprendo all’improvviso e traumaticamente di star governando una società secolarizzata e polarizzata oltre ogni aspettativa.

Fidesz, allo stesso modo di PiS, anche per via della presenza capillare e pervasiva nel territorio magiaro di organizzazioni non governative facenti a capo a George Soros, l’eminenza grigia dell’internazionale liberal e nemico dichiarato di Orban, potrebbe scoprire di avere un “problema” con l’ideologia di genere nei prossimi mesi. Approfondire la guerra culturale contro l’ideologia di genere, in breve, potrebbe rivelarsi un’arma a doppio taglioo: da un lato sarebbe utile a consolidare la posizione egemonica di Fidesz nell’elettorato di destra, dall’altro potrebbe rivelarsi il casus belli di un autunno caldo paragonabile a quello che ha avvolto la Polonia.

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