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Un’alleanza concreta per tenere a bada Russia, Cina, Iran e, più in generale, tutti quei Paesi che, puntando sulle innovazioni tecnologiche, potrebbero annullare la supremazia militare ed economica dell’Occidente. È questo il suggerimento lanciato dal Financial Times per evitare che Stati Uniti, Regno Unito e rispettivi alleati possano soccombere di fronte alle prossime sfide geopolitiche del XXI secolo.

Dal momento che la grande competizione per il potere è sempre stata definita dal vantaggio tecnologico, chi riesce a sfruttare questa leva, quasi come per magia, è in grado di congelare in un colpo solo tutte le debolezze in campo economico e militare. Detto altrimenti, la tecnologia può azzerare la supremazia economica e militare: un bel problema per le più grandi potenze occidentali, che per anni hanno accumulato un discreto vantaggio proprio all’interno di questi ambiti.

Tra le nazioni citate, quella cinese rappresenta il caso emblematico. La Cina, dopo il secolo delle umiliazioni, è concentrata sul recupero. Pechino sta investendo miliardi e miliardi in tecnologie chiave, nell’istruzione scientifica, nella matematica, nell’ingegneristica e nell’estrazione di database open source. L’altra faccia della medaglia coincide con azioni non sempre lecite, come ad esempio lo spionaggio industriale e il furto informatico (ci sono accuse reciproche con gli Stati Uniti).

La reazione mancante e la proposta

Di fronte all’atteggiamento della Cina e di altri attori, manca la reazione dell’Occidente. Non solo: il modo in cui reagirà il mondo deciderà se lo stesso Occidente continuerà a guidare l’innovazione tecnologica o se questo dovrà passare il timone a Pechino. I prodromi per la seconda opzione ci sono tutti. E allora, proprio per evitare la debacle, il blocco formato da Stati Uniti, Europa e Regno Unito dovrebbe reagire.

I tre bastioni occidentali, almeno fino a questo momento, non sono riusciti a plasmare il comportamento della Cina. Il Dragone è cresciuto, ma seguendo un modello economico-politico alternativo, lo stesso che ha dato vita al cosiddetto “socialismo con caratteristiche cinesi”. Di fronte a tutto questo, ha scritto il Financial Times, “abbiamo bisogno di una strategia per rimanere competitivi”.

Quale? Una proposta interessante è racchiusa nella “Tech 10” (alla lettera: Tecnologia 10), un concetto che si baserebbe su una recente iniziativa del Regno Unito per creare una “Democracy 10”. In altre parole, l’obiettivo è raggruppare i Paesi del G7 e unirli, assieme a Corea del Sud, India e Australia, per coordinarsi sugli standard 5G globali e garantire eque catene di approvvigionamento.

Il tempo stringe

La grande incognita sull’alleanza delle dieci democrazie è data dalle elezioni americane. Resta da capire chi vincerà tra Donald Trump e Joe Biden. Il primo non ha ottimi rapporti con un buon numero di colleghi del G7 e potrebbe scegliere una strada differente rispetto a quella enunciata; il secondo ha invece affermato di voler costruire un fronte unito di partner per “sfidare il comportamento abusivo della Cina” nel rubare “tecnologia e proprietà intellettuale”, affrontare il suo “autoritarismo high-tech”, costruire un’infrastruttura 5G sicura e rivedere le “regole, norme e istituzioni” per governare l’uso globale delle nuove tecnologie.

In ogni caso, tornando al Tech 10, l’ideale coinciderebbe con la creazione di vari “gruppi di lavoro“. Ad esempio: un insieme di Paesi incaricati di lavorare sui semiconduttori, un altro insieme impegnato nell’intelligenza artificiale e via dicendo. Anche perché il tempo stringe. E più passano gli anni (anzi: i mesi) e più la Cina prosegue con la sua progressiva ascesa. Sull’agenda di Pechino ci sono già due progetti: Made in China 2025 e China Standards 2035, i quali mirano a troncare, una volta per tutte, la leadership tecnologica dell’Occidente.

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