Dal controllo dello stato-isola di Cipro dipende l’intera esistenza della strategia della Turchia per il Mediterraneo orientale, ovvero della Turchia quale potenza a due dimensioni: terrestre, poiché permanentemente estesa sull’Anatolia, e marittima, poiché permanentemente bagnata dalle acque del Mare nostrum.

Alla luce della difficoltà di alterare i trattati di pace del primo dopoguerra che hanno riscritto la geografia regionale in maniera tale da bloccare la Sublime Porta in una condizione peninsulare, gli strateghi turchi hanno trovato un’altra maniera per difendere il sogno sempreverde del lago ottomano, oggi rappresentato dalla dottrina della Patria Blu (Mavi Vatan): creare un avamposto a Cipro. Questo è il contesto in cui va contestualizzata l’invasione del 1974 che ha condotto allo stabilimento dello stato-fantoccio di Cipro Nord, di cui Recep Tayyip Erdogan vorrebbe preservare l’integrità e l’indipendenza in maniera perpetua.

Il piano di Ankara

Il 18 ottobre ha avuto luogo il secondo turno delle elezioni presidenziali a Cipro Nord. L’ultimo giro dell’importante appuntamento elettorale si è concluso con la vittoria di Ersin Tatar, conservatore filoturco del Partito di Unità Nazionale, che ha prevalso sul presidente uscente Mustafa Akinci con il 51,7% delle preferenze.

Il tema principale della gara elettorale è stato il modo in cui risolvere la questione cipriota, ossia lo status di Cipro Nord. Tatar era, ed è, a favore di una soluzione binazionale, mentre Akinci proponeva il ritorno della repubblica non riconosciuta sotto l’egida di Nicosia in un’ottica federalista. Le due visioni sono incompatibili perché si escludono a vicenda: la soluzione a due stati implica indipendenza, quindi perpetuazione dell’influenza turca, mentre unione federale implica normalizzazione, e quindi graduale estromissione di Ankara dagli affari dell’isola.

Tatar, che in campagna elettorale aveva promesso di ricucire i rapporti bilaterali con la Turchia, parzialmente danneggiati da Akinci, il 26 ottobre ha ricevuto Erdogan per un incontro ufficiale in cui si è discusso del dossier cipriota e un nuovo vertice è stato programmato per il 15 novembre. Il motivo di un dialogo tanto intenso è che la repubblica di Cipro Nord, pur essendo de facto indipendente, manca di legittimità internazionale, godendo soltanto del riconoscimento della Turchia, una situazione che Tatar ed Erdogan vorrebbero risolvere definitivamente.

Il 26 ottobre, al termine della bilaterale, i due presidenti hanno indetto una conferenza stampa per annunciare i risultati dei lavori preliminari. Il presidente turco ha dichiarato che è giunto il tempo per l’adozione di una soluzione permanente, e che essa è rappresentata dal riconoscimento ufficiale dello status quo da parte delle potenze interessate al destino dell’isola, ossia Grecia e Regno Unito. Erdogan ha proposto l’avvio di un tavolo negoziale a cinque, coinvolgente le suscritte e, ovviamente, anche i rappresentanti di Cipro e Cipro Nord, comunicando che si tratta dell'”ultima possibilità per un accordo”.

L’importanza di Cipro

Cipro è una piccola chiave di volta che, se utilizzata adeguatamente, può garantire l’apertura di alcune porte estremamente importanti ai fini dell’egemonia nel Mediterraneo orientale. Cipro è un punto fondamentale di incontro e di scontro tra Balcani meridionali e Anatolia, un ariete che l’Europa può utilizzare per mantenere intatta la geografia castrante antiturca del primo dopoguerra e che, viceversa, la Turchia può trasformare in una testa di ponte per la realizzazione del Mavi Vatan, ovvero l’emancipazione da una condizione terrestre con conseguente trasformazione in una talassocrazia.

Cipro è, inoltre, una questione di sicurezza energetica. La Turchia di Erdogan non cova il semplice anelo di uscire dall’Anatolia, un secondo obiettivo è la transizione da Paese consumatore a produttore-esportatore di beni energetici. In questo quadro sono da leggere le attività turche di ricerca ed esplorazione nel Mar Nero, che hanno recentemente portato alla scoperta di un importante giacimento di gas naturale, e nelle acque prospicienti a Grecia e Cipro.

Mentre per le potenze europee Cipro è stata storicamente, ed è tuttora, un’appendice strategica con cui contenere le ambizioni della Sublime Porta nel Mediterraneo; per la Turchia è, invece, un affare in cui si legano esigenze di sicurezza nazionale e antichi sogni talassocratici. L’invasione del 1974 e il risveglio della questione cipriota negli anni 2010 e 2020 sono la prova, l’ennesima, che la storia è un eterno ritorno.