A un anno dallo scoppio della travolgente pandemia di Covid-19 l’Italia è una nave in movimento in un mare in tempesta. Questo, in una frase, potrebbe sintetizzare l‘ultima relazione presentata al Parlamento dal Sistema d’informazione per la sicurezza della Repubblica. Il documento, simbolicamente introdotto dal tributo a Dante Alighieri a sette secoli dalla morte del Sommo Poeta, relaziona sull’evoluzione dei principali scenari geopolitici e delle principali minacce esterne e interne al sistema Paese facendo un resoconto delle evoluzioni avvenute nel 2020. Anno rivelatosi un vero e proprio spartiacque.

La pandemia non ha spaccato l’Italia, come ha sottolineato di recente Paolo Peluffo nel suo “rapporto” postumo al presidente Ciampi pubblicato su Limes, ma di fronte alla buriana della pandemia, alle decine di migliaia di morti, alla distruzione del patrimonio economico e all’emersione di uno scenario internazionale sempre più competitivo la Repubblica si trova di fronte a una serie di minacce senza precedenti nella sua storia recente. La convergenza dell’emergenza sanitaria con un clima di acute tensioni globali e con uno stato d’incertezza generalizzato è stata letta con attenzione dall’intelligence italiana.

Nello scorso anno e in futuro, notano i servizi, le minacce potranno presentarsi sotto diverse fattezze. La natura polimorfa delle sfide al sistema-Paese è testimoniata dalla più chiara ed evidente di esse, la gestione della pandemia, divenuta questione, oltre che sanitaria, economica, politica, sociale, financo psicologica. I due rami dell’intelligence, Aisi e Aise, relazionano su un’ampia gamma di temi e mantengono il loro focus sulla prevenzione del terrorismo internazionale, che copre circa un terzo dei rapporti del reparto estero e oltre la metà di quello interno. Per l’intelligence, rotte migratorie e fenomeni terroristici vanno presidiati in maniera prioritaria, e in particolare le prime “”restano, sul piano della sicurezza, le modalità d’ingresso più critiche, rispetto alle quali i rischi sanitari connessi alla possibile dispersione sul territorio nazionale di soggetti positivi al virus sono andati ad aggiungersi al pericolo di infiltrazioni terroristiche”.

Al contempo, rispettivamente l’8% e il 9% delle informative Aisi sono dedicate alla sicurezza economica nazionale e al contrasto alla criminalità organizzata, questioni che si intersecano sottolineando la rilevanza assunta da asset strategici e filiere critiche nella fase cruciale della pandemia.

Come più volte portato in evidenza dal Copasir, la pandemia ha posto la questione di selezionare le filiere più strategiche dei settori industriali nazionali a maggior valore aggiunto e a maggior rilevanza “geopolitica” per perimetrarne al meglio la difesa da possibili scalate ostili e da manovre di infiltrazione delle mafie nei loro gangli vitali. Questo vale, ovviamente, per i presidi sanitari, ma i servizi indicano un’altra serie di aree in cui uno scrutinio politico e d’intelligence è ritenuto prioritario: aerospazio, difesa e sicurezza, telecomunicazioni, logistica portuale e manifatturiero d’eccellenza sono guardati con attenzione, e ulteriore cura è garantita a finanza ed energia. La pandemia, spiega la relazione, ha”reso più concreto il pericolo che attori esteri, favoriti anche dall’accesso a forme di finanziamento confinalità extraeconomiche, si ponessero quali acquirenti di asset pregiati in Italia, con prospettive di spostamento dei centri decisionali e produttivi al di fuori dei nostri confini e/o di perdita di know how, a detrimento della competitività del tessuto economico nazionale”. Un tema sollevato oggi anche da Giorgia Meloni.

La svolta sulla campagna vaccinale potrebbe espandere dal trasporto via mare a quello terrestre e ferroviario lo scrutinio sul settore della logistica nel corso del 2021.

Un’ulteriore tematica di attenzione è quella delle nuove forme di minacce, dal cyber alla hybrid warfare. La pandemia, hanno scritto i servizi, “è stata un evento determinante anche in termini di impatto sulla società, sulle tecnologie in uso alla popolazione, sulla digitalizzazione di attività e servizi nonché sul conseguente ampliarsi della superficie di rischio cibernetico per l’individuo e per l’intero Sistema Paese”, messo inoltre sotto pressione dall’ondata di infodemia che più volte ha portato alla propagazione di fake news e teorie del complotto sul Covid-19. Queste ultime possono creare un’ondata di timore o una “peste emotiva” rendendo più complessa la gestione del contagio, mentre il rischio cyber si pone come urgenza di fronte all’obbligo di coprire una crescente quota di dati pubblici e difendere la resilienza delle pubbliche amministrazioni di fronte a volumi di richieste e traffico senza precedenti. Dati bancari, informazioni anagrafiche sensibili, comunicazioni riservate e molte altre forme di scambi possono essere sottratte al grande pubblico e allo Stato da attacchi hacker condotti contro strutture critiche dell’amministrazione pubblica: logico dunque che, nel caos della pandemia, l’intelligence vigili.

In sostanza ci troviamo di fronte a una Repubblica che necessita di capire, a livello politico e operativo, le inquietudini di un mondo competitivo e minaccioso. Reso dinamico e ancora più ostile dalla pandemia, che ha reso ancora più prioritaria l’acquisizione di informazioni e conoscenze sensibili in anticipo sugli attori (dagli Stati stranieri, alleati e rivali, ai gruppi criminali) che potrebbero sfruttarli a loro vantaggio con pregiudizio per la nostra economia e il nostro sviluppo.

Un’ultima cartina di tornasole su cui l’intelligence ha iniziato a vigilare con attenzione è quella del crescente disagio sociale che pervade un Paese stremato da un anno di misure restrittive anti-pandemiche: l’intelligence deve fornire al decisore politico il “termometro” del malcontento, prevenirne eventuali esplosioni estreme o eversive ma garantire una mappatura delle aree critiche (periferie, regioni depresse, paesi isolati), delle comunicazioni sospette a mezzo telefonico o informatico, delle pubblicazioni incendiarie, dei fattori di rischio per la sicurezza sociale sul piano economico e dei possibili campanelli d’allarme per la comprensione dei fenomeni più rischiosi per costruire una bussola operativa degna di questo nome. Non a caso Mario Draghi ha affidato a Franco Gabrielli, assieme alla delega ai servizi, anche il ruolo di consigliere per le politiche di contrasto a fenomeni di questo tipo. Tutto, nell’era del Covid-19, è sicurezza nazionale. Anche il malcontento della popolazione. E la relazione degli 007 italiani lo testimonia.

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