Andrzej Duda ha vinto di stretta misura il ballottaggio delle elezioni presidenziali polacche sopravanzando il sindaco di Varsavia Rafal Trzaskowski, esponente della Coalizione Civica (alleanza di centro-destra liberale), col 51,21% dei voti contro il 48,79% dello sfidante. Il primo cittadino della capitale è arrivato a un soffio dal ribaltare un verdetto che sembrava inizialmente scontato e a soffiare la poltrona di capo dello Stato all’esponente del partito cattolico, sovranista e conservatore Diritto e Giustizia (PiS), ma alla fine la mobilitazione a favore di Duda della Polonia profonda lo ha premiato.

Analizzando le mappe del voto su scala nazionale, notiamo come la divisione e le faglie tra le due Polonie non siano solo politiche, ma anche fisiche. Una parte del Paese si schiera nettamente a favore del partito del Presidente, un’altra, più legata alle catene del valore europee e agli investimenti dell’industria straniera, soprattutto tedesca. “C’è la Polonia delle città, che esprime una visione del mondo aperta e per l’Europa, e quella delle campagne, più conservatrice, più scettica verso Bruxelles e più esposta all’influenza della chiesa polacca”, ha fatto recentemente notare l’Ispi in una sua pubblicazione. Tutto confermato anche al ballottaggio presidenziale, che rafforza una tendenza in atto dal 2005.

Da allora, infatti, il panorama politico nazionale si è compattato attorno al bipolarismo con baricentro a destra tra Diritto e Giustizia e Coalizione Civica. Con il primo egemone nei distretti orientali del Paese, nelle campagne che più hanno subito gli effetti del depauperamento produttivo degli Anni Novanta, la debolezza dello Stato sociale nell’era della transizione liberale e le disuguaglianze e che hanno ottenuto indubbi benefici dalle politiche di aumento della spesa, protezione sociale e rafforzamento delle istituzioni sussidiarie (famiglia, Chiesa, enti locali) operato dal PiS. E il secondo maggioritario nella Polonia occidentale e nella capitale Varsavia, in cui le differenze di reddito e prospettive cambiano il focus delle priorità e rendono maggiormente importanti temi dell’agenda che a Est non hanno la stessa rilevanza. Pensiamo al tema dei diritti degli omosessuali, presentato come un cavallo di battaglia da Coalizione Civica contro un presunto “oscurantismo” del PiS, il quale lo ha avversato da tempo duramente: esso può aver spostato voti ostili a Duda nelle aree in cui l’opposizione liberale giocava in campo amico ma non è risultato determinante nel cambiare gli equilibri in quella che gli abitanti delle città hanno a lungo qualificato come “Polonia B”.

“L’ordinamento polacco, semipresidenziale, assegna al capo dello stato un veto forte”, sottolinea l’istituto di studi milanese, e vedere concentrate l’autorità esecutiva (governo) e quella di scrutinio (presidente) nella stessa area politica in una fase di ampia polarizzazione apre scenari da monitorare con attenzione nel quinto Paese per peso demografico dell’Unione Europea. Da un lato, è possibile che Duda e il governo di Mateusz Morawiecki (diretto a distanza da Jarosław Kaczyński, il leader del PiS) amplifichino la loro conflittualità con l’Unione Europea chiamata più volte dall’opposizione liberale, che ha il suo padre nobile nell’ex premier Donald Tusk, come “censore” delle azioni del governo su Lgbt, migranti, rapporti tra politica e magistratura. Dall’altro, lo scenario “città contro campagna” apre sul medio lungo periodo all’alimentazione di faglie politiche riguardo la stessa appartenenza di Varsavia all’Unione europea, per conseguenza di tale polarizzazione.

L’anomalia, rispetto a casi di polarizzazione tanto grandi come quello che ha portato alla Brexit, è che in questo caso il partito “di establishment” è all’opposizione e ripetutamente battuto dal 2015, dato che il PiS ha avuto la meglio in due elezioni legislative (2015 e 2019), due presidenziali (2015 e 2020) e una tornata di elezioni europee (2019), trovandosi ora di fronte a un triennio di navigazione sicura in cui impostare la risposta alla recessione legata alla pandemia e dettare l’agenda politica. Questi anni, nel Paese, potrebbero, guardando alle dinamiche del resto d’Europa, consolidare con maggior forza le faglie interne al Paese: saprà il mondo civico e liberale rispondere con la stessa energia che a lungo hanno dimostrato i sovranisti e i populisti di tutta Europa partendo dall’opposizione? La risposta sarà affermativa solo se anche in Polonia la priorità sarà su politiche e azioni concrete, e si capirà che il consenso al PiS non è solo ideologico ma anche legato ai progressi nella sicurezza sociale, economica e personale degli abitanti di una parte del Paese a lungo dimenticata.

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