Durante le elezioni parlamentari in Israele, tutti gli occhi sono puntati sul primo ministro Benjamin Netanyahu: riuscirà o no a conservare la carica? Non certo nuovo alla politica, Netanyahu, che è stato al potere già due volte dal 2009 in poi, ora cerca di diventare il capo di Stato più longevo della nazione.

Il generale in pensione Benny Gantz ha messo in campo una strenua opposizione. Dopo aver formato un nuovo partito centrista, l’alleanza Blue and White, Gantz ha sottolineato il proprio ruolo nella lotta contro Hamas e si è mostrato duro sulle questioni di sicurezza. Il (premier) uscente definisce lo sfidante “di sinistra” e Gantz dichiara: “Non ci sono più sinistra o destra. Israele prima di tutto”.

Da parte sua, Netanyahu ha condotto la propria campagna elettorale sotto l’egida di un’Israele fiorente. In effetti, sotto la sua guida l’economia è notevolmente cresciuta, con un aumento degli scambi commerciali e dei salari e con la diminuzione della disoccupazione. Di recente, tuttavia, un’ombra è scesa sul regno di Netanyahu quando il procuratore generale ha aperto un fascicolo per accuse di corruzione.

Netanyahu ha dichiarato apertamente che, se resterà al potere, annetterà più parti della West Bank dove sono insediati gli israeliani, la prima estensione ufficiale di Israele dal 1967. “Imporrò la sovranità, ma non distinguerò tra blocchi di insediamenti e insediamenti isolati”, ha detto. “Dal mio punto di vista, qualsiasi insediamento è israeliano, e noi, come governo di Israele, ne portiamo la responsabilità. Non sradicherò nessuno e non trasferirò la sovranità ai palestinesi”. Attualmente, 400mila israeliani vivono in Cisgiordania a fianco a 2,8 milioni di palestinesi. Un’ulteriore annessione renderebbe impossibile la soluzione a due stati che è stata a lungo l’obiettivo di entrambe le parti.

Dal canto suo, Gantz ha dato agli elettori l’idea che avrebbe concesso qualche territorio alla Palestina per ristabilire la pace. Promuovendo se stesso quale alternativa pulita a Netanyahu, vale a dire senza le inevitabili accuse di corruzione, Gantz si è anche impegnato a promuovere delle riforme a vari livelli di governo: per cominciare, una legge sulle unioni civili che consenta i matrimoni gay, una legge sulla morale che escluda da incarichi pubblici chiunque sia stato condannato per crimini di natura morale e, infine, anche un limite temporale al premierato. Gantz ha inoltre ideato delle riforme su una serie di questioni legate all’istruzione, incluse le sovvenzioni governative agli asili nido. Altri punti focali della sua campagna sono una giornata scolastica più lunga e un programma scolastico estivo più esteso.

I sondaggi danno i due candidati testa a testa. Il nuovo partito di Gantz è sostenuto anche da altri due generali in pensione, un ex ministro delle finanze e un ex ministro della difesa. Netanyahu si trova a lottare non solo contro la campagna di Gantz, ma anche contro le lodi che egli stesso ha riversato su Gantz negli ultimi anni. Oggi lo definisce “un pazzo”, ma nel passato ne approvò la nomina a capo dello staff, dicendo: “Il generale Benny Gantz è un ufficiale eccezionale, un comandante di grande esperienza”. Quando Gantz andò in pensione, Netanyahu gli rivolse ulteriori complimenti con la speranza che, un giorno, questi sarebbe tornato al servizio del popolo israeliano. E quel giorno potrebbe arrivare in un modo al quale Netanyahu non è preparato.

Ulteriori lanci di razzi, di cui uno su Tel Aviv (il primo destinato alla città dal 2014), hanno lasciato l’amaro in bocca a molti elettori israeliani. Dopo l’attacco, un sondaggio ha riportato che il 54% degli intervistati non approva la gestione della sicurezza da parte dell’amministrazione Netanyahu. Tutto questo, aggiunto a un’altra valutazione secondo cui la risposta delle Forza di Difesa israeliane era stata troppo blanda, potrebbe spostare molti elettori verso il campo di Gantz. “Cambiare il governo è una necessità storica”, ha affermato Ganz lunedì. “(Netanyahu) ha lanciato una grande campagna “oy gevalt” [“oddio!”] per rimanere al potere nonostante le accuse, ma non glielo consentiremo”.

Per quanto riguarda le elezioni, ci si chiede se il partito di Gantz possa o meno assicurarsi una porzione abbastanza grande del parlamento. Attualmente, il partito di Netanyahu detiene la maggioranza con 30 seggi. Un fattore importante sarà rappresentato dall’affluenza araba che, alle elezioni precedenti, si è attestata sul 63%, ma questa volta potrebbe andare diversamente a causa dell’incitamento al boicottaggio tra i giovani arabi. “Dico agli arabi”, ha affermato l’attivista politico Aleef Sabbagh, “non vi immischiate nella lotta tra due fazioni razziste che fanno a gara a chi ci odia di più”. Il boicottaggio da parte degli arabi potrebbe dare al partito di Netanyahu due o tre seggi in più al parlamento.

E anche se il partito di Gantz si assicurasse abbastanza seggi, Netanyahu potrebbe ricorrere allo stesso stratagemma che usò nel 2009, quando vinse la centrista Tzipi Livni. Sebbene il partito di qest’ultima detenesse più seggi, Netanyahu formò una coalizione con altri partiti per impedire alla Livni di formare il governo. Con questo sistema, anche se dovesse perdere, Netanyahu potrebbe ugualmente restare a galla e tenersi stretto il potere ancora per qualche anno.

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