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A meno di due settimane dalla crisi di Castelrosso, che ha rischiato di culminare in una guerra aperta, l’accordo sulla demarcazione dei confini marittimi siglato a Il Cairo fra i capi delle diplomazie di Grecia ed Egitto ha riacceso le tensioni nel Mediterraneo Orientale con la Turchia.

Un nuovo Navtex su Castelrosso

Nelle ore successive alla firma dell’accordo greco-egiziano sulla demarcazione dei rispettivi confini marittimi, che il governo turco e libico non hanno riconosciuto, le autorità di Ankara hanno emesso una nota di avvertimento marittimo (Navtex) sull’area fra Rodi e Castelrosso per avvisare i naviganti che il 10 e l’11 agosto avranno luogo esercitazioni militari da parte della Marina turca.

Le forze armate greche, che sono in stato di allerta dall’escalation di luglio, stanno monitorando attentamente e da vicino i movimenti turchi nell’area in questione. L’obiettivo è quello di capire se la mossa di Ankara è da leggere come una semplice provocazione o se, invece, sono effettivamente in corso dei preparativi per muovere navi militari in zone che ricadono sotto sovranità greca.

Se il monitoraggio dei movimenti turchi dovesse confermare l’esistenza di manovre per dar luogo a delle esercitazioni militari, vi sarebbe il potenziale per lo scoppio di una nuova crisi, anche peggiore di quella del mese scorso.

L’accordo greco-egiziano

L’accordo è stato firmato il 6 agosto a Il Cairo, la capitale dell’Egitto, dal ministro degli esteri greco, Nikos Dendias, e dal suo omologo egiziano, Sameh Shoukry. Il documento, in sostanza, rende nullo l’accordo sulla delimitazione dei confini marittimi siglato fra la Turchia e il Governo di Accordo Nazionale della Libia a fine novembre, ristabilendo la linea di demarcazione delle rispettive acque e dando vita a nuove zone economiche esclusive.

Il Ministero degli Esteri della Turchia ha replicato immediatamente all’accordo raggiunto tra i due Paesi: “Per noi, l’accordo è inesistente. Non c’è alcun confine marittimo fra Grecia e Turchia. Per la Turchia, l’accordo sulla presunta demarcazione dei confini annunciato quest’oggi non esiste. […] Non consentiremo nessuna attività nella regione e non c’è alcun dubbio che supporteremo in maniera risoluta i nostri interessi e diritti legittimi nel Mediterraneo Orientale così come [supporteremo] i diritti dei turchi di Cipro”.

Nelle ore seguenti alla dura presa di posizione del governo turco è stato poi emesso il Navtex, sancendo la fine del fragile e precario equilibrio raggiunto nelle settimane scorse.

La crisi di luglio

Il 21 luglio la Marina militare turca aveva emesso un Navtex attorno l’isola di Castelrosso per avvisare i naviganti nell’area compresa fra Rodi, Scarpanto e Castelrosso che fino al 2 agosto si sarebbero imbattuti nella presenza di tre navi battenti bandiera turca, Oruc Reis, Ataman e Cengiz Han, impegnate in un’indagine sismica. 

L’emissione del Navtex giungeva al termine di una settimana di sconfinamenti aerei e marittimi da parte turca nei pressi della stessa isola; azioni interpretabili come un tentativo di capire quale avrebbe potuto essere la reazione greca. La messa in stato di allerta delle forze armate greche, seguita da una serie di prove di forza da parte della Marina militare turca, aveva spinto Angela Merkel ad intervenire e mediare tra le due parti, convincendo i turchi a ritirare il Navtex e ad annullare le indagini sismiche in cambio della promessa di Atene di tornare sul tavolo negoziale per discutere i dossier della de-militarizzazione dell’Egeo, delle isole contese e della riscrittura della piattaforma continentale greca.

La Turchia aveva, quindi, temporaneamente indirizzato le proprie ambizioni energetiche su Cipro, molto più esposta e vulnerabile della Grecia per via della presenza di uno stato-fantoccio installato sulla parte settentrionale dell’isola con l’invasione turca del 1974.