Una nuova agenzia di intelligence e il rafforzamento militare: così il Giappone di Takaichi cambia pelle

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Fumata bianca in Giappone per la creazione dell’Agenzia nazionale di intelligence (Nai). Il governo guidato da Takaichi Sanae ha finalizzato un piano ad hoc per la realizzazione di una struttura che fungerà da centro di comando per il coordinamento della raccolta e dell’analisi delle informazioni sensibili tra i vari ministeri.

Il provvedimento conferirà all’agenzia “ampi poteri di coordinamento” e sarà incluso in un disegno di legge che istituirà un corrispondente “Consiglio nazionale per l’intelligence“, da sottoporre all’attuale sessione della Dieta. Secondo alcune indiscrezioni non ancora confermate, il primo ministro, quindi Takaichi, presiederà il citato Consiglio, mentre la Nai si occuperà delle operazioni pratiche.

Sono settimane cruciali per il Giappone che vuole rafforzare la propria postura regionale e internazionale, in primis per contenere le minacce rappresentate da Cina e Corea del Nord. Il governo nipponico, non a caso, ha pensato bene di plasmare un’agenzia per razionalizzare le operazioni di intelligence, attualmente frammentate tra il ministero degli Esteri, quello della Difesa, l’Agenzia Nazionale di Polizia e l’Agenzia di Intelligence per la Pubblica Sicurezza, consentendo così analisi più rapide a supporto delle decisioni politiche.

La “Cia giapponese”

“Rafforzare in modo sostanziale le capacità di intelligence e istituire un sistema che consenta un processo decisionale strategico indipendente è una priorità urgente”, ha dichiarato Takayuki Kobayashi, presidente del Centro strategico per l’intelligence del Partito Liberal Democratico (Pld), durante un incontro con Takaichi.

Come ha spiegato Nikkei Asia, il governo approverà a breve le due proposte legislative e le sottoporrà al Parlamento. L’Ufficio di intelligence e ricerca del governo verrebbe così trasformato nell’Agenzia di intelligence nazionale, con funzioni potenziate. La Nai sarà supervisionata dal direttore dell’intelligence nazionale, carica di nuova creazione. Il Consiglio nazionale per l’intelligence sarà invece presieduto dal primo ministro e composto da altri nove membri del governo, tra cui il capo di gabinetto e i ministri degli Affari esteri e della Difesa.

Ricordiamo che in precedenza ogni organo governativo decideva autonomamente quali informazioni di intelligence rendere pubbliche, un procedimento che sollevava preoccupazioni sul fatto che le informazioni di interesse non sempre giungessero all’ufficio del primo ministro.

Ma non è finita qui, perché il Pld auspica altre misure, come l’urgente creazione di “una piattaforma elettronica comune” per la condivisione di informazioni tra i ministeri, accanto al rafforzamento delle “capacità di raccolta di informazioni esterne”. In materia di controspionaggio, infine, la proposta esorta il governo a ideare un sistema che imponga la registrazione di individui e società che svolgano attività di lobbying o altre operazioni di influenza in Giappone per conto di governi stranieri.

Takaichi vuole modificare anche la Costituzione

Rivedere il dossier dell’intelligence e creare una specie di “Cia giapponese” è solo la punta dell’iceberg dell’ambizioso programma presente nell’agenda di Takaichi. Forte del suo enorme mandato popolare, l’attuale prima ministra conservatrice intende continuare a incrementare la spesa per la Difesa – finalizzata alla costruzione di uno degli eserciti più avanzati al mondo – e attivare la leva politica e procedurale per innescare cambiamenti radicali nella Costituzione pacifista del Paese.

Il ruolo del Giappone, tra l’altro, diventerebbe ancora più cruciale se la guerra tra Stati Uniti e Israele contro l’Iran dovesse andare avanti ancora a lungo e quindi distogliere risorse militari Usa dall’Asia orientale. A cosa punta Takaichi? Alla revisione del famigerato articolo 9 della Costituzione, lo stesso che vieta al Paese di entrare in guerra e che ne limita la capacità di mantenere un esercito.

Le Forze di Autodifesa giapponesi possono solo proteggere il territorio nazionale e, dal 2014, impegnarsi in missioni di “autodifesa collettiva”, ovvero di prestare soccorso a un alleato sotto attacco. Ecco: il governo in carica vuole invece eliminare qualsiasi ambiguità residua sullo status giuridico dell’esercito.

Per effettuare questa modifica sono necessari i due terzi dei voti di entrambe le Camere del parlamento e l’approvazione della maggioranza in un referendum nazionale. La missione non è impossibile e Takaichi vuole provarci fino in fondo.