La prima nomina di Donald Trump da presidente eletto è una mossa in sostanziale discontinuità con il suo primo mandato: The Donald ha nominato Susie Wiles, 67 anni, capa della sua campagna elettorale, come Chief of Staff della Casa Bianca, un ruolo che di fatto la renderà capa di gabinetto di tutta l’amministrazione esecutiva della presidenza.
Nel primo mandato Trump ha avuto grande difficoltà a prendere le misure ad apparati consolidati sia nel Partito Repubblicano che nello Stato a Washington. E questo ha prodotto una gestione spesso caotica, confusionaria e scostante del potere, con cambi repentini di figure apicali spesso connessi unicamente a incrinature dei rapporti personali tra queste e il presidente.
Il comandante in capo giunto alla Casa Bianca senza precedenti esperienze politiche e l’apparato che era abituato a leader figli del sistema di Washington ebbero difficoltà a capirsi. Il ruolo di capo dello staff presidenziale è stato l’emblema di queste problematiche: dal 2017 al 2021 Trump ha cambiato ben quattro capi di gabinetto della Casa Bianca, ruolo in cui si sono alternati il presidente del Comitato nazionale repubblicano Reince Priebus, il generale John Kelly, l’ex deputato della Carolina del Sud Mick Mulvaney e il Congressman della Carolina del Nord Mark Meadows. Figure scelte sempre fuori dal “cerchio magico” di Trump, al contrario di Wiles, donna che con 45 anni di esperienza da consigliera politica è maestra nel gestire l’anticamera del potere. E soprattutto parla la stessa lingua di The Donald.
Nata in New Jersey e cresciuta politicamente in Florida, Wiles ha assistito diverse campagne repubblicane, partendo da quelle per la conquista repubblicana di Jacksonville, capitale del Sunshine State, negli Anni Novanta, ha assistito due governatori repubblicani (Rick Scott e Ron DeSantis) nella loro corsa alla conquista dello Stato e nel 2016 è stata tra le artefici della campagna elettorale di Trump nel suo attuale Stato di residenza, decisiva per la vittoria contro Hillary Clinton.
L’Associated Press ricorda che in questo 2024 Wiles “ha fatto parte del team che ha messo insieme un’operazione molto più professionale per la sua terza candidatura alla Casa Bianca” organizzando attorno alla figura preponderante del candidato un’ampia operazione di arruolamento di volontari, raccolta fondi, comunicazione mirata che si è rivelata decisiva. Ora sbarcherà nelle istituzioni per la prima volta da quando ha servito, vent’anni fa, come capa di gabinetto del comune di Jacksonville. La Casa Bianca è tutt’altra responsabilità. Ma la scelta di Wiles indica che Trump ha compreso come governare gli apparati più strategici dando le leve per la loro gestione a chi ha sia esperienza che fiducia del leader. E questa mossa, unita alla dichiarata scelta di The Donald di escludere i “falchi” come Nikki Haley e Mike Pompeo dal suo secondo mandato presidenziale come membri dell’amministrazione è emblematica della volontà di un cambio di passo.
Basterà per un’amministrazione capace di mettere a terra le ambiziose riforme politiche proposte da Trump? Presto per dirlo, ma la discontinuità va registrata e ci racconta di un Trump più pienamente politico rispetto al 2016. Molto dipenderà dal processo di selezione della squadra di governo, che il team di transizione di Trump sta già studiando coordinato da due fedelissimi, Linda McMahon, già segretaria al business delle piccole e medie imprese nella prima amministrazione Trump, e Howard Lutnick, finanziere e Ceo di Cantor Fitzgerald e Bgc Group. Saranno loro a scrutinare i candidati per le varie posizioni di leadership, in un contesto che continuerà a vedere l’attenta supervisione di Wiles. Donna centrale per l’affermazione elettorale di Trump e ora chiamata alla ben più gravosa responsabilità del governo.

