Il Kazakistan è una potenza in ascesa dell’Eurasia la cui voce può essere sentita in diversi fascicoli di rilievo internazionale, come il dialogo interreligioso, la non-proliferazione nucleare e il cambiamento climatico, e le cui potenzialità stanno venendo progressivamente dispiegate nella loro interezza, come illustrano ed esplicano i vari record economici e sociali vantati dalla nazione.

Prima economia dell’Asia centrale, che ha abbattuto la povertà estrema nel 2009 e che presenta il 25esimo clima d’investimento migliore del pianeta, il Kazakistan può essere considerato la spina dorsale che sorregge i progetti di integrazione dell’Eurasia – essendo la fermata di 11 rotte commerciali transcontinentali che uniscono i mercati europeo, russo e cinese, nonché punto di transito del 70% dell’intero traffico di merci dalla Cina all’Unione Europea – e presenta un settore medico-scientifico avanguardistico, come rammenta la registrazione di un vaccino autoctono ed autarchico contro il Covid19, il QazCovid-In.

Questo Paese, in ragione dei suddetti ed altri motivi, va rivestendo una crescente centralità all’interno dell’agenda estera dell’Italia, quivi presente via ENI ed altre eccellenze nostrane e stabilmente terza nella classifica dei suoi principali partner commerciali (preceduta soltanto da Russia e Cina). Ed è con l’obiettivo di aiutare il pubblico del Bel Paese ad avere una migliore comprensione del Kazakistan contemporaneo, geograficamente distante ma politicamente ed economicamente vicino, che, nella giornata del 20 maggio, ha avuto luogo un’importante video-conferenza co-organizzata e compartecipata dalla diplomazia in Kazakistan in Italia e da alcuni attori del mondo accademico nostrano.

La conferenza

La video-conferenza, intitolata “Kazakhstan and the transition challenges: ecological, economic and geopolitical” (let. “Il Kazakistan e le sfide della transizione: ecologiche, economiche e geopolitiche”), ha avuto luogo nella mattinata del 20 maggio ed è stata organizzata nel contesto del trentennale dell’indipendenza della nazione e nell’ambito del corso di Regional geography dell’università di Trieste su iniziativa dell’ambasciata del Kazakistan in Italia, dell’Associazione dei Geografi Italiani e del consolato del Kazakistan a Trieste.

Esperti appartenenti a realtà accademiche italiane (Igor Jelen, università di Trieste, e Federico Martellozzo, università di Firenze) e straniere (Angelija Buciene, università di Klaipeda, e Shamshagul Mashtayeva, università nazionale eurasiatica Gumilyev) hanno partecipato alla video-conferenza, alla quale hanno preso parte e durante la quale hanno preso la parola anche Yerbolat Sembayev, l’ambasciatore del Kazakistan in Italia, e Luca Bellinello, console onorario del Kazakistan in Italia. 

I relatori hanno affrontato tematiche di stringente attualità quali il ruolo della nazione centroasiatica nelle relazioni internazionali, la conformazione e i risultati dell’agenda verde di Nur-Sultan – specialmente nella lotta all’inquinamento atmosferico –, l’annosa questione del prosciugamento del lago d’Aral e le sfide per la presidenza Tokayev provenienti dall’ambiente, dal clima e dal territorio.

Conoscere il Kazakistan

L’ambasciatore Sembayev ha voluto aprire l’evento ricordando come il Kazakistan, per quanto territorialmente vasto – è il nono Paese al mondo per superficie – e indiscutibilmente nodale a livello di relazioni internazionali – sia sufficiente pensare che è co-fondatore dell’Unione Economica Eurasiatica e del Consiglio turco, nonché aderente alla Belt and Road Initiative –, continui a rimanere per molti “un Paese sconosciuto e misterioso”. E ha ragione: per quanto vasto e geopoliticamente rilevante, i più – perlomeno in Italia – non sarebbero in grado di localizzarlo sul mappamondo. Il suddetto è uno dei motivi alla base della conferenza divulgativa del 20 maggio, della quale proponiamo alcuni degli estratti più interessanti e arricchenti.

Il mondo abbisogna di una rivoluzione ecologica in direzione della sostenibilità perché, come ha ricordato il professor Martellozzo, lo spettro della catastrofe malthusiana è tanto remoto quanto tangibile. Il progresso tecnologico può aiutare la causa della salvezza del pianeta fino ad un certo punto, la parte restante della risoluzione dei problemi climatici ed ambientali spetta agli umani. E il Kazakistan, dal punto di vista delle politiche ambientali, ha foggiato un’agenda verde avanguardistica tra le nazioni dell’Asia centrale postsovietica, all’interno della quale “grande importanza è attribuita alla conservazione delle riserve naturali e dei parchi nazionali, ai loro paesaggi unici, alla protezione della flora e della fauna”.

Il peso dell’eredità sovietica

Le ragioni alla base dell’elevato interesse di Nur-Sultan nei confronti della questione ambientale sono sia estrinseche – la natura globale dei dibattiti su cambiamento climatico e sfruttamento sostenibile delle ricchezze del pianeta – sia intrinseche – ovvero “il problema del lago d’Aral e delle risorse idriche della regione”.

Dopo aver rammentato agli spettatori le origini della crisi del lago d’Aral, antecedenti alla nascita del Kazakistan indipendente e risalenti all’epoca sovietica, l’ambasciatore Sembayev ha spiegato che, con il supporto della Banca mondiale, sta venendo poco a poco risanato “l’Aral settentrionale, noto anche come Piccolo Aral, che ora occupa un’area di 3mila chilometri quadrati”. Un risultato esiguo, perché trattasi di “meno del 5% del territorio di 68mila chilometri quadrati che fu occupato dall’intero Aral nel 1960″, ma che, comunque, ha trovato ampio accoglimento tra gli abitanti del posto, che necessitano di acqua. 

Il Kazakistan, inoltre, sta lavorando affinché la questione del lago d’Aral non venga dimenticata dalla comunità internazionale. L’ultimo risultato, a questo proposito, è stato conseguito nei giorni precedenti alla video-conferenza, il 18 maggio, quando “i partecipanti alla riunione plenaria della 75esima sessione dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite hanno adottato all’unanimità una risoluzione speciale che dichiara la regione del Lago d’Aral una zona di innovazioni e tecnologie ambientali”.

Lago d’Aral a parte, un’altra annosa questione di derivazione sovietica è rappresentata da Semipalatinsk, un poligono per le sperimentazioni atomiche realizzato nel 1947, in prossimità del fiume Irtysh, che ha ospitato “due terzi di tutti i test sovietici […], oltre 460 esplosioni di armi nucleari, termonucleari e all’idrogeno: a terra, nell’aria, nel sottosuolo e nell’acqua”. Il risultato di un tale sovrautilizzo della struttura è stato pagato dai kazaki, perché “le nubi radioattive di 55 esplosioni aeree e terrestri e la frazione di gas di 169 test sotterranei sono andati oltre i limiti del sito di prova, [causando] l’inquinamento da radiazioni dell’intera parte orientale del territorio del Kazakistan”.

Come già accaduto nel caso del lago d’Aral, la dirigenza kazaka ha provveduto a ridurre il danno per quanto possibile, dapprima chiudendo il sito (nel 1991) e dipoi inaugurando un piano per la bonifica delle aree contaminate dalle radiazioni atomiche.

L’agenda verde di Nur-Sultan

L’insieme delle sopraccennate ragioni estrinseche ed intrinseche ha incoraggiato la dirigenza del Kazakistan indipendente a prioritizzare la formulazione di un’agenda verde, battendo sul tempo sia i vicini –stan sia diverse nazioni europee. Quest’agenda, implementata anche avvalendosi di aziende verdi e organizzazioni non governative, ha condotto, tra le altre cose, allo stabilimento di nuove realtà ministeriali e organizzative – come il Ministero dell’ecologia, della geologia e delle risorse naturali, il Centro internazionale per le tecnologie verdi e per i progetti di investimento, e l’Associazione delle organizzazioni ambientali del Kazakistan – e ad “una riforma radicale della legislazione ambientale” – esplicitata dalla recente adozione di un nuovo Codice ecologico, nato allo “scopo di incoraggiare gli utenti del sottosuolo e le imprese industriali a introdurre le tecnologie verdi […] e le Migliori Tecniche Disponibili (MTD)”.

A fare da sfondo alla costituzione di nuove realtà ministeriali ed entità coinvolte nella velocizzazione della transizione verde, risalta il dialogo tra la presidenza e le imprese, affinché queste ultime sviluppino dei “piani per l’introduzione di tecnologie ecocompatibili avanzate”, e gli sforzi in direzione della diversificazione energetica e del rimboschimento.

Il futuro del Kazakistan, in sintesi, si giocherà tanto attraverso i processi di macro-integrazione che stanno riscrivendo il volto dell’Eurasia quanto attraverso l’oculata gestione dei dossier clima e ambiente. Perché preservare l’ambiente equivale ad assicurarsi un futuro, e il Kazakistan, in quanto guidato da una visione per il lunghissimo termine – fino al 2050 –, non può trascurare né il proprio lascito sovietico né il cambiamento climatico.

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