Si è conclusa nei giorni scorsi la conferenza internazionale sul Libano, svoltasi a Parigi e voluta dal presidente francese Macron, oltre che dai massimi vertici del paese dei cedri. Dall’emergenza profughi derivante dalla guerra in Siria, fino alla necessità di dotare il Libano di nuove infrastrutture strategiche e viarie, sono stati diversi gli argomenti affrontanti nella capitale francese. In totale, così come dichiarato dal primo ministro Hariri, sono stati raccolti undici miliardi di Dollari grazie al contributo di diversi paesi e di alcune organizzazioni internazionali. La cifra, fanno sapere dal governo di Beirut, così come dichiarato su AgenziaNova, è superiore alle aspettative: i più ottimisti stimavano in sei od al massimo sette miliardi di Dollari la somma proveniente dal summit parigino.

Instabilità interna e crisi regionali: le piaghe del Libano

Il paese dei cedri negli ultimi anni ha subito le conseguenze sia di particolari situazioni interne che internazionali: il sud del Libano è stato devastato dalla guerra con Israele del 2006, ricostruito nel corso dell’ultimo decennio ma con ancora diverse infrastrutture da recuperare. Ma non solo: instabilità politica, frequenti crisi di governo e tensioni dei paesi vicini hanno fatto sì che la programmazione a lungo termine per il Libano potesse diventare vera chimera, vanificando ogni tentativo di crescita. Nel corso della conferenza di Parigi, i rappresentanti del paese dei cedri hanno puntualizzato soprattutto questi ultimi punti per spiegare l’importanza di raccogliere più fondi mirati a determinati progetti di sicurezza e sviluppo.

Proprio la sicurezza è stata al centro di numerosi dibattiti, i quali hanno coinvolto anche i rappresentanti di diversi Stati europei; per l’Italia, in particolare, è stato presente il sottosegretario agli affari esteri, Vincenzo Amendola. Il nostro paese può vantare storici legami con il Libano, oltre ad ottimi ed intensi rapporti diplomatici: Roma è pronta a sborsare per progetti di sviluppo e sicurezza del paese dei cedri almeno 120 milioni di Euro. Sui tavoli degli incontri, anche la questione legata ai profughi provenienti dalla Siria: sono migliaia  i cittadini siriani dal 2012 presenti in Libano, più volte il governo di Beirut ha chiesto aiuto internazionale per affrontare il grave problema umanitario. Degli undici miliardi di Dollari racimolati nella conferenza di Parigi, alcuni di questi saranno finalizzati proprio al miglioramento della situazione nei campi profughi e, più in generale, a prevenire possibili future destabilizzazioni dal martoriato paese confinante.

Nuova sfida tra Arabia Saudita e Qatar

La quota più importante di investimenti è della Banca Mondiale, la quale donerà al Libano quattro miliardi di Dollari e dunque quasi la metà degli undici raccolti nella conferenza di Parigi. L’Unione Europea dal canto suo è pronta a staccare un assegno da 150 milioni di Dollari, la stessa cifra della Francia la quale si è poi impegnata anche in donazioni per 400 milioni di Dollari in prestiti concessionali. L’Italia, come detto, erogherà 120 milioni di Euro per progetti sia infrastrutturali che di sicurezza, gli altri paesi europei doneranno cifre più modeste e mai oltre gli 80 milioni di Dollari. I due paesi che più di tutti doneranno importanti cifre al Libano, sono invece i due più importanti rivali nella zona del golfo: Arabia Saudita e Qatar.

Da Riyadh i Saud sono pronti ad erogare un miliardo di Dollari, una cifra molto importante e che testimonia la volontà dei sauditi di non far scivolare il paese dei cedri verso altre sfere d’influenza. Del resto, il premier Hariri ha anche la cittadinanza saudita, nel mese di novembre è stato “costretto” alle dimissioni mentre si trovava a Riyadh per via della sua volontà di non cacciare gli Hezbollah filo sciiti dal suo governo di unità nazionale. Dunque, ben si comprende nel quadro mediorientale l’importanza che ha il Libano per l’Arabia Saudita ed all’interno del duello con l’Iran. Ecco il motivo di uno stanziamento così oneroso, specie se si considerano i momenti non certi felici che i Saud stanno vivendo in termini finanziari.

Sullo sfondo però, emerge per l’appunto anche il confronto con il Qatar: il piccolo emirato è stato raggiunto a giugno dall’embargo saudita, manovra quest’ultima volta a costringere Doha ad allinearsi alla politica estera di Riyadh. Pur tuttavia, il Qatar non è rimasto isolato e nella zona del golfo il confronto con l’Arabia Saudita è rimasto serrato: si spiega quindi per questo motivo la donazione di mezzo miliardo di Dollari, che ha posto Doha come secondo finanziatore del Libano subito dopo proprio il regno saudita. “Strattonato” tra le potenze regionali, costretto spesso a bloccarsi per le tensioni tra le varie componenti interne, il Libano prova comunque a ripartire: gli undici miliardi di Dollari raccolti a Parigi potrebbero essere una prima boccata d’ossigeno.

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